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Cristina Quintavalla: lettera-appello contro "il vecchio consociativismo"

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Lettera appello

Gli scenari che si stanno delineando in questi giorni in seguito alle candidature in vista delle prossime amministrative debbono essere denunciati prima che sia troppo tardi.
Il centro-destra (PdL e liste più o meno collegate) minimizza quanto è accaduto a Parma nei mesi scorsi, riconosce solo di avere fatto previsioni di sviluppo della città sovradimensionate e, senza aver compiuto alcuna autocritica politica, osa ripresentare davanti agli elettori i suoi uomini, prepotenti e strafottenti come prima,  con la bocca infarcita di “legalità, trasparenza, lotta alla corruzione”.  Sono state  ipotizzate persino le candidature di Ubaldi, il responsabile materiale e spirituale del fallimentare e disastroso governo della città di oltre un decennio, e dell'ex sindaco Vignali, a cui – tenero!-  manca il suo ruolo di sindaco!
Ciò  che è stato travolto del sistema amministrativo precedente non sono state solamente la corruzione o la concussione, ma  la collusione tra potere politico e potere economico, l'uso degli strumenti legislativi a vantaggio di lobbies,
E' necessario che impariamo a diffidare delle parole, facili da impiegare, ma che vanno smascherate,  perchè dietro ad esse si è nascosto un piano di appropriazione della città da parte dei poteri economici forti, un modello di potere economico-politico fondato su  un governo privatistico della città, sulla  speculazione, la cementificazione (Parma è al quarto posto), la distruzione dei suoli agricoli, la svendita del suo patrimonio storico culturale (si veda l' OSPEDALE VECCHIO, per tutti) e con esso della sua memoria storica e della sua identità.
E' necessario denunciare un governo della città che ha aggravato gli squilibri nella distribuzione della ricchezza, ha  bruciato danaro pubblico, sprecato risorse, creato forme  irreversibili di indebitamento.
In questo contesto il centro-sinistra, il PD in particolare, non può presentare un programma elettorale talmente generico, vago e indeterminato da non permettere di capire da che parte stia, quali interessi reali vuole difendere, quale inversione radicale di tendenza nel governo della città intende introdurre. Espressioni quali :vogliamo sostenere ”politiche attive del lavoro”, dare “sostegno al sistema delle imprese”, “legalità e trasparenza nelle società pubbliche e partecipate”, “sostegno al privato sociale”, incrementare “palestre e piscine”, valorizzare la cultura perchè “è il traino determinante per l'economia e il turismo”, affermare che la precedente giunta ha fatto un “ricorso alle esternalizzazioni eccessivo”o “politiche deboli e scarsamente indipendenti”, mentre null'altro si dice in ordine a scelte chiare e distinte di rottura e di inversione sui temi che i cittadini, attraverso lotte e proteste in questi mesi e in questi anni hanno posto come prioritari di qualsiasi agenda politica, dimostrano che nulla di nuovo si sta prospettando all'orizzonte. Non possiamo permettere che le priorità che sono state poste dai cittadini (no all'inceneritore, no alle esternalizzazioni dei servizi educativi, no alla manomissione e alla svendita ai privati dell'Ospedale vecchio, no allo spreco del territorio, no alle società partecipate, no alla cultura, intesa come traino dell'economia e del turismo, no al lavoro precario, flessibile e sfruttato nel privato e nel privato sociale, no alla privatizzazione della città) siano ignorate o  camuffate dietro parole vaghe e generiche.
Non è più il tempo dell'ipocrisia, dei giochi di parole, del dire e non dire.
Il pesante fallimento di queste forme di mistificazione politica ha prodotto il disgusto per la politica, per i partiti politici, sia nelle vecchie che nelle nuove generazioni, la rinuncia alla partecipazione democratica, la fuga nell'irresponsabilità e nell'effimero.
Non possiamo permetterlo. Non possiamo permettere che vengano candidati uomini che incarnano la vecchia tendenza al consociativismo, per l'opera dei quali il potere resterà saldamente in mano a chi ce l'ha, e con un colpo qua e uno là sembrerà che “tutto cambi, perchè nulla cambi”, come ha detto Pagliari, uomini attorno ai quali già si sta stringendo l'abbraccio dei poteri forti della città.
Questa città allo sfascio non è solo espressione di una classe politica corrotta o incapace, ma di un governo cittadino in aperto contrasto con la il ruolo che deve avere un'istituzione pubblica, che è quello di garantire l'interesse comune, il bene comune, una più equa distribuzione delle risorse, di impedire che vengano messe le mani sulla città da parte di lobbies, di fare scelte che ostacolino la speculazione, la rendita parassitaria, che garantiscano diritti e non favori o privilegi, giustizia e non prevaricazioni o soprusi.
Non è più dilazionabile la domanda di maggiore giustizia ed eguaglianza,  perchè  la vita della maggioranza delle persone è  precarizzata,  minacciata da una ormai insostenibile compressione salariale e da un  inaccettabile deterioramento dell'ambiente.
Non è più dilazionabile un governo della città incentrato sul preminente interesse pubblico.
Si tratta di una prospettiva di governo cittadino che il Comitato di lotta per la casa pose come irrinunciabile 35 anni or sono e che è rimasta inascoltata, sino a fare nuovamente precipitare la città nell'iniquità più inaccettabile.
Mi permetto pertanto di rivolgere un appello a quanti dei futuri amministratori  hanno a cuore l'interesse pubblico, a  prendere posizione chiara e inequivocabile sui temi che la città nei quartieri, nei comitati, sotto i Portici del grano ha posto come irrinunciabili.
Ad essi appunto non rinunceremo, perchè rappresentano le istanze di un'umanità solidale, inclusiva, che persegue il bene comune.

Cristina Quintavalla

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