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Protesta in carcere, la Cisl: "Fino a quando la fortuna continuerà ad assisterci?"

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Questa la lettera aperta al ministro della Giustizia diffusa dalla Federazione Nazionale della Sicurezza  della Cisl in merito alla rivolta dei detenuti nel carcere di Parma:

"Anche stavolta ce la siamo cavati… (per modo di dire): un solo agente ha subito un’intossicazione da fumo guaribile in 15 giorni e la protesta dei detenuti presso il carcere di Parma che hanno gettato di tutto nei corridoi per poi dare fuoco alle lenzuola, creando una grossa nuvola di fumo che si è estesa in tutta la sezione, è stata sedata senza ulteriori conseguenze.
Ci chiediamo però fino a quando la fortuna (!!!) continuerà ad assisterci e perché non si possa intervenire prima che tali episodi si manifestino. I problemi delle Carceri Italiane sono noti e riferibili innanzitutto al sovraffollamento (68.047 detenuti, a fronte di una capienza di 45.636 posti) ed alla carenza di personale di polizia penitenziaria. Le soluzioni sono altrettanto conosciute ma chissà perché non perseguite con determinazione. Ad esempio, per attenuare il sovraffollamento si potrebbe rafforzare lo strumento delle espulsioni dei detenuti extracomunitari, facendogli scontare la pena nei paesi d’appartenenza, far permanere gli arrestati nelle celle di sicurezza fino all’udienza preliminare ove si decide del loro eventuale ingresso in carcere, incrementare i circuiti alternativi alla detenzione, e così via. Per ridurre il problema della carenza d’organico, oltre all’adozione di un piano per l’assunzione di un’aliquota di personale adeguata, si dovrebbe finalmente investire sulle assunzioni regionali, anziché illudere il personale circa la possibilità di fare ritorno presso la propria regione d’origine e/o alimentare logiche poco chiare e, per arginare i prepensionamenti e i passaggi a ruolo civile, riconoscere la specificità della professione, dare seguito alle previsioni contrattuali, garantendo i diritti soggettivi ad oggi costantemente negati, cancellare la mannaia del blocco di scatti ed automatismi contrattuali che ha ridotto le buste paga del personale in divisa, più che per tutti gli altri dipendenti del pubblico impiego, assicurare il rispetto delle norme sulla sicurezza dei luoghi di lavoro, anch’esse mai applicate nella stragrande maggioranza delle carceri italiane, garantire dignitose sistemazioni alloggiative e idoneo sostegno psicologico al personale in servizio, ecc., ecc. Ma degli Istituti di Pena ci si ricorda solo quando ci sono eventi che balzano agli onori della cronaca o quando, per affrontare emergenze contingenti, si devono spostare detenuti da un carcere all’altro. Ed allora ci si trova di fronte a scelte cervellotiche che impongono di incrementare la capienza detentiva di un Istituto, in assenza, o quasi, di un adeguamento dell’organico, laddove già non è possibile garantire il rispetto dei diritti previsti dal CCNL agli uomini in divisa o di creare strani circuiti detentivi, distinti per colore, ipotizzando una sorta di mondo dei sogni ispirato al superamento del criterio di perimetrazione della vita penitenziaria all'interno della camera di pernottamento, senza nessun confronto con chi quotidianamente opera in prima linea, né alcuna aderenza alla realtà, ovvero alla drammaticità della situazione strutturale e logistica di gran parte delle carceri italiane.  E così, a Parma ci viene chiesto di accogliere ulteriori 80 detenuti riaprendo sezioni chiuse per mancanza di personale, ma non si danno risposte alle richieste ripetute da anni, quali quelle di inviare personale del GOM per la gestione dei detenuti 41/bis, di omogeneizzare i reparti detentivi, in special modo nelle sezioni miste (protetti/comuni, AS1/AS3), di liberare sezioni quali il transito e l’accettazione per poterle utilizzare come in origine, e cioè per la gestione di detenuti nuovi giunti sia dal punto di vista trattamentale che sanitario.
Con la speranza che il nuovo esecutivo, anche grazie al contributo d’esperienza e capacità che Ella saprà certamente garantire, possa finalmente adoperarsi per la risoluzioni delle summenzionate problematicità, si porgono Distinti Saluti".

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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