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Paolo e Luigi, i "corrieri" della solidarietà dei lavoratori Intercast

Paolo e Luigi, i "corrieri" della solidarietà dei lavoratori Intercast
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Qui di seguito trovate il racconto di Paolo e Luigi, che martedì sera sono andati ha consegnare le tende acquistate dai lavoratori Intercast all’ex sindaco di San Felice sul Panaro, che sta gestendo gli aiuti.
 
“..Medolla,Cavezzo,S.Prospero, e San Felice sul Panaro sono i paesi che abbiamo visitato oggi pomeriggio nel nostro breve viaggio nell'Emilia devastata dal sisma di questi giorni.
E' molto difficile descrivervi le  sensazioni che abbiamo vissuto attraversando in macchina questi paesi rimasti sconosciuti a tutti fino alla prima scossa di terremoto del 20 maggio.
Il primo paese che attraversiamo è Sorbara (quella famosa per il  lambrusco), qui vediamo il primo segno del terremoto, un casolare col tetto collassato all’interno. Io e Luigi ci guardiamo…mah…è troppo vecchio! Sarà caduto da solo!.. più  avanti un altro uguale….e questo?
Il terremoto inizia da qui, Luigi rallenta l’andatura, forse per curiosare meglio o forse per rispetto per quello che vediamo. Ci accorgiamo subito che tutti i casolari sono crollati, sono identici a quelli della nostra bassa, tutta la zona che attraversiamo è identica alla nostra bassa, le case, le chiese, i paesi sono quelli che siamo abituati a vedere qui da noi.
Il paesaggio non è quello che ti aspetti, non vedi subito i crolli,( a parte i casolari) le case sembrano intatte poi ti accorgi del nastro bianco e rosso che le circonda e le avvolge “battezzandole per sempre” inagibili per i loro inquilini.
Spuntano le prime tende, subito non le noti, poi ti accorgi che  ogni giardino ne ha una, piccole, molto piccole ma umane, dico umane perché in lontananza vediamo un grossa macchia blu.
È il primo “campo comune” della protezione civile che chiamano tendopoli.
Della “polis “non ha nulla ,le tende “BLU” sono allineate una accanto all’altra  con un’inutile ordine maniacale, in realtà sono  un vero e proprio campo militarizzato, recintato e controllato.. nessun segno di protezione,(parere personale)….in effetti sembrano disabitate.
Arriviamo vicino alla nostra meta di San Felice sul Panaro ma causa strada interrotta iniziamo a vagare per la campagna, improvvisamente un tuffo al cuore, entriamo per caso nell’area industriale, riconosco le immagini viste in televisione, capannoni sorretti da un lato da gigantesche ruspe e dall’altro aperti come scatoloni….provo a contarli…sono troppi…sono tutti nelle stesse condizioni!...ma come è possibile? Alcuni erano addirittura in fase di “finitura” o appena inaugurati…..qui sono morte tre persone, le uniche vittime di questo paese mi racconterà Lino.
Poco più avanti raggiungiamo la vecchia scuola (puntellata) adibita a centro raccolta materiali. Ci accolgono poche persone ,tra queste il nostro contatto Lino.
E’ l’ex sindaco di questo paese ,ci accoglie col sorriso tipico emiliano e ci presentiamo.
“Siamo i ragazzi di Parma ,ci siamo sentiti stamattina al telefono le abbiamo portato le  tende!”
Subito rimane di stucco e quasi sconcertato….”come quattro?” ..a me servivano almeno 50 tende!...Luigi sbianca imbarazzato…alla fine capiamo l’equivoco. Sono in arrivo da Parma altre 50 tende offerte da un’anonima ditta e fatte arrivare dalla Francia.
Le nostre 4 sembrano quasi inutili ma alla fine ci spiega che hanno un “dannato” bisogno di tende e nient’altro. Ci mostra il magazzino, scarpe di ogni tipo ,vestiti di ogni taglia, giocattoli, brande.
“Vedete quanta roba? Nessuno viene a cercare queste cose, vogliono solo tende!
Capisco il motivo e guardandoli vedo  lo stato d'animo di queste persone, hanno il terrore negli occhi, il terrore che la loro casa faccia la fine di quella del vicino, lesionata e resa inagibile per sempre. Vogliono dormire in tenda nel giardino di casa ormai rassegnati e spaventati nell’attesa della prossima scossa.
Nessuno vuole andare nel tende “BLU” come le chiamano , vogliono stare nella loro “Polis” fatta di vie conosciute ,di negozi, di piazze e di persone familiari, non vogliono finire sull’erba di in un campo da calcio .
Dopo i ringraziamenti e la foto di rito ci congediamo e mentre salutiamo Lino mi prende da parte e mi dice:
“mi devi mandare altre tende, per il momento mi servono quelle, poi ti farò sapere quello che mi serve!”
Io mi sento nello stesso tempo importante e coglione ,..mah come? tutta la storia che gli ho raccontato?...che siamo dipendenti di una ditta di Parma, licenziati da 2 giorni, che siamo riusciti a raccogliere quel poco che potevamo per aiutarli…le magliette con le nostre facce che gli ho lasciato in ricordo….faccio finta di nulla e gli prometto che se posso gli manderò almeno un’altra tenda.
Prendiamo la strada del ritorno, il paesaggio cambia, le case hanno le finestre aperte, la gente gira per strada, nessun segno di paura.
Imbocchiamo l’autostrada, silenzio in macchina, in lontananza il pinnacolo “BLU” della Barilla….siamo a “casa”!....è sembrato un viaggio lunghissimo e brevissimo nello stesso tempo anche perché queste persone sono a 60 km da noi, dalla nostra vita quotidiana.”

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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  • Patrizia Bissani

    05 Giugno @ 18.15

    Caro Ettore la classe operaia andra' in paradiso? Ma e tu?

    Rispondi

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