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La crisi vista da Parma

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1. Cosa la preoccupa di più della crisi?
2. Cosa occorre fare subito per combatterla?

.ALESSANDRO CHIESI
«L'Italia deve iniziare a investire sul merito»

ALESSANDRO CHIESI

FARMACEUTICA

responsabile della divisione  internazionale  e consigliere di Chiesi Farmaceutici


1. Chiesi investe il 15% del fatturato in ricerca e sviluppo, è cresciuta, e conta oggi oltre 4000 persone. Tali impegni richiedono un ambiente stabile e favorevole a chi fa innovazione. L’Italia notoriamente non è un campione in questo, e la crisi non fa che peggiorare le cose. In Europa i tagli prezzi sui farmaci si susseguono da parte di governi spesso incapaci di agire su costi ed efficienza della spesa sanitaria complessiva.  E intanto, i tempi di pagamento del settore pubblico superano anche l’anno, diventando chiaramente insostenibili. È necessario mantenere una struttura flessibile e focalizzare ancora di più gli investimenti là dove le condizioni di mercato e i nostri prodotti ci permettono di crescere.

2. Serve qualcuno che sia in grado di decidere e implementare subito una serie di misure anche impopolari. Bisogna recuperare credibilità, a cui è legato il costo del debito, che vale 19 miliardi di euro all'anno per ogni punto percentuale di interessi, e del denaro, che paralizza il mercato del credito. Per farlo bisogna ridurre la spesa corrente dello stato, a cominciare da quella della politica (perché va dato l’esempio) e da tutte le sovvenzioni a pioggia che pesano sul nostro paese in tutti i settori, economici e non, e far pagare le tasse a tutti. E finalmente l’Italia deve cominciare a investire sul merito, premiando solo iniziative e soggetti che possono contribuire davvero alla crescita del sistema.

.GIAN PAOLO FAGGIOLI

«Il ruolo delle banche è sostenere l'economia»

GIAN PAOLO FAGGIOLI

TRASPORTI
amministratore delegato Gitras


1. La progressiva riduzione delle risorse finanziarie a favore delle imprese, che comprime sviluppo e possibilità di ripresa; in particolare questo vale per la piccola e media impresa, che rappresenta una parte fondamentale dell’economia Italiana.

2. Garantire che una quota maggiore dei fondi a disposizione delle banche vengano destinati a finanziare le imprese e non utilizzati per fini puramente speculativi, ad unico beneficio dei bilanci delle banche stesse; secondo la mia opinione le banche dovrebbero riprendere il loro ruolo principale di sostegno all’economia reale, prima di essere istituti finanziari che operano principalmente nell’area speculativa.

.ALBERTO FIGNA
«Politici, calatevi nel mondo reale»

ALBERTO FIGNA

MOLITORIA
Ad Agugiaro & Figna


1. L'incapacità della nostra classe dirigente a dare risposte concrete, concordate a livelli sovrannazionali, e coerenti con la situazione che stiamo vivendo. Non vanno sottovalutati inoltre i pesanti segnali di insicurezza, illegalità e criminalità diffuse a cui una giustizia ormai completamente decomposta non vuole e non sa opporsi.

2. Per i rappresentanti delle nostre istituzioni, a tutti i livelli, occorrerebbe fare una cosa sola e per giunta semplice, ma che negli ultimi anni non è neppure stata tentata: calarsi nel mondo reale, quello della vita della gente "normale", che ogni giorno è chiamata a fare cose concrete per cercare di sopravvivere, di costruire un futuro per i propri figli e per le proprie aziende. Per poter risolvere i problemi infatti, ammesso che vi sia la volontà di farlo, occorre conoscerli.  Molta gente comune invece dovrebbe ritrovare quello spirito di sacrificio, di attaccamento al lavoro, di abnegazione e solidarietà che è stato dei nostri genitori nell' immediato dopoguerra. Con quello, se non ostacolato in ogni modo come ora, l' intelligenza e la capacità tipiche degli italiani, potremmo fare molte cose, compresa quella di uscire da questo tunnel che, per quanto buio e lungo, non lo sarà mai come quello rappresentato dal nazifascismo e dal conseguente conflitto planetario.

.FRANCESCO DE BARTOLOMEIS
«E' l'ora di abbassare gli stock e ridurre i costi»

FRANCESCO DE BARTOLOMEIS

VETRO
amministratore delegato Bormioli Rocco


1. La crisi ha un aspetto assolutamente globale, in questo quadro il nostro Paese è più compromesso a causa di una leadership politica che non ha alcuna credibilità come ci è stato ribadito in tutti i modi dai rappresentanti dei principali Paesi dell’occidente.  Il mercato non crede, in questo momento,  che l’Italia possa onorare i suoi pesanti debiti.  Quello che più mi preoccupa  è che non conosciamo  l’impatto che questo stato di fatto avrà sul consumatore finale e  di quale entità sarà.

2. Le azioni possibili da parte delle aziende  sono al momento di carattere tattico e non strategico.   Abbiamo visto un grosso cambiamento nel  meccanismo  sell in-sell out, processo che sta nel mezzo tra la produzione e la vendita al consumatore finale.  Con la crisi del 2009 i nostri clienti che fanno da intermediari  hanno ridotto gli stoccaggi da 30% a 10%.  Dobbiamo così, per prima cosa, abbassare i  nostri stock  e proseguire nelle operazione di riduzione dei costi aziendali per far fronte alla concorrenza dei paesi emergenti che in queste circostanze continuano a crescere a danno dei paesi occidentali. E’ necessario inoltre  innalzare la qualità dei prodotti e dare un contenuto innovativo: bisogna fare cose che gli altri non sono ancora riusciti a realizzare. Da qualche tempo le aziende dovrebbero essere paradossalmente guidate nel «day by day» con tutta l’esperienza del management per finalizzare tutto alla salvaguardia dei  risultati.

.PIETRO NEGRA
«Oggi il business è nei Paesi emergenti»

PIETRO NEGRA

MODA
amministratore delegato Pinko


1. Premesso che non siamo di fronte a una crisi ma a un cambiamento strutturale del mercato di tutto il mondo occidentale, ciò che mi preoccupa e mi occupa maggiormente in questo momento, è riuscire a strutturare un team in grado di affrontare tutte le problematiche che questa situazione di mercato ci sottopone.

2. Occorre andare a cogliere fatturati e margini nei cosiddetti Paesi emergenti per poter avere quella marginalità che consente di  continuare ad investire sui mercati tradizionali. Solo così si può affrontare questo momento così difficile per l'economiainternazionale e in particolare per quella italiana.

.GIACOMO MAGRI
«Imprese ostaggio dell'incertezza»

GIACOMO MAGRI

IMPIANTISTICA ALIMENTARE
presidente Acmi


1. Credo che la cosa più preoccupante del momento sia sicuramente l’incertezza che stiamo vivendo. Mi riferisco, in particolare, all'incertezza dettata dal mondo politico, istituzionale e finanziario. Infatti, se da una parte si riesce a risolvere un problema, dall’altra ne nascono altri dieci.
Ed è proprio la difficoltà che si riscontra nell’individuare le giuste strategie che servono per vincere e superare la crisi che preoccupa e mette in difficoltà il nostro Paese e le nostre aziende.

2. In questi giorni sembra che la medicina giusta sia la sostituzione di Berlusconi. Io credo invece che sia necessaria una politica più concreta, più attenta ed onesta, sia dei partiti di governo che dei partiti che sono all’opposizione.
Oggi l’Italia ha bisogno di recuperare il suo forte debito e per poterlo fare sono necessarie nuove regole, nuove leggi che abbiano come obiettivo innanzitutto il risparmio sui costi politici, sui costi del pubblico impiego, ma anche regole per evitare l’evasione fiscale. Serve una politica che rafforzi i rapporti delle aziende italiane con quelle estere in modo che le nostre aziende possano mantenere e anche incrementare la produzione, guardando sempre più ai mercati internazionali. Così si può superare di conseguenza la crisi.


 

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  • lele

    11 Novembre @ 13.24

    E' assurdo chiedere agli imprenditori ricette per risolvere la crisi quando consumismo,capitalismo,profitto e speculazione sono il motivo della crisi!Assurdo!

    Rispondi

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