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Opinioni - Parma e la cultura: servono umiltà e coraggio

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Questa la lettera del consigliere comunale Pd Matteo Caselli:

Gentile Direttore,

Nei giorni scorsi ho avuto il piacere di leggere sulle colonne del suo giornale un acceso dibattito sulla cultura nella nostra città, un tema che mi è molto caro e che seguo da più di quattro anni attraverso l’osservatorio privilegiato della 2° Commissione consiliare in Comune a Parma. Nella nostra città in questi anni si è soffocato sul nascere ogni dibattito che cercasse di identificare i problemi che colpiscono la cultura e proporre soluzioni nuove. Non è un delitto di lesa maestà riconoscere che non tutto a Parma si fa meglio che dalle altre parti. In un contesto economico molto più difficile che nel passato. Ritengo quindi che vada archiviata questa stagione tendente alla grandeur auto celebrativa e all’isolamento, per aprirne una nuova, in cui non si abbia più paura del confronto con gli altri e delle voci critiche, rendendo protagoniste le forze migliori della città, anche e soprattutto quando esprimono punti di vista diversi, sapendo collaborare e confrontarsi con i Comuni vicini e le altre istituzioni del territorio. Inoltre, penso sia opportuno, anche in questo settore come in tanti altri, l’avvio di un vasto e profondo ricambio generazionale negli attori che “fanno” la cultura a Parma. Evitando le selezioni “politiche”, ma premiando il merito, la capacità di innovare, la passione e l’energia. Vorrei che questo dibattito aiutasse la città a confrontarsi sui suoi contenitori culturali. In questi anni se ne sono creati tanti, se ne sono annunciati altri che non avrebbero mai visto la luce come il Torrione della poesia. E’ un dato di fatto, come sottolineava Conti, che ad oggi chi guiderà la città avrà sulle spalle il problema di cosa fare del Palazzo del Governatore (uno spazio che, sia chiaro, andava recuperato assolutamente, ma che forse aveva bisogno di un progetto culturale più chiaro), del Teatro dei dialetti (un’opera costata tantissimo, “visitata” con tanto di conferenze stampa in questi anni innumerevoli volte, ma non ancora terminata), solo per fare alcuni esempi clamorosi e per non parlare di Palazzo Pigorini, il cui futuro appare ancora incerto. Su questo punto penso di debba essere chiari: nel futuro prossimo a Parma non serviranno nuovi contenitori, non vi saranno le risorse necessarie, e la priorità sarà ritrovare una funzione per quelli esistenti. Per quello che mi riguarda, ritengo che per il teatro dei dialetti l’unica soluzione possa essere un sano coinvolgimento del privato, con il quale ipotizzare quali utilizzi si possano fare di questa grande, ma costosa struttura. Magari non legandola alla sola cultura dialettale, ma allargandone i potenziali utilizzi. Per ciò che concerne il Palazzo del Governatore, il suo rilancio e la sua nuova valorizzazione non può a mio parere prescindere dall’individuazione di una figura, selezionata attraverso una procedura pubblica trasparente ed europea, che si occupi dell’elaborazione di un progetto culturale sostenibile e praticabile. Urge chiudere l’epoca in cui i politici facevano anche i responsabili e/o i direttori artistici, e si apra una nuova stagione in cui ognuno fa il suo mestiere e si torna alle professionalità.
Discutere dei Festival non vuol dire parlare del solo Festival Verdi, realtà fondamentale per Parma ma di cui abbiamo già ampiamente parlato e il cui rilancio dovrà essere oggetto di un serio dibattito una volta che si esaurirà l’edizione 2011 che si sta avviando in questi giorni. Vi sono tanti altri appuntamenti che meritano un approfondimento e che andranno valutati seriamente. Penso quindi che con onestà sia giusto considerare come senza dubbio chiunque sarà chiamato a governare nel futuro dovrà stabilire priorità e valutare con attenzione quali appuntamenti potranno essere mantenuti (e possibilmente rilanciati) e quali non potranno più avere luogo. Il Parma Poesia Festival (sperando che anche il prossimo anno possa essere mantenuto), dibattuto sulle Vostre colonne, ha saputo ritagliarsi uno spazio ben determinato all’interno del contesto culturale del nostro paese. E’ certo che in questi sette anni la kermesse ha rappresentato una straordinaria opportunità, sia dal punto di vista culturale, turistico ed economico, ma riflettere sull’esito dell’ultimo anno non significa disconoscere questo: vuol dire considerare cosa si può fare per rilanciare un prodotto che può essere davvero una carta importante, ma che ha mostrato una recente crisi di identità. Anche in questo caso, mi riferisco alle responsabilità del soggetto “committente”, al ruolo che ha il Comune, e non a chi è stato chiamato a comporre il Comitato organizzatore. Una riflessione che possa partire, ad esempio, dalla stessa organizzazione temporale del Festival. Quest’anno, il Festival è stato diluito in un mese (Giugno), anche se in realtà gli appuntamenti erano concentrati in un solo week end. Penso che, ad esempio, vista la difficoltà a reperire risorse, sarebbe forse meglio nel futuro investire in un concentrazione più rigorosa dell’appuntamento in pochi giorni ben determinati, in un periodo migliore (Aprile?), con un’organizzazione degli appuntamenti che renda più percepibile dalla città stessa la presenza del festival. La stessa riflessione critica sarà opportuna anche per gli altri Festival che riguardano la nostra città; una riflessione approfondita anche con i partner, capace di valutare punti di forza e di debolezza, sia dal punto di vista dell’ente pubblico sia da quello del privato. Chiudo con alcune considerazioni conclusive. Nei prossimi anni penso che debba fare molto di più per valorizzare figure fondamentali della storia culturale della nostra città; come non pensare ad Ubaldo Bertoli e al 50° anniversario che cade quest’anno dalla pubblicazione del suo “La Quarantasettesima” o all’opportunità rappresentata dal Bicentenario della morte di Giambattista Bodoni, anche questo in programma nel 2013, come le celebrazioni per il Bicentenario della nascita di Giuseppe Verdi, ancora tragicamente ferme, per responsabilità del governo nazionale ma non solo. Lo stesso discorso vale per il Centenario dalla nascita di Attilio Bertolucci , il poeta parmigiano più importante della nostra storia, a cui la città ha dedicato l’edizione annuale del Festival della poesia, ma alla cui figura sarebbe stato giusto dedicare molto di più. Urge infine riprendere filoni culturali più vicini propriamente alle giovani generazioni. In particolare mi riferisco al cinema e alla musica leggera, due ambiti in cui la nostra città da tempo non fa investimenti, anche se ancora ricco (nonostante la scomparsa di sale storiche come il Lux) è il tessuto cinematografico cittadino al di fuori delle grandi catene e il nostro territorio sia particolarmente fecondo in materia di giovani band musicali, sopratutto rock. Alla luce delle riflessioni che ho cercato di sottoporvi, auspico che, a partire da questo confronto sulle Vostre pagine, vi sia d’ora in avanti più dibattito su questi temi.Il peggior nemico della rinascita, anche culturale, della nostra città è il pensiero unico e il conformismo, non il dibattito anche se serrato".

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  • donatello

    03 Ottobre @ 13.29

    tutto vero quello che è stato scritto nella lettera,ma ci vogliamo ricordare delle competenze- o meglio delle incompetenze- che governano la maggiorparte della cultura parmigiana??? vorrei attirare l'attenzione su un gioiellino della città che purtroppo in pochi conoscono:la Pinacoteca Stuard con la relativa gestione dei beni culturali civici!!! nessuna iniziativa è stata realizzata dopo la morte del direttore prof. Barocelli (quando in realtà c'erano occasioni ed anche disponibilità da parte di storici dell'arte- tra i quali anche il sottoscritto- trattati da ultima ruota del carro e cacciati in malo modo) e per di più lo stato gravoso in cui versano molti dei monumenti cittadini lasciati al loro triste destino. Spero si riesca ad aprire gli occhi e si riesca a capire che per ogni settore, ogni ambito lavorativo ci sono delle competenze relative e specifiche. Perciò benvenga il cambiamento generazionale,sia per dimostrare il valore di noi giovani e soprattutto per svecchiare le idee e le iniziative di una città che dovrà smettere di pensare al solo profitto personale ma dare più importanza alla "cosa pubblica".

    Rispondi

  • carlo

    03 Ottobre @ 12.21

    matteo, ma come fai a parlare di cultura in una città che vive di lampade e movida? ti rendi conto che c'è voluta la magistratura per rimuovere un pupazzo di ceralacca e fondotinta come bernini, altrimenti stimato e riverito ad ogni presentazione e taglio di nastro? ti rendi conto che mentre mezza città firmava on line la petizione per le dimissioni di vignali e scendeva in piazza un giorno sì e l'altro pure, c'era chi in via farini raccoglieva le firme per sostenerlo? quale cultura può avere una città che ostenta una lapide celebrativa dei morti fascisti della repubblica di salò? che costringe il regista del film su guido picelli a proiettarne l'anteprima a langhirano, ritenendo parma indegna? non c'è cultura senza memoria, e qui la gente oramai non si ricorda neanche dove sta di casa.

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