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Bertoli, l'uomo che raccontava le emozioni

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Andrea Del Bue
«Che ci faccio qui?», è scritto sulla lapide di Ubaldo Bertoli, giornalista, scrittore, pittore. Narratore di storie, qualsiasi fosse il mezzo. Avrebbe probabilmente detto le stesse parole ieri, a Palazzo Soragna, se fosse capitato alla presentazione del volume curato dai giornalisti Bruno Rossi e Davide Barilli, «Ubaldo Bertoli. Eroe romantico della ribalderia parmense».
La sala è affollata: amici di una vita, lettori, i figli Stefano e Claudia. Al tavolo prestigiosi relatori, introdotti dal direttore della Gazzetta di Parma Giuliano Molossi, ultimo direttore di «Baldo», per tutti, o «Gino», nome di battaglia per i compagni partigiani: «Son certo che se oggi fosse qui - è convinto Molossi -, Ubaldo non ci ringrazierebbe, ma ci manderebbe tutti a quel paese».
Era fatto così, non amava che si parlasse di lui. Non c’è Barilli, impegnato a L’Avana per ritirare un importante premio, ma ci sono Rossi, che ha curato una ricca biografia di Bertoli, piena di aneddoti, Bernardo Valli, grande inviato speciale, collega di Baldo, Francesco Franceschi, capo cronista di Bertoli in Gazzetta a cavallo degli anni Cinquanta, Giuseppe Marchetti, critico letterario della Gazzetta, e Gianni Cugini, coordinatore, insieme a Giorgio Orlandini, del comitato «Amici di Ubaldo Bertoli», promotore dell’iniziativa editoriale.
Cugini è la dimostrazione di come si potesse entrare nelle grazie di Bertoli - uomo che non lesinava strali e invettive al potere - con gesti semplici. È l’inizio del ’78, il giornalista è in piazza Garibaldi con un manipolo di amici, discute animatamente e punta il dito contro il municipio. Dove c’è Cugini, vicesindaco, che scende per avere una dedica dello scrittore di Solignano su «La Quarantasettesima»: il suo capolavoro. C’è diffidenza: Cugini su uno scranno dell’amministrazione, Bertoli cantastorie degli umili. Un botta e risposta e Bertoli accorda a Cugini la propria amicizia, e un autoritratto, di quelli che sfornava a centinaia per gli amici: «Ubaldo è stato un acuto osservatore di Parma - racconta l’ex vicesindaco -: sul giornale ha portato gli eroi romantici della ribalderia parmense, che senza la sua penna nessuno conoscerebbe».
Una penna felice, tra giornalismo e letteratura, in bilico tra cronaca e racconto, tra notizia e poesia. E c’è molto di questo in quella che è una sorta di antologia dei pezzi di Bertoli pubblicati dal 1947 al 1951 e dal 1992 al 2000, anno della sua scomparsa, sulla Gazzetta di Parma. Da un dettaglio usciva una storia.  Nel volume anche i ricordi di Giorgio Orlandini, direttore dell’Upi dal 1968 al 2000, e di Gianni Cugini, ex vicesindaco.
Così lo ricorda Valli, nei giorni in cui erano inviati insieme al Cairo, in Egitto: «Lui non aveva le fonti adatte per raccontare la guerra, ma poteva magistralmente raccontare le emozioni, gli stati d’animo di quella gente, della città. Non fu capito e ricevette l’insulto più grande: essere pensionato e sostituito, proprio mentre stava lavorando».
I tratti di «Baldo» erano riconoscibili: grande cappotto, sciarpa, capelli arruffati e l’immancabile sigaretta. Parlava con tutti, era un grande affabulatore e «burlone, scherzoso - ricorda ancora Valli -. Un allegro imbroglione: falsificava perfettamente dipinti di De Pisis, di Guttuso». Eppure, «scrittore tragico - lo definisce Marchetti -. Ma come tutti i grandi scrittori tragici, capovolgeva la tragedia in una risata». Franceschi ne ha ricordato i primi anni in «Gazzetta»: «Non faceva mai pesare la sua superiorità culturale, letteraria, artistica. E quando ci parlavi, i suoi discorsi erano sempre proiettati al futuro, animati da entusiasmo e passione contagiosi».
Sapeva anche essere imprevedibile, Bertoli, un «non giornalista» per troppa genialità. Così lo ricorda Rossi, che racconta un succoso aneddoto: «Nacque il 31 dicembre del 1908. Al nonno Franco, che all'epoca era segretario comunale di Solignano, sembrava però brutto scrivere “ultimo giorno dell’anno”, quindi sul registro segnò “primo giorno dell’anno 1909”». Imprevedibile fin dalla nascita.

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  • elena rampello

    25 Ottobre @ 09.37

    Claudia Bertoli era una nostra compagna di scuola negli anni 60: abbiamo perso le sue tracce e ci piacerebbe molto contattarla, se fosse possibile per voi darci qualche indicazione o le faceste avere il nostro messaggio. Ricordiamo un indirizzo vicino alla Corale Verdi, ma non sappiamo il nome da sposata, se lo è. Grazie Elena Rampello Bertozzi (cell 3287347942) e Rosanna Fidanzia D'Antona(3487115620)

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