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Più lo danno per morto e più Berlusconi resiste

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di Giuliano Molossi

Hanno detto mille volte che era spacciato, gli hanno fatto il funerale, hanno già designato il successore. Ma lui è ancora vivo e vegeto e tira avanti. Ogni tanto lo coglie la depressione, la voglia di mollare tutto, di andare a casa ma più lo danno per morto e più si rianima. I giornali hanno scritto pagine e pagine sulla sua inevitabile caduta, hanno descritto minuziosamente gli scenari del dopo, i governi tecnici e quelli di larghe intese, gli esecutivi di responsabilità nazionale, i futuri premier (da Letta a Schifani, da Monti a Casini), le nuove coalizioni, i programmi bipartisan, le misure economiche da varare al più presto per salvare il Paese dal disastro. Lui, Silvio Berlusconi, ha fatto poco o nulla. Anzi, più nulla che poco, qualche generico impegno che probabilmente non manterrà, ma è ancora lì. Nel mondo ridono di lui e del nostro Paese, Sarkozy e la Merkel l'hanno sbertucciato in diretta tv, la stampa estera lo massacra. Lui se ne frega e tira dritto. Superato lo scoglio di Bruxelles, quando per alcune ore la sorte del governo è stata appesa a un filo, adesso il Cavaliere vuole andare in Parlamento e inchiodare l'opposizione alle sue responsabilità, per avere il massimo consenso possibile sulle misure pretese dall'Europa. E lo vuol fare mettendo sul tavolo un disegno di legge presentato da un senatore dell'opposizione, il giuslavorista Pietro Ichino, che prevede la riforma delle norme sui licenziamenti. Sarà ormai a fine corsa, ma il coltello dalla parte del manico ce l'ha ancora lui. Quanto ai numeri, è sicuro di farcela: una manciata di deputati preoccupati di perdere la pensione con lo scioglimento anticipato delle Camere, quelli li troverà sempre. E qualche posto da sottosegretario lo si può sempre inventare. La fronda interna gli fa il solletico: di gente che in privato dice una cosa e in pubblico ne fa un'altra e che ha paura di venire allo scoperto per non compromettersi, non c'è da preoccuparsi. Se i congiurati sono questi, il premier può dormire fra due guanciali. L'opposizione, stremata dalla resistenza del Cavaliere, è in un momento difficile. Se continua a pretendere, come un disco rotto, dimissioni che non arriveranno mai, se sceglie la strategia del «no» a prescindere, rischia di ritrovarsi con il cerino in mano, e di dover rimandare il possibile ribaltone al 2013. Per Bersani e i suoi sarebbe un'attesa logorante, tanto più che la sfida interna al Pd lanciata ieri da Matteo Renzi e dai suoi «rottamatori» non è di quelle da prendere sotto gamba. Berlusconi gioca anche su questo: le rivalità della sinistra, l'impossibile convivenza fra Veltroni e Vendola, fra la Bindi e Di Pietro, fra D'Alema e Beppe Grillo gli consentono di dire che non esiste un'alternativa credibile al suo governo. E' un governo screditato, fragilissimo e inconcludente, alle prese con un sacco di guai, con un ministro dell'Economia che rema contro. E' un governo stremato. Ma nonostante i molti, intempestivi, annunci funebri, non è ancora morto.

 

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  • Giancarlo

    31 Ottobre @ 12.14

    Berlusconi resiste e fa bene,finchè c'è gente come Filippo è auspicabile che vada avanti.Lo sputasentenze gli dà perfino del criminale pensate un pò perchè,a suo dire,ricatta e compra gli oppositori.Il che fa supporre che anche lui sia in vendita. E bravo Fillippo,non ti sei neppure accorto della cretinata che hai scritto.In quanto ad acquirenti la tua,presunta,parte politica ne è piena.Segno evidente che comprare un Filippo qualsiasi ,in nome della falce e martello,non è poi così difficile.Basta fingersi oppositori e il gioco è fatto.Tutti criminali,dunque.

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  • massimo

    31 Ottobre @ 11.51

    Meglio avere un governo diviso che cerca di fare gli interessi della gente, che un governo compatto che toglie diritti civili e distrugge il paese facendo gli affari dei membri del proprio partito. A livello nazionale...e come abbiamo visto ultimamente...anche a livello locale...un governo che ostacola la giustizia

    Rispondi

  • bila

    31 Ottobre @ 10.57

    Silvio è diventato un'icona dei nostri tempi e forse tra cento anni sarà ricordato solo lui. La sua ricetta di longevità è un mix di nazionalpopolarità, eleganza, simpatia, dialettica, ricchezza, ingenuità, autostima all'estremo. Qualcuno potrebbe dire "un pallone gonfiato". Il suo vero demerito è stato quello di alimentare nei suoi avversari l'antiberlusconismo come unico programma politico e quindi rimanere a galla in un mare di chiacchiere inutili. Cavalcare l'onda dell'antiberlusconismo è per lui un'arma vincente.

    Rispondi

  • Daniele Tanzi

    31 Ottobre @ 10.08

    Sì, Direttore: Silvio Berlusconi resiste. Ma la domanda è: questa resistenza giova o no al Paese? A questa domanda, nell'editoriale non ho trovato risposta.

    Rispondi

  • filippo

    31 Ottobre @ 09.39

    è facile resistere quando sei nella condizione di poter ricattare e comprare chiunque ti si opponga. questo signore è un criminale, ma ormai la fine del tunnel è vicina. sta perdendo pezzi, son le ultime cartucce. e pure il viagra va finendo mi sa

    Rispondi

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