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Ai domiciliari? C'era il sosia del "drago"

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di Francesco Bandini

Mentre era agli arresti domiciliari a Piacenza aveva ottenuto l'autorizzazione a venire a lavorare a Parma, in una ditta di confezionamento di capi di abbigliamento di cui risultava titolare il fratello. Ma quello che i carabinieri periodicamente andavano a controllare nell'opificio nella zona di via Calatafimi non era il 33enne cinese Lin Dong Sheng, ma un suo sosia. E così, con questo stratagemma - agevolato dal fatto che spesso per gli occidentali i cinesi si assomigliano un po' tutti - Sheng è riuscito a farla franca per svariati mesi. In realtà si trovava in Spagna, dove gestiva in tutta tranquillità i propri molteplici affari e dove, dopo lunghe indagini, i carabinieri di Piacenza, in collaborazione con la polizia iberica, l'hanno individuato in febbraio. Nei giorni scorsi l'hanno arrestato e, dopo aver ottenuto l'autorizzazione all'estradizione, l'hanno condotto in Italia, dove si trova attualmente, rinchiuso nel carcere milanese di Opera.
Lin Dong Sheng era inseguito da un mandato di cattura internazionale: doveva scontare una condanna a 8 anni di reclusione (di cui poco più di due anni già passati in cella) per sequestro di persona in concorso, sequestro di persona a scopo di estorsione e lesioni personali aggravate in concorso. Secondo i giudici, infatti, era a capo di una famiglia cinese che dal Paese asiatico, con la collaborazione di organizzazioni criminali locali, faceva venire in Italia e in Spagna connazionali da utilizzare come manodopera  a basso costo in una rete di attività commerciali e produttive a lui riconducibili, dove spesso queste persone venivano segregate e costrette a pagare ingenti somme per ottenere la libertà. Questa rete si estendeva in Emilia Romagna (oltre che Parma, anche Piacenza, Reggio e Rimini), in Lombardia, nelle Marche e in Spagna. In particolare, a Parma aveva diversi ristoranti, quattro appartamenti (tre in città e uno a Baganzola) e due negozi di abbigliamento, oltre a tre licenze per posto fisso nei mercati rionali e svariate altre licenze (non utilizzate) sempre per la vendita come ambulante nei mercati. 
Numerosissime le attività nelle altre città, fra cui anche bar, sale giochi, lavanderie e ditte di confezionamento di abbigliamento. Un «impero» che gli investigatori di Piacenza non hanno esitato a definire «impressionante»: un patrimonio che Sheng gestiva personalmente o per tramite dei numerosi membri della sua famiglia. Proprio a Parma vivono il padre, la madre e un fratello, che da anni conducono attività commerciali, fra cui alcuni ristoranti della città. Nell'ambiente era chiamato «Signore drago», a testimonianza del rispetto di cui godeva.
Su di lui aveva indagato anche la Direzione distrettuale antimafia di Venezia per il suo ruolo all'interno della mafia cinese, con particolare riferimento allo sfruttamento di numerosi concittadini della Repubblica popolare impiegati  poi come lavoratori clandestini in varie città dell'Emilia Romagna e non solo.
La scoperta dell'evasione dai domiciliari risale al 2006: in quel periodo l'uomo era in attesa che la Cassazione si pronunciasse definitivamente sulla condanna a otto anni che pendeva su di lui. Successivamente la condanna è stata confermata, ma del «Signore drago» non c'era più traccia da tempo. Ma i militari del Nucleo investigativo dei carabinieri di Piacenza, guidati dal capitano Rocco Papaleo, hanno iniziato un'intensa attività di indagine che non si è mai interrotta, ma resa particolarmente difficile dalla particolare chiusura e impenetrabilità della comunità cinese. Nel 2009 si era localizzata la presenza di Sheng in Spagna, ma solo di recente si era individuato con precisione il suo «rifugio»: si trovava dalle parti di Barcellona, dove sovrintendeva a una vasta rete di attività economiche e ristoranti. E proprio in un suo ristorante i carabinieri l'hanno trovato, dopo averlo seguito le tracce di numerosi suoi parenti che dall'Italia erano volati in Spagna per partecipare, insieme a lui, a un matrimonio cinese. Una festa che gli è costata la libertà. 

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