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Conserva: confermata la condanna

Conserva: confermata la condanna
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IL VERDETTO - E' finita. Ricorso respinto. La Cassazione conferma la condanna per Antonella Conserva (ex compagna di Alessi): 24 anni, che ora diventano definitivi.

«Non cambia niente - afferma Paola Pellinghelli - nessuno mi potrà restituire Tommy, ma perlomeno si chiude una lunga pagina
fatta di processi, durata sei anni interminabili. Abbiamo avuto finalmente giustizia. E posso dedicarmi finalmente a mio figlio».
«Siamo soddisfatti, è la fine di un lungo iter processuale che ci ha impegnato per anni non solo da un punto di vista professionale,
ma anche umano», dice Stefano Catellani, uno dei legali di parte civile.

La sentenza è arrivata al termine di una giornata tesa durante la quale sono state rievocate in aula le drammatiche fasi del rapimento, conclusosi tragicamente, del piccolo Tommy. La prima sezione penale della Cassazione ha emesso il suo verdetto
in tarda serata.

L'articolo di Davide Barilli è sulla Gazzetta di Parma in edicola

LA DIFESA PENSA ALLA REVISIONE DEL PROCESSO. «Ora dobbiamo solo preparare il processo di revisione presentando nuovi elementi, fra cui l'esistenza del terzo livello che ha commissionato il rapimento per scopo non estorsivo, ma di vendetta e omicidiario». Lo ha detto attraverso una nota il criminologo Carmelo Lavorino, consulente della difesa di Antonella Conserva.
«Questa - dice Lavorino - è l’Italia che ci ritroviamo, con un sistema investigativo e giudiziario obsoleto e macchinoso, pronto a credere al primo "grande accusatore" che si pente e che accusa altri per salvare "se stesso", veloce come una lumaca, giusto come un terremoto. Attenzione - conclude Lavorino - un’altra persona innocente è stata sbattuta in carcere nella grande culla del diritto: l'Italia».

La cronaca di ieri
LA RICHIESTA DELL'ACCUSA - La Procura della Cassazione ha chiesto la conferma della condanna a 24 anni di reclusione per Antonella Conserva, con l’accusa di aver partecipato alle fasi della ideazione ed esecuzione del sequestro del piccolo Tommaso Onofri, il bimbo di 18 mesi rapito e ucciso il 2 marzo del 2006 a Casalbaroncolo. In pratica la Procura della Suprema Corte ha chiesto la conferma del verdetto del processo d’appello bis emesso il 17 giugno 2011 dalla Corte d’Assise d’Appello di Bologna.

E' la seconda volta che la Cassazione si occupa di questa vicenda definita di «estrema drammaticità» dalla stessa Procura della Suprema Corte. In precedenza, il 13 dicembre del 2010, la stessa Cassazione aveva annullato con rinvio la condanna a trent'anni di reclusione inflitta nel primo processo d’appello a carico della Conserva. In seguito all’annullamento della Cassazione, l’appello bis ha ridotto da 30 a 24 anni la pena per l’imputata condedendole le circostanze attenuanti generiche. Ora la Procura ha sottolineato che i fatti che indicano la responsabilità della donna - complice del compagno Mario Alessi e di Raimondi - «hanno la loro forza indiziaria e provano e giustificano l’affermazione della colpevolezza».
Per la Procura gli elementi raccolti dalle indagini e nei processi hanno una «forza probatoria indiscutibile». Tra questi, la Procura ha ricordato il fatto che Conserva, prima del sequestro, si fosse offerta come baby- sitter di Tommaso, fatto messo in collegamento con la designazione della donna a «custode del bambino» durante il rapimento. Di rilievo è stata additata, dalla Procura, anche la telefonata ricevuta dalla Conserva e fatta dall’Alessi dopo l'omicidio del piccolo. Telefonata di soli 9 secondi su schede sotto falso nome. In serata, o domani, la Prima sezione penale della Cassazione emetterà il suo verdetto. L’imputata è reclusa in carcere da 6 anni.

CARMELO LAVORINO: "CERCARE I MANDANTI NELL'AMBIENTE DELLA PEDOFILIA". «Questo è stato un rapimento su commissione a scopo di vendetta e non di estorsione, e l'omicidio del piccolo Tommy è stato premeditato: occorre cercare il terzo livello, quello dei mandanti, che è collegato all’ambiente della pedopornografia e della pedofilia nella zona di Parma e Bologna». Lo sostiene il professor Carmelo Lavorino dello staff difensivo di Antonella Conserva.
Lavorino, convinto di questa «tesi alternativa», ha spiegato che, nelle loro arringhe, gli avvocati difensori, Luigi Vincenzo e Eduardo Rotondi, chiederanno l’annullamento della condanna di Conserva. Secondo Lavorino - che si è già occupato della difesa di Federico Valle, prosciolto dall’omicidio di Marta Russo - contro la Conserva si è scatenata una «grossa colonna infame».

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  • angela

    11 Giugno @ 23.20

    La Conserva respira , Mario Alessi respira , Raimondi respira , un'anima innocente e sottoterra e noi a dire l'eterno, riposo aper lui . Ma fatemi il piacere basta con le baggianate , basta con la violenza sui bambibi , i bambini non si toccano ,da loro giù le mani come anche il piccolo Claudio Franceschelli . Anche li mi aspetto una giustizia giusta ed esemplòare come quella dell'alessi e allora si che potrò dire evviva la legge .

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  • Geronimo

    15 Marzo @ 09.12

    Ma io mi chiedo, è vero che essendo parte della difesa ho il compito di difendere l’imputato ma qui siamo di fronte alla morte di un bambino, non si sa nemmeno poi (o almeno non ricordo) se ha sofferto o come è morto, ma state ancora qui a difendere l’indifendibile? Non ha importanza chi ha ucciso e chi no, per me sono tutti colpevoli alla stessa maniera, avete ucciso un bambino, rovinato la vita ai genitori, senza contare che la conserva ha rovinato oltretutto la vita di suo figlio perché purtroppo per tutti lui sarà il figlio della conserva e Alessi, avete ancora il coraggio di parlare? Esistono dichiarazioni, testimonianze, prove, che provano il coinvolgimento a vario titolo dei personaggi in questione, signor Lavorino, che certamente leggerà questo messaggio, ma non si vergogna? Provi se ne ha il coraggio a vedere un bambino di un anno giocare, pensi poi che Tommy è morto, ucciso da qualcuno con la complicità della Conserva? Cosa facciamo le diamo una medaglia?

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  • cesare fontanesi

    14 Marzo @ 22.52

    con riferimento alle dichiarazioni di Lavorino per chiarire quanto segue; La tesi , prospettata dallo staff difensivo di Antonella Conserva, è stata smentita da tre sentenze penali di condanna definitive pronunciate da giudici diversi della Repubblica Italiana, che si sono occupati della triste vicenda del nostro piccolo Tommy. Ma non solo in fase di istruttoria la procura di Parma, di Bologna, i Ris,lo Sco di Roma non hanno trovato nessun indizio, per poter istituire una prova da portare in un tribunale. Le insinuazioni formulate nei confronti del padre della vittima sono del tutto gratuite e destituite di fondamento; peraltro rivolte a una persona che, attualmente in stato vegetativo persistente, non può più difendersi da questi attacchi che non meritano commenti!

    Rispondi

  • lella

    14 Marzo @ 21.25

    Finalmente abbiamo messo fine ad una squallida pagina della cronaca parmense. Riposa in pace piccolo tra le braccia degli angeli e dai forza alla tua mamma che in tutti questi anni ha subito uno strazio inumano.

    Rispondi

  • ferro

    14 Marzo @ 16.23

    credere che questa figura non sapesse nulla e' un po' arrampicarsi sugli specchi...che il problema giustizia esista non ci piove, ma pare che su di esso tutti si appiglino per giustificare il tutto e il contrario di tutto.

    Rispondi

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