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11/9 - New York City Ballet: la nostra città nel terrore e noi a Parma con la morte nel cuore

11/9 - New York City Ballet: la nostra città nel terrore e noi a Parma con la morte nel cuore
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Daria Beverini

Erano seduti al tavolo di un bar in piazza Garibaldi, per godersi le poche ore di riposo che si erano concessi tra una prova e l’altra. I membri del New York City Ballet erano arrivati in città già da qualche giorno, in occasione del Festival Verdi. E quella sera, la sera dell’11 settembre di dieci anni fa, si sarebbero dovuti esibire sul palco del Teatro Regio. Almeno era questo il programma, fino a che uno dei ballerini non ha comunicato al resto della compagnia quello che aveva appena sentito dalla televisione. Un aereo si era schiantato contro una delle Torri Gemelle. <Siamo rimasti tutti sorpresi da quello che aveva appena detto- ricorda Robert Daniels, direttore delle comunicazioni del New York City Ballet-, ma abbiamo immaginato si trattasse di un incidente, causato probabilmente da un piccolo aereo. Nessuno di noi ha pensato che si trattasse di un volo di linea, né tantomeno di un attentato>.

Fino a che non li ha raggiunti un’altra notizia, quella del secondo schianto: <In quel momento abbiamo realizzato che si trattava di molto più di un semplice incidente- continua Daniels-. Siamo tornati di corsa in teatro e lì abbiamo trovato molti ballerini e membri dello staff riuniti intorno a una piccola televisione. E’ da quel piccolo schermo che abbiamo visto le torri crollare. Le notizie erano in italiano e, mentre cercavamo di capire i dettagli di quello che stava accadendo, ci rendevamo conto della gravità della situazione. Alcuni impiegati del teatro si sono preoccupati di tradurre per noi le notizie. Fu devastante. Non dimenticherò mai il backstage di quel piccolo gioiello di teatro, così lontano da New York, da quella tragedia che stava sconvolgendo la nostra città>.
Una tragedia aggravata dalla preoccupazione verso tutti i familiari e amici dei membri della compagnia che abitavano o lavoravano nelle vicinanze del World Trade Center. Inutile cercare di mettersi in contatto con loro: le linee telefoniche di New York erano fuori servizio e lo sarebbero state fino al giorno seguente.

<Eravamo tutti terrorizzati da quello che vedevamo- ricorda Daniels-. Era impossibile chiedere ai ballerini di esibirsi, in quelle terribili circostanze. Così abbiamo deciso di cancellare lo spettacolo previsto per quella sera. Quando, poche ore dopo, il pubblico si è riunito nella sala del teatro, sul palco uscirono il nostro direttore e il sindaco di Parma. Spiegarono al pubblico la nostra decisione, aggiungendo però che lo spettacolo era solo rimandato alla sera seguente. Avevamo viaggiato fino a Parma per ballare ed era quello che avevamo intenzione di fare>.

 Quella sera, l’intera compagnia decise di lasciare il teatro per raggiungere, seguita da molti degli spettatori, piazza Garibaldi. Uno spazio nel quale poter stare insieme e condividere il panico e la preoccupazione che provavano con qualcun altro. E poco importava se si trattava di sconosciuti. <Desideravamo condividere tutto quello che stavamo provando- aggiunge Daniels-. Una delle cose che ricordo con più chiarezza è il calore dei parmigiani e il conforto che ci hanno offerto. In quel momento ho realizzato che non solo noi, ma il mondo intero era stato colpito dall’attentato a New York. Personalmente, mi sentivo in parte sollevato dal trovarmi al sicuro, lontano dalla distruzione che stava vivendo la mia città. Allo stesso tempo però provavo il forte desiderio di tornare a casa, per poter trascorrere quei giorni insieme alla mia famiglia, gli amici, i vicini di casa>.
Come promesso, il 12 e 13 settembre la compagnia andò in scena. Anche se molti dei ballerini avevano già programmato di rientrare a casa il giorno seguente. Una speranza inutile: non esistevano voli disponibili per gli Stati Uniti. La compagnia era <arenata> in Italia, almeno fino alla settimana seguente.

<Mesi prima, avevo programmato di visitare l’Europa, appena terminati gli impegni a Parma- continua Daniels- e decisi di seguire i miei piani, nonostante mi tenessi costantemente aggiornato e in contatto con la mia famiglia. Mentre mi trovavo in Spagna, ho conosciuto due ragazzi di New York, che si trovavano in città il giorno dell’attentato. Non dimenticherò mai quello che mi dissero, quando gli chiesi quale fosse la situazione. “Quando tornerai indietro, preparati a piangere” mi risposero. E lo feci, al mio rientro l’1 ottobre>.

Perché quella che Daniels ha trovato non era certo la New York che si era abituato a conoscere. Il suo tipico disordine aveva lasciato il posto a un silenzio mai sentito prima. <La città era più quieta di come la ricordavo- continua-. Le macchine, gli autobus, i camion e i taxi non suonavano il clacson come facevano sempre prima. Ricordo il fumo, che continuava a salire da Ground Zero. E il vuoto nell’orizzonte, quello di solito occupato dalle Twin Towers>.
Un vuoto che è impossibile ignorare. Anche oggi, dopo dieci anni: <Sembra che la città sia tornata la solita di sempre- spiega Daniels-. Il suono noioso del traffico è ricominciato e il fumo non si alza più da Ground Zero. Ma a volte mi sorprendo ancora a cercare le torri, da  qualche angolo della città. Il vuoto rimane, sia nell’assenza fisica che in qualcosa di più grande, che in quel giorno terribile è andato perso per sempre>.

 

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  • giuliano

    12 Settembre @ 11.53

    a me dispiace quello che è successo ma fare tutta questa fiera non mi sempra normale. sembra che sia successa a noi, o vogliamo fare una napoletanata.

    Rispondi

  • franco

    11 Settembre @ 12.40

    Questa mattina , mi sono recato alla villetta , ad onorare i miei cari , e tra me e me , mi sono chiesto : quante spoglie mortali ,giacciono qui , IMPRESSIONANTE , ma non mi sono mai chiesto , se in vita avessero avuto una ideologia politica....... la conoscono solo loro . LA morte è una cosa seria , e le spoglie mortali sono serissime ........FALCO.

    Rispondi

  • andrea

    11 Settembre @ 12.16

    Signor giornalista della gazzetta...la morte nel cuore però magari per lei....ma non per tutti quelli che erano a Parma...magari dispiaciuti....ma mi spiace la morte nel cuore no...cche titoloni la gazzetta...sempre giornale numero 1 a Parma...grazie!

    Rispondi

  • lele

    11 Settembre @ 11.03

    Adesso pero' basta con queste celebrazioni ipocrite!Il mondo non e' cambiato dopo l'11/9 c'e' stata solo qualche guerra imperialista fatta molto volentieri dagli USA,tra l'altro vivono solo di guerre.Certo che subire sul proprio territorio un numero cosi elevato di vittime e con tale modalita ,sempre che siano stati gli estremisti islamici,deve farti sentire molto piccolo!Io personalmente considero le due bombe atomiche americane il vero inizio del cambiamento del mondo contemporaneo!

    Rispondi

  • Daniele

    11 Settembre @ 10.32

    Quanta retorica nel cercare la &quot;parmigianità&quot; anche in un evento del genere....Ancora non capisco perché in qualsiasi evento succeda nell'universo GUARDA CASO c'é sempre di mezzo Parma o un parmigiano!

    Rispondi

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