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Le ultime volontà di un ciclista che ha osato sfidare il traffico

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Egregio direttore, le chiedo gentilmente di concedermi uno spazio per quelle che potrebbero essere le mie ultime memorie nel caso dovessi salire di nuovo in sella alla mia amata bicicletta nei prossimi giorni, avventurandomi nella giungla di asfalto e motori delle nostre strade provinciali.
Credo infatti che la dea bendata non possa più assistermi con assiduità come è successo oggi per cui mi preparerò al peggio.
Approfittando del gradevole pomeriggio di sole ho pensato di fare una sgambatina fra Parma e Sala Baganza per un totale di venticinque chilometri.
Purtroppo quella che si presentava come un'oretta di benefica attività fisica si è rivelata in realtà un giro sulla giostra del pericolo già alle porte di Vigheffio dove un baldanzoso giovine, nemmeno sfiorato dall' idea di poter rallentare la sua gioiosa corsa all'aperitivo a bordo della “mini200cavalli”,  ha costretto il sottoscritto ed un altro povero ciclista a mettere i piedi nel fosso. Alla colorita reazione “va pian siochett” il novello Alonso ha risposto indicandoci il cielo con un dito.
Proseguo cercando di minimizzare l'accaduto quando, dopo poche centinaia di metri, vedo arrivare in direzione opposta una monovolume che segue una traiettoria sicura e decisa in stile “Costa crociere “ guidata da una giovane signora che, individuato il ciclista sulla corsia opposta, viene colta dalla "sindrome dell' irrigidimento da strettoia" (braccia tese sul volante, tachicardia, chiusura totale delle palpebre e, ovviamente, frizione tirata per creare il giusto “effetto titanic” sull' avanzata della vettura) e mi costringe ad uno stop forzato per consentire l'incrocio dei mezzi.
Essendo fermo sul ciglio della strada, nel momento in cui mi accorgo che la Signora sta riprendendo i sensi le faccio un lieve cenno di disappunto con la testa sperando almeno in una scusa da parte sua... errore gravissimo... appena rinvenuta dalla sindrome succitata la Signora spara a zero sulla categoria dei ciclisti che, a suo dire, si sentono i “padroni della strada” e dovrebbero girare solo sulle piste ciclabili (argomento che affronteremo in altra occasione se sarò ancora su questa terra ).
La rabbia fa una prima comparsata sul mio volto ma, quando mi accorgo che sull' auto sonnecchiano tre bambini ed un neonato mi rendo conto che la signora ha già sofferto abbastanza negli ultimi anni e decido quindi di ingoiare la risposta e riprendo la mia strada.
Arrivo a Collecchio e mi accingo a salire verso Parco Nevicati e qui  incrociando un Suv munito, realizzo una cosa che potrebbe tornare utile ai fabbricanti di auto come slogan per vendere questi eleganti-ecologici-sostenibili mezzi di locomozione: “compera un suv e tutte le strade che percorrerai saranno a senso unico... il tuo...”. Piccolo alterco con il simpatico autista che sostiene che io sia contromano, non facendo caso alle righe gialle sull'asfalto che delimitano una pista ciclabile (termine che probabilmente non esiste nel vocabolario di chi possiede un mezzo di locomozione che necessità di un numero di metri quadrati per il posteggio proporzionale alle migliaia di euro che occorrono per acquistarlo).
Stanco e avvilito decido di far ritorno verso casa perchè gli astri, oggi, non mi sono sicuramente a favore, ed è meglio non scherzare troppo con la (mala)sorte.
Alla rotonda tra Sala Baganza e Stradella arriva l'ultimo attacco alla mia incolumità, questa volta portato da un furgoncino, guidato probabilmente da un artigiano all' inseguimento di qualche debitore, che non si accorge proprio della mia presenza e, con una frenata all' ultimo respiro, riesce a non spalmarmi il paraurti sulla tibia. Ovviamente il simpatico professionista parlottava tranquillamente al telefonino, ma questo, almeno in Italia, non fa più notizia...
Raggiungo casa e decido che è il momento di stilare le ultime volontà prima della prossima pedalata...
Lascio quel che resterà della mia bici al primo Amministratore che riuscirà a creare un corridoio di sicurezza per i ciclisti fra Parma e le prime colline a sud della città, corridoio che potrà essere rappresentato da una vera e propria pista ciclabile (un sogno!) o da una semplice conversione di qualche strada già esistente in percorso a traffico limitato e/o con bassi limiti di velocità realmente controllati.

Un ciclista
Andrea «Fisio» Fietta

Ogni giorno sulla Gazzetta di Parma le lettere al direttore dei cittadini


 

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  • Daniele

    28 Marzo @ 22.42

    Grande scrittore ironico ma che descrive una realtà purtroppo molto attuale su qualsiasi percorso si voglia affrontare in bici grazie al rispetto delle regole stradali interpretate come al solito " all'italiana". Grazie Fisio!

    Rispondi

  • Artemio Binosa

    28 Marzo @ 19.08

    Caro Andrea, negli ultimi mesi mi è capitato di birillare un ciclista, e come quasi sempre accade, la ragione stava nel mezzo. Tre sono le possibilità: 1 I parmigiani sono tra gli automobilisti peggiori 2 i ciclisti tendono a innervosirsi ad ogni incrocio per il solo fatto di dover frenare 3 lo stress quotidiano ci ha tolto il piacere della guida come il piacere della sgambata In attesa di uno spred migliore ocio ai gatti neri.

    Rispondi

  • paolo58

    28 Marzo @ 19.02

    Certi automobilisti è vero sono incoscenti e maleducati. Ma vogliamo parlare di tutti quei ciclisti che pedalano in strada quando è presente una pista ciclabile enorme e costata tanti soldi? E dei ciclisti che attraversano sulle striscie pedonali (esistono ancora) senza scendere dalla bicicletta? E di quelli che si chiamano cicloamatori e vanno a Felino, Sala Baganza (come il nostro amico) e pedalano affiancati a due a due se non in tre? La signora che ha detto che i ciclisti si ritengono padroni della strada NON HA TUTTI I TORTI.

    Rispondi

  • Domenico

    28 Marzo @ 18.45

    Lettera ironica, scritta bene e profondamente vera ... Propongo al nostro appassionato ciclista di dedicarsi, oltre alla bicicletta - perché no - anche alla scrittura, per documentare altre realtà quotidiane della nostra "distratta" società, sulla quale ci sarebbero molte altre cose da dire che "non funzionano" e della quale mi sembra essere acuto osservatore. A rileggerla.

    Rispondi

  • Daniele Tanzi

    28 Marzo @ 17.15

    Bella lettera, simpatica, scanzonata, ironica. L'ho letta con piacere. Ma, a malincuore, devo consigliare all'amico Andrea di rinunciare alla bicicletta. E' troppo pericolosa.

    Rispondi

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