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Speciale - Il Pd della Festa: viaggio a Ravadese fra speranze e dubbi

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Gabriele Balestrazzi

Le auto si affiancano velocemente, nel parcheggio sul prato spaccato dalla spaventosa siccità di questo agosto. A dispetto della infelice concomitanza con la serata reggiana di Bersani, l'apertura a Ravadese della Festa democratica del Pd di Parma è abbastanza affollata. Niente a che vedere appunto con i maxi raduni del Reggiano: l'atmosfera, e tanti sembrano preferirlo, è più semplice, da sagra di paese, con tante cose diverse messe insieme e con tanta gente divisa fra voglia di partecipare e prudente curiosità, che è poi un po' la metafora del progetto Pd.

E l'occasione di ascoltare cinque giovani bravi colleghi, riuniti dalla presentazione del libro sui giorni del bunga-bunga ("Nudo di donna con Presidente": il bell'affresco made in Parma dell'Italia "sua" ma anche nostra), offre proprio la possibilità di fotografare dal di dentro la festa,  gli umori della gente e l'immagine di un partito che - inutile nasconderlo - dopo le ultime vicende giudiziarie e politiche sente più vicina la possibilità di un ritorno in Municipio. Anche se la prima impressione è che, proprio su questo aspetto, la sottintesa parola d'ordine sia quella del profilo basso, contraddetto solo dalle magliette "Vignali dimettiti" di tanti volontari ai fornelli. E che la fiducia conviva con la paura, dopo i brucianti schiaffi del 1998, 2002 e 2007, di sbagliare ancora una volta le strategie e le scelte.

Le tecnologie dell'informazione terzo millennio consentono con un semplice telefonino di raccogliere al volo alcune voci interessanti, testimonianze di percorsi diversi. Gabriele Ferrari (ex Margherita, oggi consigliere regionale e fra i papabili candidati sindaco) si dice convinto dei progressi nella coabitazione fra le due anime che hanno originato il Pd, ma spera anche che si sia tenuto nota degli errori alle Comunali di cinque anni fa. Matteo Caselli mette in campo l'entusiasmo del giovane ancora fresco di approdo  alla politica, ma non nasconde la difficoltà nel tenere insieme l'eredità storica di un Berlinguer e la cronaca giudiziaria di un Penati. Luigi Gandolfi, che fu convinto assessore dell'era Lavagetto (quante litigate al telefono per i servizi del Tg Parma sulle lacune, in realtà bipartisan, del piano-neve...) ammette oggi che soprattutto i primi anni ubaldiani hanno creato a Parma uno stacco di dinamismo e di aspettative delle quali un eventuale nuovo governo di centrosinistra non potrebbe non tener conto.

La "Festa dell'Unità" (come Gandolfi ed altri ammettono di chiamarla ancora) è oggi, per certi versi, più accattivante che in passato, e cerca di soddisfare più palati: non solo gastronomicamente. Così, se da una parte le superstiti salamine si affiancano a Gambero rosso, spaghetteria o cucina sarda, dall'altra il dibattito politico (con anche il leader carismatico Bernazzoli e con l'attivo Iotti, mentre oggi e domani toccherà a Franceschini e Letta con Pagliari, Pierluigi Ferrari e Carmen Motta) precede l'omaggio a De Andrè delle Anime salve. Riferire che nel secondo spazio c'è più partecipazione non è solo parlare del Pd, ma è oggi la situazione comune di una politica che dappertutto deve riconquistare la gente.

Anche le chiacchierate a telefonino spento (un sindacalista, un politico degli anni '70-'90, chi sta dietro i fornelli) rivelano questa commistione fra opportunità, nuova voglia di protagonismo e tanti dubbi da sciogliere: e pare di capire che non ci si riferisca solo al nome di un candidato. E in questo presente del Pd, erede di quel Pci che fu a Parma il più forte apparato politico (simboleggiato dal "bunker" di via Pellico nel quale venivano decise le sorti della politica cittadina, dopo feroci litigate che però non filtravano all'esterno), c'è alla fine la sfida di tutta la politica. Che a Parma come altrove, e a sinistra come a destra e come nel lacerato civismo, deve ritrovare la strada per farsi seguire da quella che una volta era "la base", e che ora, più che dagli slogan, sembra emozionata dalle note del De Andrè più dolce, che chiudono il concerto e la serata d'apertura.

In realtà, mentre si guadagna l'uscita, dalle casse parte l'inno nazionale sovietico. Nostalgia insopprimibile? No, è solo goliardia musicale del gruppo dei giovani militanti. E in fondo è anche l'ultimo emblematico fotogramma di uno schieramento che sa di non potersi più affidare alla vecchia ideologica colonna sonora, ma non ha ancora completamente trovato la nuova.

 VIDEO

Gabriele Ferrari

Matteo Caselli

Luigi Gandolfi

 

 

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  • pino

    27 Agosto @ 11.57

    ieri sera sono rimasto deluso da Franeschini,e, vista la platea composta per metà dalla nomenklatura del PD penso che il partito sia molto in ritardo nel rinnovamento, poca gente,con molti anziani e nessun giovane.

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  • Petunia

    27 Agosto @ 10.13

    Beh, Phoenix, tortelli e salamini credo siano un investimento iniziale. Considerando quanto costa una porzione, penso che l'acquisto iniziale si copra (come in tutte le sagre) con l'incasso. Gli stand, inteso come struttura, mi sembrano sempre quelli. Credo che alcuni dei ristoranti siano addirittura di privati che prendono l'area in gestione (di questo però non sono molto sicuro). Immagino poi che la quota parcheggio e l'offerta all'ingresso possano servire per pagare gli artisti che si esibiscono... Ma questa è tutta una teoria derivante dall'aver visto come funzionano le sagre in generale. Ognuno ha la sua idea. A proposito: la pro loco che dici tu, secondo te, i soldi dove li prende?

    Rispondi

  • LUCA

    26 Agosto @ 22.00

    @gino: ok, il personale è volontario.... tortelli e salamini chi li compra? Gli stand chi li paga? Gli allestimenti? Le bollette? Gli artisti, i comici, i cantanti? Il terreno di ravadese dove fanno la festa come lo hanno comprato? Altra domanda: i soldi del parcheggio (prezzo fisso) e dell'ingresso (quota libera) chi li registra e dove finiscono? Nelle sagre di paese ci sono le pro loco e gli sponsor, ma qui...?! Senza parlare che i primi a guardare la bandiera sono proprio che vi partecipa: prova ad entrare con la camicia verde leghista o con la spilletta di forza italia e vedi se sei ben accetto!

    Rispondi

  • Marco Gandolfi

    26 Agosto @ 18.35

    Quando l'Ars Politica sfoggia la veste nazional-popolare delle Festa de l'Unità si prova a ricucire lo strappo che l'abitudine al mal-governo della cosa pubblica crea fra la "bassa politica" presentata ogni giorno della televisione e la normal gente comune. E lo spirito della Festa non è davero l'italico rassegnato "tarallucci e vino", ma il tentativo di far partecipare le persone a quei momenti sempre più rari in cui fra buon cibo, un bicchiere di lambrusco e la ricerca di refrigerio serale fuori porta si chiacchera e si discute fra opinioni diverse, come ai bar di una volta... Oggi molta Parma ha davvero bisogno anche di questi semplici amarcord, di buona politica, alla portata di tutti. Gandalf the Wizzard Ps: complimenti Direttore: bel pezzo!

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  • Petunia

    26 Agosto @ 18.08

    Chi commenta evidentemente non sa cosa c'è dietro una sagra (perchè di questo si tratta se si escludono gli spazi dibattito che la rendono un po' diversa dalle altre feste di paese che ci sono in provincia durante l'estate ma che si possono saltare tranquillamente). Tanti dei volontari che ci lavorano, oltre ad essere vicini al PD fanno parte di altre associazioni di volontariato e, spesso, li si vede anche ad altre sagre col grembiule addosso a darsi da fare per soddisfare gli ospiti. Peccato che ci siano sempre i soliti che stanno a guardare la bandiera che c'è fuori (che almeno è esposta e non "nascosta" dentro una luminosa insegna del centro) invece di approfittare dell'occasione per passare una serata in compagnia.

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