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"Con il caso Bonsu la Fabbri voleva ottenere prestigio"

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Bonsu inseguito. Gettato a terra. Bloccato da almeno quattro agenti. Preso a calci e pugni. Buttato in una cella di sicurezza per ore. Fotografato e insultato.  Tutto vero, secondo il giudice Paolo Scippa che lo scorso 3 ottobre ha condannato, a vario titolo, il commissario, l'ispettore e i sei agenti che il 29 settembre 2008  parteciparono all'operazione antidroga al parco Falcone e Borsellino.  Ma perché si arrivò a tanto? Perché si diede il via a un'operazione «frettolosa» e «priva della necessaria copertura normativa», dice il giudice, per poi tentare di coprire il tutto con una marea di falsi verbali. Il magistrato non ha dubbi. E il movente ipotizzato è tanto grave quanto sconcertante. «Questo giudice - si legge tra le 164 pagine  della sentenza depositata nei giorni scorsi -  concorda  con quanto sostenuto dal pubblico ministero... invero i tempi fulminei  di questa vicenda denotano come  l'intervento  potesse costituire un veicolo, in particolare per la vice comandante Fabbri, finalizzato  a guadagnare prestigio  personale in una fase di riorganizzazione dell'ufficio».
Proprio in quelle ore, infatti, sta maturando il passaggio di consegne. Il comandante Emma Monguidi finisce il suo mandato il 30 ottobre, e al suo posto è già stato nominato Giovanni Maria Jacobazzi.   Un nuovo capo che, naturalmente, ha bisogno di un vice, «e in corsa  vi erano da un lato  la dott. Monguidi e dall'altro la vice comandante Fabbri», sottolinea il giudice. E aggiunge: «... questa operazione  venne organizzata e svolta  dalla Fabbri  esattamente un giorno  prima  della scadenza dell'incarico della Monguidi  ed effettuata non solo  nella massima riservatezza  ma anche all'insaputa del responsabile  del  Nucleo operativo della polizia municipale».
Il blitz non spettava ai vigili
E' vero che il problema dello spaccio al parco era stato segnalato con una mail al comando di polizia municipale dall'allora assessore alla Sicurezza, Costantino Monteverdi, ma «per semplice conoscenza», mette in evidenza il giudice. Il «vero» destinatario della nota era infatti il capo di gabinetto della questura. «La Fabbri, quindi, già agli albori dell'operazione - si legge nella sentenza - si è arrogata compiti non propri, in violazione  della normativa... in modo totalmente autonomo  anche dai vertici  del comando che, colpevolmente, non hanno posto sotto controllo  e vigilanza la stessa operazione».
Vertici senza «alibi»
Un «fantasma», l'ex vice comandante, condannata  a 7 anni e 6 mesi,  perché il suo nome non compare in alcun verbale dell'operazione. Eppure, presente  al parco, come  ha ricordato Emmanuel Bonsu e come poi è emerso. Ma, oltre alla Fabbri, al Falcone e Borsellino c'era anche l'ispettore Stefania Spotti, quest'ultima presente anche  durante il fermo del ragazzo e condannata a 6 anni e 8 mesi.  Erano loro le responsabili di una squadra che per la prima volta affrontava  un'operazione antidroga. «Nel caso di specie sia la Spotti... sia la Fabbri... non possono invocare  il criterio oggettivo  dell'impossibilità d'agire - scrive il giudice -. Altrettanto evidente  che tale principio non può essere utilizzato per tutti gli agenti presenti...».
«Violate tutte le regole»
Responsabilità che tutti hanno sempre negato, accusando Bonsu di resistenza. Un'accusa che però  si è rivelata un boomerang, trasformandosi nell'imputazione di calunnia. Perché Emmanuel, secondo il giudice,  si è rivelato assolutamente «attendibile e credibile» nella sua ricostruzione dei fatti. E i testimoni, al di là di alcune incertezze, hanno di fatto avvalorato le dichiarazioni del ragazzo. «Come ben ha sostenuto il pm, la resistenza  dedotta dagli agenti  nelle loro relazioni - si legge nella sentenza - è una pura invenzione, una costruzione artificiosa necessaria a giustificare  quella che è una vera e propria aggressione  in danno di Bonsu, un'aggressione  che, si badi,  non può comunque ritenersi giustificata da uno scambio di persona perché avvenuta  sin dall'inizio  in violazione  di tutte le più basilari  regole che riguardano  le modalità d'intervento  e l'uso della forza da parte di pubblici ufficiali  nell'esercizio delle loro funzioni».
Il Comune? Non ha «colpe»
Personale che «improvvisa» un  blitz antidroga: è un giudizio pesantissimo quello messo nero su bianco nelle pagine della sentenza. «Emerge un quadro sconfortante  sia sotto il profilo  della preparazione tecnica  degli agenti  sia del loro addestramento per compiti», si legge.  Ma l'Amministrazione non ha  responsabilità: «...le condotte degli imputati  non sarebbero in alcun modo  riferibili  al Comune di Parma - scrive il giudice - risultando essere  venuto meno sia il rapporto di immedesimazione  organica tra quest'ultimo e gli stessi, sia qualsiasi nesso  di occasionalità necessaria, tale da porre  in collegamento  le mansioni da questi ultimi svolte  in qualità di agenti... e i gravi comportamenti  che sarebbero stati posti in essere,  vista l'assoluta  incoerenza degli stessi rispetto  ai doveri d'ufficio».
Nessun risarcimento, dunque, da parte del Comune in solido con i vigili. Una decisione, però,  contro cui  gli avvocati di parte civile daranno battaglia in appello. Mentre anche i difensori dei vigili hanno già annunciato ricorso.

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  • alceo

    18 Novembre @ 18.53

    per tutti i signori che si lamentano delle condanne dei callaghan da strapazzo, non si tratta di difendere drogati, spacciatori etc che vanno siciuramente condannati si tratta solo di condannare moralmente oltre che penalmente (come per fortuna avvenuto) una decina di macachi che per ambizione personale o voglia di mostrare i muscoli si sono macchiati di gravi reati.. simili personaggi meritano di essere espulsi dal corpo della polizia municipale al più presto possibile e mi auguro risarciscono nelle opprtune sedi giudiziare civili con importi ben superiori alla provisionale già inflitta.. se tornano a fare i manovali o gli autisti è meglio per tutti il problema non è che le pene comminate agli EX vigli sono toppo alte..è che sono troppo basse quelle del caso aldovrandi etc

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  • maria

    18 Novembre @ 09.04

    Ho letto le motivazioni della sentenza e, scusatemi per quello che sto per dire perchè poco indicato visto l'argomento, mi è venuto da ridere... Riporto testualmente: «Emerge un quadro sconfortante sia sotto il profilo della preparazione tecnica degli agenti sia del loro addestramento per compiti». Ma come? Emerge che i vigili non avevano la preparazione per fare il blitz e il Comune non ha colpa? Ma scusate: chi ha voluto questo speciale corpo all'interno della Polizia Municipale? Chi ha firmato la riorganizzazione del Corpo? Stento a credere che il vice comandante Frabbri abbia "inventato", al solo scopo di fare carriera, funzioni / mansioni che non competevano al Corpo. Non voglio entrare nel merito dell'accaduto perchè ora non è questo il mio intendimento ma l'Assessore sapeva, anche se solo per conoscenza, e poteva intervenire.

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  • JOHN GALT

    18 Novembre @ 09.01

    BASTAVA UN LICENZIAMENTO DEI VIGILI STRETTAMENTE COMPROMESSI E UN RIMBORSO ALL'EFFETTIVO DANNO SUBITO DAL SIG. BONSU . IL RESTO E' SOLO AVIDITA' DI QUATTRINI E UNA GRANDE INGIUSTIZIA GUIDATA DA UNA POLITICA BECERA VERSO CHI PROVA , A VOLTE SBAGLIANDO, A DIFENDERE I NS. FIGLI DALLA DROGA E DALLA ROVINA PERSONALE. VORREI VEDERE SE CHI SI SCAGLIA COSI' FORTEMENTE SULLA STRUTTURA DEI VIGILI AVESSE UN FIGLIO, DI CUI DOVRA' OCCUPARSI PER TUTTA LA VITA , CADUTO NEL TUNNEL DELLA DROGA E DEGLI SPACCIATORI. A VOLTE E' FACILE PARLARE COME SNOB SEDUTI SUL DIVANO IN SALOTTO .... PROVATE A FARLO SDRAIATI NEL VOSTRO VOMITO IN UNO SCATOLONE SOTTO LA PIOGGIA PERCHE' I DISPENSATORI DI MORTE VI HANNO SUCCHIATO TUTTI I SOLDI ED ENERGIE VITALI. SE LA SOCIETA' NON COMBATTE .... PUO' SOLO PERDERE !!

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  • fabrizio ferrari

    18 Novembre @ 08.24

    sfruttando l'occasione si potrebbe istituire un premio produzione anche agli spacciatori, visto che sembra non esistano più....

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  • Proteina

    17 Novembre @ 22.28

    Vero! Più nessuna operazione antidroga da allora. Sapete perché? Chi rischia grane personali per arrestare uno spacciatore oggi? Meglio girare lo sguardo da un\'altra parte! Di questo caso si è parlato troppo e spesso a sproposito. Conseguenza: più nessuno si dà da fare per rintracciare e fermare gli spacciatori.

    Rispondi

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