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Bernazzoli si scaglia contro l'abolizione delle Provincie

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Parla di coraggio, speranza e fiducia in un futuro migliore. Ma non nasconde l'amarezza per il destino sempre più incerto delle Provincie. Al tradizionale scambio di auguri natalizi con i componenti della giunta provinciale, Vincenzo Bernazzoli si sofferma sul momento critico e difficile per la nostra città e per l’intero paese: «Ci troviamo oggi in una situazione di preoccupazione fino a poco tempo fa inimmaginabile – dichiara il presidente Bernazzoli –. Il nostro paese vive un momento di reale rischio default e il panorama che ci troviamo di fronte non è certo dei più rassicuranti. Solo un anno fa nessuno avrebbe mai immaginato di trovarsi con le Provincie sostanzialmente “seccate”. Non rendersi conto dell’utilità di un ente come la Provincia che porta avanti servizi alla persona, senza la quale si andrebbe incontro ad un indebolimento e ad una grande confusione, è una vera “cazzata” e il tempo lo dimostrerà. In merito a questo e alla riduzione dei costi della politica, già in passato ho chiesto un confronto con Gian Antonio Stella, ma lui continua a rifiutarsi». E la risposta del giornalista non si fa attendere: "Il confronto? Sono disponibile".
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  • Francesco

    22 Dicembre @ 07.59

    Bernazzoli è talmente ridicolo che dovrebbe vergognarsi per quello che dice e fa, l'unico modello di sviluppo che conosce per la nostra povera provincia è solo quello delle lobby e del cemento, dobbiamo ringraziare anche lui per l'inceneritore di Parma! Ma Bernazzoli oltre a difendere se stesso e gli interessi che rappresenta cosa sa fare? Vi prego rimandatelo a cercarsi un alto lavoro che i cittadini non hanno bisogno di lui!

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  • Antonio E.Poci

    22 Dicembre @ 04.40

    Bernazzoli ci spieghi a cosa servono 3 prov in meno di 45Km,addirittura 4 in meno di 100. Del resto un presidente che fa una giunta senza nemmeno 1 laureato (ma 1 solo proprio non c'è),dunque gente con una preparazione approssimativa e con un liv culturale tra i peggiori in Italia,è evidente che non voglia perdere la poltrona.E noi lo dovremmo votare come sindaco?

    Rispondi

  • Nicola Martini

    21 Dicembre @ 19.20

    Nella situazione in cui si trova il Paese è comprensibile che vi sia maggiore attenzione da parte dei cittadini relativamente alla spesa pubblica. Tagliare i cd. sprechi onde evitare un ulteriore aumento della tassazione è un concetto sacrosanto. La proposta di soppressione delle Province, a mio modesto avviso, rientra in quegli eccessi tipici che si possono riscontrare nelle fasi emergenziali di una crisi. L'Ente Locale provinciale ha una funzione particolarmente importante, nonostante essa non sia ben chiara ai più. La struttura amministrativa di questo Ente, ad esempio, coadiuva l'azione delle stesse Regioni e dello Stato centrale. La Provincia, di fatto, è un Organo intermedio tra il Comune (Ente a volte di infime dimensioni) e la Regione (realtà alle volte estremamente vasta) che svolge una attività di raccordo basilare tra questi ultimi. L'eliminazione delle Province, pertanto, creerebbe un vuoto che dovrebbe essere in qualche modo riempito. Ciò produrrebbe il rischio di veder istituire nuovi soggetti stabili, magari non elettivi e pertanto difficilmente controllabili dal cittadino, che si facciano carico delle funzioni demandate attualmente alle Province. Dette funzioni difficilmente potrebbero essere svolte adeguatamente dalle Regioni, proprio per la distanza di questi organi dal territorio su cui si deve svolgere una specifica attività, con buona pace per l'efficienza ed efficacia richieste all'azione amministrativa. Personalmente, ritengo che sarebbe utile considerare una razionalizzazione delle Provincie anziché la loro completa abolizione. Il fatto che negli anni siano state istituite Sedi provinciali di infime dimensioni denota come in certi casi la politica risponda ad ottiche clientelari piuttosto che all'interesse pubblico. Il contrasto allo spreco (o alla clientela) però non deve privare la struttura statale di Istituzioni la cui utilità è particolarmente elevata. La razionalizzazione a cui ho accennato in precedenza permetterebbe sin da subito, con Legge Ordinaria anziché Costituzionale, di veder ridotte le Sedi provinciali dalle attuali 110 a circa una trentina. Con una azione di questo tipo sarebbe garantita una riduzione della spesa pubblica nonché l'esistenza di un Organo pubblico difficilmente sostituibile

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  • Paolo Reggiani

    21 Dicembre @ 18.01

    Attenzione gentili amici commentatori a valutare le Province. Adesso come adesso sono state trascurate e quindi appaiono inutili, in realtà hanno delle funzioni specifiche ed anche tanti Comuni, soprattutto quelli più piccoli (cioè quasi tutti) hanno detto che toglierle produrrebbe un sacco di problemi. Se poi le Province fossero riformate interamente, coinvolgendo in quella riforma radicale anche i Comuni, si potrebbe snellire di molto l’amministrazione pubblica ed ottenere grandi risparmi. L’abolizione come attualmente prevista darebbe un risparmio minimo ai conti pubblici: sui 150 milioni di euro all’anno: il costo degli organismi politici, presidente, giunte, ecc. e di qualche immobile. I compiti delle Province, quindi la gran parte del loro costo annuo di 15 miliardi di euro complessivi resterebbe passando soltanto di mano: a Comuni e Regioni, che hanno giù i loro guai economici. Non si esclude che questo passaggio non richieda altri soldi. Anche 150 milioni di euro sono un risparmio, ma quanto costerebbe farlo? Le finte riforme, tanto per far qualcosa, normalmente costano ben più di quel che fanno finta di risparmiare.

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  • Stakanov

    21 Dicembre @ 17.51

    Chi ha vissuto e vive di politica non può che dire quanto ha detto VB. La sola possibilità che possa diventare Sindaco è una iattura.

    Rispondi

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