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Il senatore Berselli chiede l'invio degli ispettori in Procura

Il senatore Berselli chiede l'invio degli ispettori in Procura
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Il senatore del Pdl Filippo Berselli, presidente della Commissione Giustizia, ha inviato un'interrogazione al Guardasigilli Nitto Palma chiedendo l'invio di ispettori ministeriali in tribunale a Parma.
Nell'interrogazione, Berselli elenca dichiarazioni del procuratore Gerardo Laguardia e «fughe di notizie» sulle inchieste “Green Money” e “Easy Money”. Berselli accusa anche la pm Paola Dal Monte di aver voluto, «con la copertura del Procuratore della Repubblica», il trasferimento di due carabinieri che avrebbero intralciato le indagini.
Il senatore chiede «quale sia il giudizio del Ministro in merito (...) e se non ritenga di disporre una indagine ispettiva volta ad accertare eventuali responsabilità disciplinari, anche al fine di verificare se i comportamenti del Procuratore della Repubblica di Parma Gerardo Laguardia e del Sostituto Paola Dal Monte siano compatibili con la loro permanenza nei rispettivi uffici, in funzione delle numerose esternazioni a parere dell'interrogante improprie di cui sono stati protagonisti, della clamorosa fuga di notizie riservate da parte della stessa Procura e della totale inerzia a fronte dei gravi fatti denunciati nel 2010 nella interpellanza Orlandini, poi ripresa nell'esposto presentato dal consigliere regionale Luigi Villani nei confronti dell'amministrazione provinciale di Parma.

IL TESTO INTEGRALE DELL'INTERROGAZIONE DI BERSELLI:

Atto n. 3-02433 (in Commissione)

Pubblicato il 11 ottobre 2011
Seduta n. 620

BERSELLI - Al Ministro della giustizia. -
Premesso che:

il 19 luglio 2011 il Procuratore della Repubblica di Parma, Gerardo Laguardia, intervistato da una troupe di Mediaset sulle vicende di corruzione a livello locale avrebbe dichiarato che il Sostituto Procuratore Paola Dal Monte aveva intenzione di ascoltare nel merito dell'inchiesta anche il Sindaco di Parma Pietro Vignali;

poco dopo che la notizia era uscita sul sito parma.repubblica.it, lo stesso Laguardia ha smentito la predetta circostanza ai microfoni dell'emittente televisiva locale "Tv Parma". L'intervista raccolta da Mediaset non è poi stata trasmessa, ma i giornalisti hanno confermato e confermano che Laguardia aveva fatto quelle dichiarazioni;

il 22 settembre 2011 sul sito Internet parma.repubblica.it veniva pubblicato un articolo riguardante un retroscena che getta ombre sulla inchiesta delle mazzette sul verde pubblico denominata Green Money che portò a due diverse ondate di arresti, la prima il 10 giugno 2010 e la seconda il 24 giugno 2011, nel contesto della quale sono stati arrestati funzionari e imprenditori molto vicini al sindaco di Parma. Secondo tale articolo il Sostituto Procuratore della Repubblica Paola Dal Monte avrebbe ottenuto, con la copertura del Procuratore della Repubblica Gerardo Laguardia, il trasferimento a Reggio Emilia del maresciallo Giampiero Ferri e del luogotenente Roberto Furnari, due esperti sottufficiali dei Carabinieri nei ruoli della polizia giudiziaria, perché avrebbero intralciato le indagini consentendo ad uno degli indagati di trovare l'appiglio giuridico che l'avrebbe poi portato ad ottenere la scarcerazione dal Tribunale del riesame, provvedimento poi confermato dalla Cassazione. La scarcerazione fu disposta ritenendosi l'indagato Alessandro Forni, imprenditore del verde, non colpevole di corruzione, come invece sosteneva la Procura, bensì vittima di concussione. L'impianto accusatorio della Procura veniva quindi smontato e la Dal Monte, sempre con l'avallo del Procuratore della Repubblica Laguardia, cercò di scaricare le proprie evidenti responsabilità sui due poveri sottufficiali dell'Arma. Lo smacco era sotto gli occhi di tutti e la Dal Monte dichiarò ai giornalisti di voler chiedere una sanzione disciplinare per i due carabinieri. L'apposita Commissione presso la quale fu poi avviato un procedimento disciplinare nei confronti dei due carabinieri, a seguito delle contestazioni della Procura, si legge nel citato articolo che così concluse: «La Commissione - si legge nella sentenza - non aderisce all'asserzione che i comportamenti, consapevolmente irrituali tenuti dagli incolpati, abbiano avuto significativi riflessi sul lamentato 'infortunio cautelare e sull'immagine pubblica esterna, ad opera dei mezzi di comunicazione'. Per la Corte d'appello, dunque, la colpa dei carabinieri non è aver causato la scarcerazione» degli indagati, ma solo di aver tenuto «"comportamenti pervicacemente irriguardosi delle disposizioni in materia di coordinamento e di subordinazione della polizia giudiziaria all'autorità giudiziaria". "I due incolpati, esperti e capaci ispettori, (...) non potevano non capire che, andando oltre, senza attivare il necessario coordinamento investigativo, accettavano il rischio di sovrapposizioni e di ingerenze in altra attività investigativa"»;

il 27 settembre 2011 vengono arrestati l'Assessore ai servizi educativi Bernini (Popolo della libertà), il suo assistente e due imprenditori con l'accusa di corruzione e tentata concussione per aver chiesto e ottenuto tangenti per l'assegnazione di appalti per le mense di alcuni asili e scuole elementari;

il Procuratore Laguardia organizza una conferenza stampa nel corso della quale si lascia andare a giudizi a parere dell'interrogante inopportuni e che esorbitano dalle sue funzioni; le parole del Procuratore sono riportate su un articolo pubblicato su "Il Messaggero" del 26 settembre 2011: "È grave, per non dire indecente, che si lucri anche sui pasti dei bambini delle materne e delle elementari proprio da parte di chi dovrebbe invece assicurare massima equità e controllo (…) Sarebbe opportuno che la politica e gli stessi partiti scegliessero con più attenzione le persone chiamate ad amministrare la cosa pubblica (…) Se è vero che i contatti tra Bernini e i casalesi non portarono ad alcuna conseguenza giudiziaria, è anche vero che questi erano stati accertati da un'inchiesta condotta dall'Antimafia di Napoli";

il 1° ottobre 2011 la stampa dà notizia che la Procura della Repubblica di Parma ha aperto una indagine sulla riqualificazione del locale "Ospedale Vecchio" chiedendone il sequestro preventivo. Le ipotesi di reato contestate sono l'abuso di ufficio e la violazione dell'art. 170 del codice Urbani sugli immobili di interesse storico ed artistico. Secondo l'accusa, tutta da dimostrare, sarebbe stata favorita la Ditta Pizzarotti nell'aggiudicazione dei lavori e sarebbe stata poi prevista la ristrutturazione dell'edificio invece del restauro. Indagati il vicesindaco Paolo Buzzi, gli assessori ai lavori pubblici Giorgio Aiello, al bilancio Gianluca Broglia, alla viabilità Davide Mora, alla sicurezza Fabio Fecci e al commercio Paolo Zoni. Con loro, gli allora delegati al welfare Lorenzo Lasagna, all'ambiente Cristina Sassi, all'urbanistica Francesco Manfredi, alla cultura Luca Sommi e al patrimonio immobiliare Giuseppe Pellacini;

dell'apertura dell'indagine nei confronti dei predetti assessori, in data 1° ottobre 2011, come già detto sopra, davano enorme risalto alla notizia le seguenti testate: "Alice non lo sa", "Av", "Corriere della Sera", "Gazzetta di Modena", "Gazzetta di Parma", "Il resto del Carlino", "Parma Qui", "La Repubblica", "La Sera", "La Stampa", "Polis Quotidiano" (che riportava le foto di tutti gli indagati) "L'Unità", "Parma Oggi";

ad oggi però nessuno degli indagati ha ancora ricevuto la prescritta informazione di garanzia mentre tutti i loro nomi sono stati resi pubblici, non casualmente, dopo una conferenza stampa del Procuratore della Repubblica Gerardo Laguardia;

è gravissima la fuga di notizie di cui è con tutta evidenza responsabile la Procura della Repubblica di Parma;

in Emilia-Romagna, quella di Parma è l'unica Procura attiva nelle inchieste sui reati tipici degli amministratori pubblici (corruzione, concussione, abuso di ufficio). Solo però nei confronti del Comune, unico capoluogo di provincia della regione governato dal centrodestra, la Procura di Parma ha finora profuso impegno e zelo. Non così negli altri casi. Basti pensare che il consigliere regionale e coordinatore provinciale Popolo della libertà Luigi Villani presentò alla Procura della Repubblica di Parma in data 29 marzo un circostanziato esposto con cui, riprendendo il contenuto di una interpellanza presentata l'anno scorso dal consigliere provinciale Simone Orlandini, denunciava un grave danno per la Provincia conseguente alla stipulazione di un contratto di appalto per il servizio di noleggio a lungo termine di autoveicoli per lo stesso Ente, intervenuto con una società di cui l'attuale capo di gabinetto del Presidente della Provincia è stato Presidente e collaboratore. Dell'esito di tale esposto non si sa assolutamente nulla, mentre ci si domanda per quale motivo la Procura di Parma non si fosse già autonomamente attivata lo scorso anno a seguito della interpellanza del consigliere Orlandini,

si chiede di sapere:

quale sia il giudizio del Ministro in indirizzo in merito a quanto sopra e se non ritenga di disporre una indagine ispettiva volta ad accertare eventuali responsabilità disciplinari, anche al fine di verificare se i comportamenti del Procuratore della Repubblica di Parma Gerardo Laguardia e del Sostituto Paola Dal Monte siano compatibili con la loro permanenza nei rispettivi uffici in funzione delle numerose esternazioni a parere dell'interrogante improprie di cui sono stati protagonisti, della clamorosa fuga di notizie riservate da parte della stessa Procura e della totale inerzia a fronte dei gravi fatti denunciati nel 2010 nella interpellanza Orlandini, poi ripresa nell'esposto presentato dal consigliere regionale Luigi Villani nei confronti dell'amministrazione provinciale di Parma;

se risulti che sulla citata vicenda sia pendente un procedimento penale e, in caso affermativo, a quale fase sia giunto, nonché chi siano gli indagati;

quali ulteriori iniziative di competenza intenda intraprendere con urgenza per tutelare l'immagine della magistratura di Parma, ad avviso dell'interrogante gravemente compromessa dai censurabili comportamenti della locale Procura.
 

 

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  • fra

    13 Ottobre @ 17.55

    Pareva che " non comment " non facesse parte del vocabolario del signor procuratore. Ora che tocca a lui vuole discrezione e silenzio. Ma va? Forse era meglio se lavorava invece di farsi bello con i giornalisti

    Rispondi

  • giancarlo

    13 Ottobre @ 17.15

    Do you know Berselli?

    Rispondi

  • SCRUTATOR

    13 Ottobre @ 16.15

    Berselli con il suo intervento enfatizza ulteriormente la gravità dei fatti imputati alla sua parte politica argomentando - con motivazioni risibili e piagnone - richieste che sembrano ridicole e puereli anche agli occhi dell'osservatore più disinteressato.

    Rispondi

  • giuliano

    13 Ottobre @ 12.45

    ormai gli interventi di esponenti del pdl sembrano fotocopie delle opinioni del gran capo Berlusconi . quando si renderanno conto di avere un cervello sarà troppo tardi.,per loro pazienza, ma per l'italia sono guai seri.

    Rispondi

  • GIANLUIGI

    13 Ottobre @ 12.39

    ou parmigiani doc, continui imperterrito a ribaltare le cose....la magistratura SERVE x controllare che il potere politico non travalichi dalle sue funzioni...non invada campi che non gli spettano, non faccia la beata M....a che gli pare ok?...ti dice nulla questo??...forse democrazia??...hai idea??..hai idea??? P2, mafia, servizi segreti deviati han sempre ucciso magistrati e tutori dell'ordine e giornalisti scomodi....etòr kè Penati (che mi fà schifo ma almeno si è dimesso) dailààààààààààà...svegliaaaaaaaaa...non sta più in piedi nulla!!!....basta difendere gl' indifendibili

    Rispondi

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