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Marco Ferrari, un manager alla Leopolda: la strada è questa

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Claudio Rinaldi

Investire nelle start up e nell'imprenditoria giovanile è il primo passo da compiere per smuovere il mercato del lavoro. Lo ha detto chiaro e tondo, Marco Ferrari, dal palco della Leopolda al Big Bang di Matteo Renzi. «In America sono la prima fonte di nuova occupazione per i giovani, in Italia i politici non sanno nemmeno cosa siano». Un intervento (visibile anche su YouTube) per chiedere poche chiacchiere e qualche fatto concreto, «da realizzare subito, però».
Il giovane (ma già affermato, da anni) manager parmigiano ha conosciuto Renzi insieme a Giorgio Gori, al quale è da tempo molto legato «da amicizia e grande stima professionale». Quando il sindaco di Firenze lo ha invitato a intervenire alla Leopolda, ha accettato senza esitazioni. «Renzi ha 36 anni e non è un marziano come tanti altri politici. E' una persona molto chiara: dote rara e apprezzabile, ai miei occhi. E' per questo che mi piace». Ciò non significa che Ferrari abbia deciso di «scendere in campo». «Per ora scendo in campo solo per il calcetto, fiato permettendo», garantisce lui. «Ho simpatia e curiosità per il personaggio, questo sì. E per il coraggio con cui si sta battendo contro alcuni tabù della sinistra più conservatrice. La cosa più positiva del Big Bang, per me, è che moltissime proposte emerse non sono né di destra né di sinistra, sono solo di buon senso. E non è poco».

«Aiutare le start up»
Ha parlato di start up – cioè le aziende che nascono e crescono intorno a internet – perché è un tema che conosce da vicino: «Quando abbiamo fondato una start up, Neo Network, undici anni fa, eravamo in tre ragazzi: oggi siamo in duecento». «Tutti parlano di banda larga – ha detto Ferrari – ed è vero che si tratta della priorità infrastrutturale assoluta: lo è già in tutti i Paesi, tranne il nostro. Ma il carburante, la benzina della ricchezza su Internet sono le start up. L'economia digitale in Italia pesa 50 miliardi all'anno, il 2% del Pil. Sembra tanto, ma è poco.  In Germania e Francia il peso è il doppio, per non parlare di Usa e Svezia. E' uno dei pochi settori dove possiamo giocare in attacco, e non in difesa come sul manifatturiero. Ignorarlo é una follia».
«Le start up ci sono anche in Italia: 1500 aziende internet fondate da giovani tra i 20 e i 40 anni nel 2011: gente strana, che non cerca un lavoro che non c'è, ma lo crea, per se stessa e per gli altri.  Gli altri Paesi fanno sistema e le aiutano a trovare i finanziamenti che servono per crescere. All'estero questi ragazzi sono degli eroi. Da noi sono invisibili, i nostri politici non sanno nemmeno di cosa stiamo parlando». Cosa fare? Pochi punti, concreti. «Uno: fiscalità di vantaggio per privati e venture capital che investono in start up. Due: una forma di contratto innovativo, con rapporti a tempo indeterminato ma con un cuneo fiscale non oltre il 15-20% del netto in busta, per trasformarle da regno del cocopro in fabbriche di lavoro vero. Tre: niente Irap per 5 anni». «Questi ragazzi – ha concluso – si fanno un mazzo così, come e più dei loro colleghi negli altri Paesi. Sono il futuro dell'Italia: aiutiamoli, facciamoli diventare i nostri eroi».

«Stop alla gerontocrazia»
«Il bello del Big Bang della Leopolda – riflette Ferrari – è che cento persone senza nessuna bandiera di partito – imprenditori, scrittori, manager, magistrati – hanno passato tre giorni provando a fare proposte concrete, ognuno in base alla propria esperienza. Non è più questione di Berlusconi sì o Berlusconi no. Certo, io stesso, girando molto per lavoro in Europa e nel mondo, mi sono francamente stancato di battutine e offese, dal bunga bunga in poi. Ma il problema vero, oggi, è che, finito Berlusconi, che è stato anche un grande alibi per tutti, i problemi dell'Italia restano. La gerontocrazia – mentale più che anagrafica – che ci governa non è in grado di capire il mondo in cui viviamo e di fare quello che dev'essere fatto. L'obiettivo da perseguire è aggregare persone molto competenti per elaborare proposte serie e concrete. Mi sembra che Renzi sia sintonizzato su questa lunghezza d'onda. Poi, si vedrà». Complessivamente, il giudizio sull'esperienza della Leopolda è ottimo. «Un'esperienza addirittura entusiasmante, per tutti quelli che hanno partecipato. Sarà difficile strutturare le proposte in un programma organico, questo sarà un altro tipo di lavoro. Ma già che si parta da questa impostazione, coinvolgendo professionisti competenti, è un'ottima cosa».

L'impegno di Gori
Da anni, Ferrari è molto legato a Giorgio Gori. Hanno fatto tanta strada insieme, da quanto Neo Network si è fusa con Magnolia e poi è entrata in Zodiak Media Group. Nei giorni scorsi Gori si è dimesso da Magnolia per dedicarsi a tempo pieno all'”avventura” di Renzi. «Io sono molto affezionato a Giorgio, che è un professionista eccezionale da cui ho imparato tantissimo, oltre che un caro amico. Adesso lui ha deciso di fare un passo indietro da Magnolia e un passo avanti verso questo progetto. Conoscendo la sua determinazione, sono sicuro che potrà dare un grande contributo».
«In Zodiak ci occupavamo di aree diverse da oltre un anno e mezzo. Dal punto di vista del lavoro, cambia poco, quindi. Ma sotto quello umano, è una persona insostituibile».

Il tifoso crociato
Tra mille e un impegno di lavoro, c'è una sola certezza, nella vita di Ferrari: la partita del Parma al Tardini e, spesso, anche in trasferta. E' consigliere di amministrazione della società e, soprattutto, grande tifoso crociato. «Ho un rapporto bellissimo con Tommaso Ghirardi, vivo il mio ruolo soprattutto con lo spirito dell'amicizia: do volentieri il mio parere o un consiglio, se Tommaso me lo chiede, ma non voglio assolutamente interferire, tanta è la passione che ci mette. Piuttosto, mi dispiace che ci si dimentichi di quanto la serie A del Parma sia fondamentale per l’immagine di tutta la città, specie di questi tempi. Mi dispiace molto che in questi anni, nonostante le ripetute aperture di Tommaso, non ci sia stato nessun imprenditore parmigiano che abbia dimostrato un interesse concreto e serio a supportare il Parma. Questo è un grande peccato».

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