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"Basta compiti !". Dalla parte degli alunni stressati

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Cesare Pastarini

«Basta compiti!». Chiedete ai vostri figli di pronunciare questa frase davanti alla maestra o al professore... Apriti cielo. E se, invece, si provasse a partire proprio da qui per una riforma della scuola e per la formazione dei nostri ragazzi?

Il tentativo è di Maurizio Parodi con il suo libro fresco di stampa intitolato, giustappunto, «Basta compiti!» (ed. Sonda, euro 14). Per sostenere la tesi, il pontremolese Parodi sfrutta la sua storia personale umana e professionale in qualità di padre, maestro, dirigente scolastico, formatore, saggista. E si fa qui aiutare da alcuni noti pedagogisti, dall’analisi delle teorie di Gianni Rodari e di Antoine de La Garanderie, e da due famosi giornalisti e scrittori: Corrado Augias e Maurizio Maggiani. Il volume prende il via da alcune illuminate e illuminanti lezioni che Franco Basaglia tenne a Parma negli anni Settanta e dalla illogicità (o logicità per pochi) del comportamento dell’uomo nel compiere scelte economiche, sociali, politiche, quindi anche educative.Parodi lo sa. E’ normale che gli insegnanti diano i compiti a casa. Però, a suo parere, «non è sensato» e, addirittura, sarebbe dannoso. Il tema che dà il titolo al libro è accuratamente affrontato in 152 pagine con argomentazioni chiare e fondate, e interventi anche di chi, come Augias, non la pensa esattamente come Parodi. Il volume riporta inoltre gli esiti di uno stimolante dibattito avvenuto in rete sul network Ning, «La scuola che funziona», creato e diretto da Gianni Marconato.In «Basta compiti!» trovano spazio molti coriandoli di saggezza, firmati da illustri letterati, scienziati, docenti, artisti vissuti in epoche diverse. Tutti d’accordo tra loro e Parodi d’accordo con tutti.

Per Don Milani andava (va) aiutato chi aveva (ha) più difficoltà. Einstein sosteneva che le cose che contano non sempre si possono misurare. Ecco allora che nella scuola dovrebbero intervenire - per insegnanti e alunni - la passione, il piacere immediato (e non posticipato, del genere «studia, così diventerai…», peggio ancora il ricatto o il monito «studia, perché altrimenti…»), l’insegnamento dell’arte dello scrivere. Bertrand Russell sosteneva: «Gli uomini nascono ignoranti, non stupidi: la stupidità è il risultato dell’educazione».Si tratta solo di aforismi o c’è dell’altro? No, c’è questo e molto di più in «Basta compiti!». Imparare a imparare: sarebbe potuto essere anche questo il titolo del saggio. Parodi scrive: «Gli insegnanti danno i compiti a casa, perché gli studenti imparino (memorizzando le nozioni), e imparino a imparare, acquisiscano, cioè, un metodo di studio. Gli insegnanti spiegano e gli alunni studiano. In altre parole, a scuola s’insegna e a casa s’impara. Uno stupefacente paradosso». In questo lo aiuta Charlie Brown, che racconta a Linus di aver insegnato al cane a fischiare. Il cane naturalmente non fischia, ma Charlie Brown ha una spiegazione: «Ho detto che io ho insegnato, non ho detto che lui ha imparato».

Nel saggio si discute di ipocrisia sociale dei compiti e del rapporto insegnante-studente, di giustificazioni del tipo «sono i genitori che chiedono i compiti» perché i bambini e i ragazzi si devono abituare per quando andranno alla scuola superiore. Lungo il dibattito emerge che ci sono docenti che danno molti compiti «per il bene dei ragazzi». Le risposte sono complesse, ma l’analisi di Parodi e dei suoi ospiti è scientifica e appunto supportata da precisi studi, serie conversazioni e molto lavoro sul campo. Maurizio Maggiani, altro prestigioso conversatore, nell’ultimo capitolo si rivela favorevolissimo ai compiti. Seguono tre punti di sospensione. Perché Maggiani propone compiti diversi, strani, insoliti. Il saggio di Maurizio Parodi sembra destinato a far parlare di sé. Non solo tra studenti, genitori e insegnanti, ma anche tra coloro che desiderino affrontare l'argomento in modo non superficiale.

Basta compiti! Sonda, pag. 152, 14,00

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  • ric

    02 Maggio @ 19.00

    io credo che prima di giudicare bisognerebbe leggere il libro, in quandi lo hanno letto di quelli che hanno commentato? L'articolista pastarini ha fatto bene il suo lavoro, gli articoli sono sintetici per natura, tra l'altro usando il condizionale sulla validità della tesi del saggista Parodii. In pratica ci si chiede se un modo diverso di affrontare l'argomento è possibile. nell'articolo ci sono diversi punti interrogativi proprio 'per questo, suppongo. Chi non è capace di andare più in là del suo naso e parte prevenuto sarebbe meglio evitasse qualsiasi dialogo, 'ho ragione io e basta' non porta da nessuna parte. interroghiamoci, facciamo un forum in modo che tutti possano esprimere il proprio parere. Dire che si è sempre fatto così e che i compiti non hanno mai ucciso nessuno è di una superficialità disarmante, tra l'altro non vuol dire niente. alla laura sanvitale mi risulta che non diano compiti, è vero?

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  • Sara

    02 Maggio @ 17.24

    Cara Cristina, tutti i genitori si permettono di dire agli insegnanti cosa fare o cosa non fare e di pontificare sulla scuola.Ti ricordo che essi sono professionisti che si sono a lungo preparati per questo difficilissimo lavoro (oggi chi insegna non lo fa certo per lo stipendio nè per il prestigio sociale). Bisogna mettersi dalla loro parte e avere fiducia in loro! I compiti sono essenziali per far sedimentare gli apprendimenti acquisiti durante le ore di lezione.

    Rispondi

  • GABRIELE

    02 Maggio @ 09.28

    La scuola deve educare adeguandosi alle esigenze degli alunni... Oggi i ragazzi non sono quelli ieri, è ipocrisia dire che si deve cambiare il sistema sociale senza che la scuola adotti metodi educativi adatti ai tempi per Formare giovani uomini. Se la scuola non sà farsi amare dai suoi alunni, da essi non otterrà partecipazione e i compiti sono solo punitivi. provate a leggere qualcosa delle Waldorf Schule

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  • michele

    02 Maggio @ 09.17

    cristina obiettivamente non è solo colpa degli insegnanti, perchè anche molti di noi genitori non sanno fare il loro mestiere, allora cosa facciamo, gli togliamo i figli? per non parlare dei genitori separati che per ingraziarsi il bambino che hanno part-time sicuro non stanno lì a fare il "lavoro sporco" sperando che lo faccia l'altro, col risultato che non lo fa nessuno dei due. La prima e vera educazione, l'imprinting, è nella famiglia, c'è poco da fare.

    Rispondi

  • mario.u

    02 Maggio @ 09.15

    ma bestie, svegliatevi. POTETE non fare i compiti a casa. prendete in mano una zappa, oppure fate come corona. l'articolo? chiacchiere inutili! compiti a casa per sviluppare la disciplina. per dividere, ascoltate bene, chi si impegna dai furbetti. e poi, bambini, non crederete di sapervi gestire come uno studente universitario?! sento elogi al non fare nulla ogni giorno. che generazione siete? ma questo secondo me. spero nei pochi ma buoni, che ci sono sempre, per mandare avanti la baracca. buon lavoro.

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