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L'editoriale - La fine del governo la fine del berlusconismo

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Giuliano Molossi

Sic transit gloria mundi, commentò Berlusconi la notizia della morte di Gheddafi. Ieri, alla Camera, i deputati dell'opposizione hanno  accolto con la stessa famosa citazione latina l'esito di un voto che segna la morte politica del presidente del Consiglio dopo diciassette anni. E' la fine di un'epoca, è la fine del berlusconismo. I 308 voti con i quali la maggioranza ha approvato il rendiconto generale dello Stato hanno certificato inequivocabilmente che questo governo non c'era più nemmeno dal punto di vista numerico. E' ai numeri che Berlusconi si aggrappava disperatamente ma anche i numeri lo hanno tradito. Otto parlamentari hanno ignorato i suoi appelli e gli hanno voltato le spalle.
Il premier ha capito che era finita, è salito al Quirinale e ha preannunciato le dimissioni dopo subito dopo l'approvazione della legge di stabilità con il maxi-emendamento economico che conterrà le severe misure pretese dall'Europa. Berlusconi ha scelto questa strada nel tentativo di  impedire soluzioni pasticciate, governi tecnici o di transizione, e per essere lui a portare, lui e non altri, il Paese alle elezioni anticipate. Con quali speranze di affermazione? Molto scarse, per la verità. Ma non è che il fronte delle opposizioni sia così granitico. Non è che il trio Bersani-Vendola-Di Pietro possa dire di aver già la vittoria in tasca. Non finiremo mai di dire che la maggioranza degli italiani è di area moderata: se davvero si voterà il ruolo che giocherà il Terzo Polo sarà decisivo.
Il voto è la soluzione più probabile in mancanza di una alternativa credibile, ma non è scontato. Quando Berlusconi avrà gettato la spugna, il pallino passerà al presidente della Repubblica. Toccherà a lui, prima di sciogliere le Camere, verificare che in Parlamento non ci sia una nuova maggioranza. Difficile che Napolitano voglia accreditare un ribaltone.  Più probabile che vada alla ricerca di un governo di larghe intese, o di salute pubblica, anche se la Lega si è già detta indisponibile per un'ipotesi del genere, prenotandosi, al contrario, per un'opposizione implacabile.
Nessuno, in realtà, vuole fare le riforme adesso, perché le riforme che servono veramente, quelle da lacrime e sangue, sono impopolari e ti fanno perdere un sacco di voti. Quindi  l'unica via d'uscita sembra quella delle elezioni anticipate.
 Berlusconi, che sino alla vigilia del voto aveva  respinto tutte le richieste di farsi da parte (persino Bossi gli aveva suggerito di fare almeno un passo di lato, se  indietro gli suonava male, cedendo la poltrona ad Alfano) tenterà con ogni mezzo di opporsi a qualunque soluzione diversa dal voto anticipato, ritenendo inaccettabile che possa governare chi ha perso le elezioni. Si tratterà però di vedere se in una situazione economica come quella attuale, il Paese possa concedersi il lusso di  affrontare una lunga ed estenuante campagna elettorale.   Ieri, prima dell'annuncio delle dimissioni, lo spread tra i titoli italiani e il bund era arrivato a sfiorare i 500  punti e il rendimento del Btp decennale era salito al 6,72%.  Sempre ieri il commissario europeo agli affari economici, Olli Rehn, al termine del vertice Ecofin, aveva parlato di una situazione italiana «drammatica», che desta viva preoccupazione in tutta Europa.
 Berlusconi l'ha tirata fin troppo in lungo, prima di capire di non avere più scampo. Pensando solo a resistere, volendo andare alla Camera per guardare in faccia i «traditori»,  ha ignorato i ripetuti richiami dell'Europa, e ha fatto finta di nulla davanti all'impietosa bocciatura dei mercati. Lunedì mattina in Borsa la giornata era partita malissimo con un meno 2 per cento e lo spread salito a livelli record. Ma era bastata la diffusione di voci sulle dimissioni del premier per una repentina inversione di tendenza: Piazza Affari volava e lo spread crollava. Di fronte a uno smacco del genere,  un altro avrebbe alzato bandiera bianca. Non Berlusconi che anzi aveva incoraggiato suoi: siate fiduciosi, vedrete che ce la faremo, avremo i numeri. Tante volte, in passato, era andata bene, non c'è uno bravo (e ricco) come lui a convincere i riottosi, a far la campagna acquisti dell'ultima ora. No, questa volta era diverso. Anche i peones hanno capito che era suonata l'ora del  «rien ne va plus». E l'hanno mollato.

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  • FRANCESCO

    10 Novembre @ 16.58

    Chissà se ora i berluscones apriranno gli occhi e riusciranno ad essere un poco più oggettivi, senza ricorrere ai sliti slogan imposti.

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  • morris

    10 Novembre @ 11.16

    Una delle poche note positive che accompagna la disfatta di Berlusconi e' che in contemporanea chiudera' anche il" CIRCO BARNUM" che ha fatto da cornice a questo personaggio. Gia' immagino tutti "gli scribacchini" (leggi giornalisti), i nani, le ballerine i guitti da avanspettacolo i comici fai da te, tutta questa gente "disoccupata" da un giorno all'altro(e senza cassa integrazione). Certamente sappiamo che, ancora per qualche tempo, il bersaglio sara' ancora lui,ma questi signori dovrebbero essere preoccupati "per il dopo", poiche' a sinistra non hanno il senso dell'umorismo, e lo ha sperimentato Forattini nei confronti del sig. D'Alema Massimo. Saluti a tutti e...... ad maiora.

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  • gianfranco ferrari

    10 Novembre @ 11.14

    Secondo il mio modestissimo parere, solo il centrosinistra è riuscito a bastonare i lavoratori, a mandare in letargo i sindacati con in testa Cofferati, a regolamentare gli scioperi e tanto altro ancora, e solo loro riusciranno a togliere il 20% degli stipendi agli statali, ha non toccare i privilegi della casta, a non togliere le provincie e completare il tratto ferroviario di val di Susa senza manifestazioni o no global.

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  • Daniele Tanzi

    10 Novembre @ 10.55

    Per molti anni siamo stati governati da un dilettante della politica. Ora, tutte le forze politiche dovrebbero votare la fiducia a Mario Monti, figura di grande spessore internazionale. Sarebbe un segnale di saggezza, gradito dai mercati e non solo.

    Rispondi

  • filippo

    10 Novembre @ 08.39

    Per Viola: un Governo Tecnico al contrario di quanto dici non deve accontentare nessuno e proprio per questo è l'unica possibilità di risolvere i problemi più impopolari. I due schieramenti non sono in grado e non riescono ad avere la forza per fare quelle Riforme. Il centrosinistra avrebbe i veti di Sel e l'attuale centrodestra, in questo momento ......non esiste (ed e' un danno per Paese). Sia chiaro: l'Europa ci ha detto che non vuole più vedere Berlusconi e questo e' un bene per tutti noi, anche per coloro che credono che la Luna e' in fondo al pozzo.

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