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C'era una volta il "salotto" di Parma

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Gian Luca Zurlini

C'era una volta il «salotto» di Parma. Così si potrebbe parlare oggi di via Cavour, la strada che fino agli anni Ottanta era la «regina» incontrastata fra le vie del centro storico e che univa le preferenze dei giovani, che lì si ritrovavano per la cosiddetta «vasca» e dei meno giovani, che frequentavano le eleganti e storiche botteghe che la caratterizzavano.  C'era una volta, appunto, ma oggi non c'è più. Con la prossima chiusura della storica libreria Battei, annunciata dallo stesso Angelo Battei alcuni giorni fa proprio alla «Gazzetta», la via perderà anche quello che era rimasto il suo più antico e tradizionale negozio. E ormai si possono davvero contare sulle dita di una sola mano, o le superano appena, le «vetrine» che resistono da più di qualche decennio. Andando in ordine sparso, sono l'ottica Queirolo, il fruttivendolo Montagna, la cartoleria Avanzini, il negozio di abbigliamento Lazzari e la farmacia Pirani. E qui ci si deve fermare se ci si limita a chi era già presente nell'immediato dopoguerra.  Volendo, poi, si può aggiungere la pizzeria «Al Corsaro», una delle prime di Parma, aperta negli anni Sessanta, la pasticceria Provinciali (che però ha cambiato gestione e « look») e le due tabaccherie. Tutto qui:  davvero poco  per una strada che è sempre stata il «cuore nobile» della vita commerciale cittadina. Un cuore che però, oggi, senza nulla togliere alle dignitosissime attività che si sono insediate al posto di quelle storiche e tradizionali, di fatto non pulsa più. Già, perché il paradosso di via Cavour è che qui il problema non è quello della «desertificazione commerciale». Infatti,  non ci sono negozi vuoti. Ma quello che manca è l'«anima» che la faceva vivere, la caratterizzazione fatta di commercianti e persone chiaramente distinguibili e che rappresentavano una vera e propria identità unica nella città, tanto elegante e discreta quanto popolana e chiassosa era la Ghiaia, altro luogo ormai stravolto e irriconoscibile della «vecchia Parma».   E se è vero che tutto il centro è cambiato, è altrettanto vero che in via Cavour questo cambiamento è stato spinto all'ennesima potenza. Ché la cortesia di commesse sorridenti  non può certo sostituire la simpatia e la carica di umanità dell'edicolante-libraio Pellacini, che per più di mezzo secolo ha venduto giornali e libri proprio nel punto in cui la Piazza cede il passo alla strada.  Oppure la calda accoglienza che sapeva fornire ai propri clienti il profumiere-bigiottiere Udilio. E cosa dire di Luciano Zazzera, il «barista coi baffi» che aveva saputo creare nel bar Cluny un ritrovo unico nonostante gli esigui spazi a disposizione.  E poi le due cartolerie, Bigi e Bocchialini, entrambe cariche di storia, al cui interno  si respirava quell'odore ormai scomparso di carta e inchiostro di una volta. Ma c'era anche la «magia» dei giocattoli di Lombardini, un negozio che ha fatto sognare, assieme a Castelli di borgo Goldoni, generazioni di bambini parmigiani quando i grandi magazzini e i giochi elettronici erano di là da venire.   E poi c'erano la salumeria Ferrari, proprio a fianco di Lombardini e la drogheria Zerbini, che aveva mantenuto l'insegna con il nome del proprietario originale, sostituita oggi da un negozio della Bialetti. E il bar Italia, con il «mitico» cameriere Raboni che sapeva tutto di tutti.   E ancora  Rossi, il «cappellaio» che era il punto di ritrovo dei goliardi parmigiani, sicuri di trovare da lui feluche per tutte le facoltà e le misure.   Per non parlare della «magia» del cinema Capitol, prima ancora Edison, con la caratteristica tettoia liberty e un ingresso piccolo che conduceva all'imponente sala, forse la più lunga dei vecchi cinema di Parma. Dove fino agli anni Ottanta si sognava nel buio della sala, oggi invece si ragiona di denaro e di finanza.  Nell'ultimo tratto, dopo via al Duomo, c'era poi il fiorista Tagliavini, chiuso da pochi anni, da cui usciva il profumo dei fiori freschi e, dall'altra parte della strada, il negozio di scarpe Gino Campo.  E poi, proprio in fondo alla via, si fronteggiavano le eleganti vetrine della pellicceria Corradi, dove  si ammiravano pellicce al di fuori della portata delle tasche di molti e lo splendido negozio dello storico fotografo Vaghi, con un soffitto a cassettoni in stile liberty che oggi è stato «nascosto» dal controsoffitto di una profumeria.  C'era una volta il «salotto», e adesso non c'è più. Presto se ne andranno anche  dal palazzo della Riserva le associazioni degli ufficiali, impotenti di fronte agli affitti «di mercato». E' il progresso, bellezza, direbbe qualcuno.  Un progresso che però sta «succhiando» l'anima di una città  che rischia di diventare sempre più fredda, omologata e anonima. E la prospettiva, reale, è che fra qualche anno il centro di Parma diventi  omologato  a quello di 100 altre città. Via Cavour, in fondo, sta solo precorrendo i tempi .

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