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La Cassazione: "Nel crac Parmalat fallì il sistema dei controlli"

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Nella vicenda che ha portato al crac della Parmalat c'è stata una «clamorosa disattenzione dei controlli istituzionali», insieme ovviamente alla responsabilità del proprietario del gruppo alimentare, Calisto Tanzi, dei dipendenti che lo hanno spalleggiato e dei consulenti e revisori dei conti. Lo sottolinea la Cassazione nella sentenza 37370 (62 pagine depositate oggi), che ha confermato la colpevolezza nel crac dei manager Luciano Del Soldato e Gian Paolo Zini e del revisore dei conti Maurizio Bianchi.

Nella vicenda Parmalat, osserva la Cassazione, è emerso «proprio il fallimento della funzione di controllo» che è stata «una delle principali cause, se non la più importante in assoluto, del disastro economico e dei gravi danni procurati agli investitori».

Con questa decisione (l'udienza si è svolta lo scorso 7 giugno) la Suprema corte ha confermato la condanna per Zini, riducendola di tre mesi e 10 giorni solo per quanto riguarda la prescrizione del reato di calunnia e lasciandogli dunque circa cinque anni e 10 mesi di pena; per Del Soldato è stata interamente confermata la condanna a sei anni, tre mesi e 22 giorni; stessa cosa per Maurizio Bianchi, condannato alla pena più alta, pari a sette anni e quattro mesi. In pratica, la Cassazione ha convalidato quasi interamente il verdetto emesso dalla corte d’appello di Bologna il 24 marzo 2010.

Per quanto riguarda la posizione di Bianchi, i supremi giudici hanno ritenuto giusto che gli sia stata inflitta la pena maggiore per la «sorprendente commistione di ruoli» che ha ricoperto, in quanto dopo aver «dismesso le vesti di controllore» ha iniziato a fare «da suggeritore delle più accorte strategie fraudolente che sarebbero valse ad eludere le verifiche dei nuovi controllori, alla scadenza “ex lege” del mandato della società di revisione di cui era partner».
In pratica, Bianchi aveva certificato i bilanci del gruppo di Collecchio come unico revisore dal 1994 al 2002 per conto della “Hodgson Landau Brand” (Grant Thornton). Dal 2003 in poi, revisore dei conti di Parmalat fu nominata la Deloitte&Touche, che rilevò - ricorda la Cassazione - le anomalie del sistema Parmalat.
Sempre con riferimento alla responsabilità di Bianchi, i supremi giudici osservano che «per eterogenesi dei fini, la funzione di controllo, tradendo le ragioni di garanzia ad essa sottese, divenne forma di compartecipazione delittuosa».

I RISCHI LEGATI AL RATING. La Cassazione mette in guardia dalla «commistione di ruoli» che si può verificare da parte degli «operatori di rating», anche da quelli «accreditati», che non sono esenti dal rischio di fare i controllori «dalla stessa parte del soggetto che dovrebbero controllare».
Per quanto riguarda la similitudine tra revisori dei conti e agenzie di rating, fatta dai Supremi giudici nella sentenza 37370, si osserva che si tratta «dello stesso fenomeno degenerativo, segnalato anche da recente cronaca, che avrebbe inquinato rilevanti settori dell’economia globale». Il riferimento, secondo quanto si è appreso da fonti stesse del collegio, è alla crisi dei subprime. In proposito, si osserva che a causa della commistione dei ruoli «accreditati operatori di rating, dal cui severo giudizio dipende la credibilità economica di grandi imprese e persino di interi Stati (subspecie della certificata capacità di far fronte agli impegni finanziari assunti: cosiddetta solvenza), diventano, ad un certo punto, consiglieri privilegiati del soggetto da controllare, suggerendo le iniziative strategiche più opportune per mantenere, comunque, un determinato coefficiente di affidabilità, tale da consentire, nonostante tutto, una rassicurante valutazione». Per la Cassazione, nel crac Parmalat come nella vicenda dei subprime, «il controllore si pone, così, dalla stessa parte del soggetto che dovrebbe controllare».

Tutto ciò - prosegue la Cassazione - se per quanto riguarda i singoli professionisti «si traduce in disdicevoli trasgressioni dei doveri deontologici», nel campo economico, invece, «può avere effetti devastanti, stante le giustificate aspettative che una platea sconfinata di utenti (investitori istituzionali, piccoli risparmiatori, creditori e quant'altro) ripone nella serietà e attendibilità del controllo, in quanto proprio su di esse poggiano il ragionevole affidamento sulla redditività di determinati investimenti e il credito da accordare o meno a determinate realtà economiche o istituzionali».
 

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  • Piero

    18 Ottobre @ 11.03

    Titolo GdP: La Cassazione: "Nel crac Parmalat fallì il sistema dei controlli" Commento: a mio avviso, con il Crac è fallito, oltre al sistema dei controlli, anche il senso profondo della cosiddetta " parmigianità " . Un senso tanto orgogliosamente ostentato, in questa città, in maniera quasi cameratesca e che, in buona misura, è stato lo stesso che ha portato allo sviluppo di quello che personalmente oserei definire, penso a buona ragione, " il grande bluff " con la conseguente disastrosa rovina ( di cui tutti oarmai conoscono la storia ), per le decine di migliaia di " risparmiatori " che si sono fidati in maniera, direi, pressochè cieca di coloro che hanno proposto un investimento finanziario " sicuro ", giocando in modo furbesco su questo comodo campanilismo " Anima & Core " tutto locale. Saluti.

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  • david

    17 Ottobre @ 21.18

    Detto cio' continuera' a pagare solo uno ???? cosa ne diciamo se iniziassero a pagare anche altri ???? se nessuno paga non sarebbe il caso di far tornare a casa propria il ai domiciliari l'ex patron ?? Ah scusa siamo in Italia uno per tutti paga....complimenti giustizia !!!!

    Rispondi

  • GEOM. LUIGI VECCHI

    17 Ottobre @ 18.56

    la sentenza in oggetto è quindi la dimostrazione che molti nell'opinione pubblica avevano capito da tempo, vedendo che l'azienda Parmalat ha continuato e continua a produrre con buoni risultati sul piano produttivo e commerciale, mentre tutta la parte della finanza dell'azienda, delle gestioni delle banche inserite nel cda, e dei "presunti controllori" avevano fatto tutti carte false. Più in grande è quello che hanno fatto sempre le banche e le finanziarie di tutto il mondo occidentale che hanno venduto fettine di debiti inesigibili ed insolvibili a tutti coloro che volevano investire i propri sudati risparmi. In questo la politica nazionale, europea e mondiale, in questi ultimi due anni ha perso l'occasione per riscrivere le regole basilari del commercio dei titoli di borsa , dei futurs ed altri tipi di titoli di cartone che si sono sciolti poi alla prima pioggia. Gli indignati civili di tutto il mondo occidentale questo ormai, non avendo più le fette di prosciutto sugli occhi ( visto che non se lo possono nemmeno più comprare neanche per mangiarlo) , lo hanno capito bene . Come mai solo i politicanti non arrivano a capire queste evidenze ?? o peggio, fanno finta di non capirle ? Interessi comuni ? , connivenze ? compartecipazioni ? Certo che anche questa giustizia che impiega 8-10 anni per arrivare a scrivere le proprie sentenze dopo così tanto tempo , si comporta come quei medici che fanno le diagnosi solo con le autopsie... Tanta salute a tutti.

    Rispondi

  • Aldo

    17 Ottobre @ 18.54

    Sarebbe da capire se mai verrà reso il maltolto aldilà delle cause con processi infiniti che son ulteriori costi al cittadino senza arrivare a nulla!!! Pensate che avendo ricevuto contumace dei titoli di nuova parmalat al posto delle obbligazioni detenute (chiaramente perdendo quasi tutto il capitale) con la rivalutazione delle azioni , vendendole, ho dovuto pagare il capital gain.... avete capito giusto!!! Che tristezza!!!

    Rispondi

  • GEOM. LUIGI VECCHI

    17 Ottobre @ 18.41

    la sentenza in oggetto è quindi la dimostrazione che molti nell'opinione pubblica avevano capito da tempo, vedendo che l'azienda Parmalat ha continuato e continua a produrre con buoni risultati sul piano produttivo e commerciale, mentre tutta la parte della finanza dell'azienda, delle gestioni delle banche inserite nel cda, e dei "presunti controllori" avevano fatto tutti carte false. Più in grande è quello che hanno fatto sempre le banche e le finanziarie di tutto il mondo occidentale che hanno venduto fettine di debiti inesigibili ed insolvibili a tutti coloro che volevano investire i propri sudati risparmi. In questo la politica nazionale, europea e mondiale, in questi ultimi due anni ha perso l'occasione per riscrivere le regole basilari del commercio dei titoli di borsa , dei futurs ed altri tipi di titoli di cartone che si sono sciolti poi alla prima pioggia. Gli indignati civili di tutto il mondo occidentale questo ormai, non avendo più le fette di prosciutto sugli occhi ( visto che non se lo possono nemmeno più comprare neanche per mangiarlo) , lo hanno capito bene . Come mai solo i politicanti non arrivano a capire queste evidenze ?? o peggio, fanno finta di non capirle ? Interessi comuni ? , connivenze ? compartecipazioni ? Certo che anche questa giustizia che impiega 8-10 anni per arrivare a scrivere le proprie sentenze dopo così tanto tempo , si comporta come quei medici che fanno le diagnosi solo con le autopsie... Tanta salute a tutti.

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