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L'Efsa si presenta: oggi open day

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 Pierluigi Dallapina

C'è chi si occupa dei pesticidi e chi degli ogm, chi segue le tematiche legate alla nutrizione e chi valuta i rischi derivanti dall’impiego di coloranti e conservanti, chi studia i dati relativi alle malattie animali trasmissibili all’uomo e chi, alla fine del lavoro scientifico, cerca di «tradurre» le relazioni degli esperti e comunicarle ai media di tutta Europa.
 L’Efsa è una macchina complessa, che da lavoro a circa 450 dipendenti e che in occasione della Festa dell’Europa ha deciso di aprire le porte del palazzo di viale Piacenza alla città. Oggi pomeriggio dalle 15 alle 19 i cittadini potranno visitare la sede dell’Authority, e alcuni dipendenti illustreranno l’attività dell’Agenzia per la sicurezza alimentare.
«Noi lavoriamo sulle zoonosi, le malattie animali trasmissibili all’uomo. Non facciamo analisi di laboratorio, ma raccogliamo i dati e forniamo pareri scientifici alla Comunità europea, chiamata a legiferare per ridurre i rischi sulla salute umana», spiega Valentina Rizzi, veterinaria da tre anni e mezzo all’Efsa. «Grazie alla collaborazione fra l’Efsa, la Comunità europea e gli Stati membri dell’Unione – aggiunge – dal 2004 al 2009 i casi di salmonellosi nell’uomo si sono ridotti del 50 per cento».
 Alessandro Broglia, 36 anni, veterinario, all’Agenzia dal dicembre 2008, aggiunge: «Nella mia unità ci occupiamo dei pericoli biologici. Analizziamo i dati relativi a malattie come la mucca pazza, o al corretto modo di smaltire i sottoprodotti di origine animale». Come ripetono tutti i dipendenti dell’Efsa, il loro ruolo non è quello del chimico di laboratorio: le analisi vengono svolte in centri appositi, mentre in viale Piacenza si studiano i dati provenienti da tutta Europa per poi emettere pareri scientifici sulla valutazione dei rischi, inviare alla Comunità europea.
Claudia Paoletti, genetista vegetale dal 2006 all’Agenzia europea, si occupa di ogm: «Seguo la valutazione del rischio relativo a quegli organismi geneticamente modificati per i quali le industrie fanno richiesta di immissione sul mercato. Noi forniamo un parere, ma alla fine è la Commissione a dare o meno il via libera».
 Quando si parla di additivi alimentari si entra invece nel campo seguito da Ana Rincon, chimico spagnolo all’Efsa da quasi cinque anni: «Valutiamo la sicurezza di tutte quelle sostanze che vengono aggiunte agli alimenti. Siamo partiti con lo studio dei coloranti, in alcuni casi abbiamo ridotto la dose giornaliera ammissibile, e in altri chiesto maggiore documentazione alle aziende. Stiamo prendendo in esame anche i conservanti».
Gabor Hollo, 35 anni, viene invece dall’Ungheria, e il suo compito è quello di «tradurre e armonizzare le varie relazioni scientifiche prodotte dagli esperti». Ariane Titz invece è una nutrizionista originaria di Vienna che si occupa degli alimenti per i lattanti, mentre Maria Astridou, greca, è specializzata in tecnologie alimentari e segue le etichettature dei cibi. Silvia Valtueña ed Emanuela Turna si occupano rispettivamente di indicazioni nutrizionali e di indicazioni sulla salute.
La comunicazione è affidata a Lucia de Luca, laureata in Lingue e letteratura straniera: «Efsa tiene conto delle preoccupazioni del pubblico, ed è impegnata a fornire informazioni attendibili, obiettive, comprensibili e tempestive sui possibili rischi di sicurezza alimentare affinché ogni singolo cittadino possa decidere come meglio comportarsi». Alessia Vecchio è il direttore del personale, e anche lei ha dovuto superare i rigidi test di selezione: «Cerchiamo di sviluppare talenti amministrativi e scientifici. I nostri dipendenti hanno un’età media compresa fra i 35 e i 40 anni. Sono persone estremamente motivate, e per essere assunte hanno dimostrato grande preparazione». Margherita Guidi, da 4 anni all’Efsa, è il primo volto che le industrie incontrano quando si rivolgono all’Agenzia - «mi occupo di fornire informazioni sui regolamenti e le direttive» - mentre Domenica Autieri è un biologo che si occupa di pesticidi. «Fra i nostri ultimi lavori – spiega – c'è l’attenzione al problema della moria delle api. Noi valutiamo i rischi ambientali di ogni singola sostanza su gli organismi che non devono essere colpiti dai pesticidi».

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  • acosaserve

    14 Maggio @ 21.50

    Quello è il compito degli Stati Membri e della Commissione...non dell'EFSA...(per rispondere RENZ)

    Rispondi

  • marco

    13 Maggio @ 10.24

    Mai sentito di una PORCHERIA alimentare individuata o bloccata dall'EFSA. Etichette sempre più piccole e incomprensibili... import di ogni genere di porcheria, leggi comunitarie A FAVORE delle sofisticazioni industriali e ostili alla qualità artigianale. E poi TANTI FUNZIONARI e DIRIGENTI che "magnano", loro sì, cose buone.

    Rispondi

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