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Iren: "Sul termovalorizzatore sono state detta tante falsità"

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Comunicato stampa di Iren

In merito all’ennesima serie di falsità sul termovalorizzatore di Parma, Iren Ambiente ritiene opportuno fornire ai cittadini della provincia parmense informazioni puntuali e corrette.

Il primo fatto vero da cui bisogna partire è che il 15 ottobre 2008 l’allora Enìa (oggi Iren Ambiente) ha completato un iter autorizzativo, definitivo non da Iren ma dalle Istituzioni competenti, iniziato nel 2006 e conclusosi nel 2008 a seguito della procedura di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) e di Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) che ha previsto l’attivazione della Conferenza dei servizi, a cui hanno partecipato tutti gli Enti interessati compreso il Comune di Parma, per l’esame del progetto di Polo Ambientale Integrato ai fini dell’acquisizione di tutti i provvedimenti autorizzativi necessari.

Secondo fatto vero: la procedura di VIA, come previsto dalla normativa vigente e come espressamente indicato nell’Autorizzazione Integrata Ambientale, è finalizzata all’emanazione di diverse autorizzazioni o atti di assenso, tra cui il permesso di costruire (ex concessione edilizia).

Terzo fatto vero: il 30 ottobre 2008 il Comune di Parma ha sottoscritto con l’allora Enìa un accordo per la realizzazione di varie misure di mitigazione e compensazione per un importo complessivo di 10 milioni di euro, opere già attuate per un importo complessivo di 8,5 milioni di euro.

Quarto fatto vero: Iren Ambiente ha avviato i lavori di costruzione del termovalorizzatore nel settembre del 2009. Stupisce come al Comune di Parma che è stato parte del procedimento  autorizzativo, siano stati necessari quasi due anni per rilevare mancanze autorizzative.

Quinto fatto vero: il termovalorizzatore di Parma produrrà energia elettrica dallo smaltimento dei rifiuti per alimentare la rete di teleriscaldamento cittadino di proprietà di Iren.

E’ falso invece che Parma sia l’unica città in cui la rete di teleriscaldamento è di proprietà del soggetto che la realizza e la gestisce (si vedano le principali città in cui è attivo il sistema di teleriscaldamento: Brescia, Milano, Bologna, Piacenza, Reggio Emilia, Alba e Torino).

E’ falso che il Comune di Piacenza abbia mai indetto una gara per l’adeguamento del locale termovalorizzatore che, peraltro, è entrato in funzione a fine 2003 ed è gestito e mantenuto da una società privata.

E’ di conseguenza falso che l’allora Enìa abbia rinunciato a partecipare ad un’inesistente gara perdendo denari versati a titolo di cauzione.

E’ falso, e non solo azzardato, affermare che il termovalorizzatore di Piacenza non è adeguato alle nuove normative. L’impianto è costantemente monitorato dagli Enti di controllo locale su tutti gli aspetti normativi, ambientali, di sicurezza ecc.

E’ falso affermare che il termovalorizzatore di Piacenza verrà spento. L’impianto, al suo ottavo anno di esercizio, è previsto dal Piano Provinciale per la Gestione dei rifiuti al fine di garantire l’autonomia del territorio nello smaltimento dei propri rifiuti, così come previsto dalla normativa vigente.

E la legge dovrebbe essere, come sempre, uguale per tutti, anche per il territorio di Parma che invece in deroga alla normativa porta fuori provincia i propri rifiuti da smaltire.

Appartiene proprio al pensar male e al considerare le norme carta straccia, insinuare il dubbio che il termovalorizzatore di Parma brucerà anche i rifiuti di Piacenza e di Reggio Emilia. L’autorizzazione dell’impianto di Parma prevede esplicite limitazioni alla provenienza dei rifiuti da smaltire, così come la normativa nazionale e regionale impongono che i rifiuti solidi urbani vengano smaltiti nell’ambito provinciale in cui sono prodotti.

A questo punto crediamo che anche per i cittadini di Parma non ci siano dubbi che le tante falsità sul locale termovalorizzatore siano il frutto di anomalie di conoscenza e di pensiero, se non di cattiva fede, di chi le esterna. 
 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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  • simona

    30 Agosto @ 19.25

    si dice che in svezia i rifiuti li prendano e facciano anche tariffe competitive perchè hanno bisogno di "combustibile" per gli inceneritori che a quanto apre con il progredire della differenziata si sono rivelati sovradimensionati...e noi ci chiediamo ancora se farlo a parma ...la risposta è NO

    Rispondi

  • gianfranco ferrari

    30 Agosto @ 12.14

    Alcune precisazioni per gli ignoranti: 1) il privato va nel pubblico solo per guadagnare, non per beneficienza. 2) visto l'aumento della raccolta differenziata mi spiegate a cosa serve un nuovo inceneritore? 3) una azienda privata brucerà i rifiuti che porteranno più danari, da qualunque parte essi arrivino 4) il consiglio di amministazione di questa società e dell'inceneritore da chi è composto e di quale schieramento politico fanno parte? 5) ecco perchè l'opera verrà finita e brucerà di tutto in barba ai cittadini.

    Rispondi

  • Daniele Tanzi

    30 Agosto @ 12.13

    Ho letto, su un autorevole quotidiano, che una parte dei rifiuti campani viene spedita in Svezia. Noi paghiamo il trasporto, lo smaltimento, mentre gli svedesi ricavano energia elettrica e termica. Nel frattempo, noi discuteremo per anni se fare o no un termovalorizzatore.

    Rispondi

  • sbairsda

    30 Agosto @ 10.29

    in Italia siamo bravi a fare solo una cosa...buttare soldi.

    Rispondi

  • Stefano

    30 Agosto @ 10.15

    Se non ricordo male negli anni passati per aprire un'attività bisognava richiedere la partita IVA all'agenzia delle entrate, comunicare l'apertura di unità locali alla camera di commercio e poi procedere alla cominicazione a Inps e Inail. E se dopo qualche anno o molti anni ricevevi un controllo ed avevi solo la p.IVA non te la cavavi dicendo "bè ma lo stato cioè l'agenzia delle entrate lo sapeva che con la partita iva si può aprire un'attività. Perchè non hanno controllato prima e non mi hanno fatto fare anche gli altri adempimenti? Non è colpa mia!!!". Mi sa che Iren come spa quotata abbia uno strano concetto di chi deve richiedere le autorizzazioni (come loro hanno specificato giustamente esserci nella VIA e AIA) e chi invece deve controllare che i permessi siano in regola magari con tempi sicuramente discutibili per un'opera così appariscente. O semplicemente si pensa che se sono pappa e ciccia con i capi il mio impegato si può dimenticare la marca da bollo che tanto io sò io e voi non siete un.......

    Rispondi

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