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Il sindaco di Cavezzo: la mia gente ha voglia di ripartire al più presto

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Roberto Longoni
Il suo municipio è una tenda, la  casa anche. Sfollato come sindaco e come cittadino di Cavezzo, Stefano Draghetti ieri sera s'è concesso una trasferta a Parma, invitato da  «Parma col cuore» e dal suo presidente Roberto Chittolini. Una breve fuga dal fronte dell'Emilia ferita, fino a uno degli epicentri dell'Emilia solidale, per il concerto all'auditorium Paganini, dal quale è uscito con un assegno di «circa 20 mila euro» per la sua gente. «I parmigiani dovranno scusarmi» allarga le braccia Draghetti, in camicia e scarpe da tennis. Del resto, il guardaroba è «chiuso a chiave» nell'inagibilità domestica. L'ematoma sul  volto del sindaco s'è riassorbito, ma il faldone che gliel'ha procurato cadendo alle 9 del 29 maggio è ancora a terra in ufficio. Quel giorno ne erano già passati nove dalla prima tremenda scossa. «E da allora la gente di Cavezzo dimostra la stessa voglia di ripartire il più presto  -  dice il sindaco -. “Quando possiamo riaprire l'attività?” mi chiedono i commercianti. “Quando possiamo fare i lavori di messa in sicurezza?” mi domandano  i privati». Oltre al quando, il quanto: quanti sono gli edifici di Cavezzo sfregiati? «Il censimento è in corso d'opera. E' impossibile avere oggi dei dati precisi, ma sono circa 2.500 (in un Comune di 7.000 abitanti, ndr) le segnalazioni di danni pervenute al Centro operativo comunale». Nelle verifiche, si dà la precedenza agli edifici a rischio crollo  sulla pubblica via e che rappresentano pericolo per l'incolumità dei cittadini. Nessun dato certo sui muri né sulle persone. «Molti cavezzesi - prosegue Draghetti - erano già andati via dopo la scossa del 20. Inoltre, le tendopoli spontanee,  i camper e le roulotte, rendono difficile una stima precisa. Almeno 1.500 persone hanno lasciato Cavezzo, ma è una stima indicativa. In realtà, almeno in linea teorica, molti potrebbero rientrare avendo la casa senza danni, ma il fattore psicologico e la paura fanno sì che la gente preferisca dormire fuori». Così, il parco comunale e tanti spazi verdi sono diventati campeggi. Uno dei pericoli principali per la ripresa riguarda le multinazionali, delle quali si teme il trasloco. «Non possiamo obbligarle a rimanere, ma possiamo solo sperare che seguano l'esempio di grandi impianti industriali che hanno deciso di restare o che si sono spostate di pochi chilometri, per poi tornare. Le piccole realtà commerciali stanno cercando il giusto compromesso tra investimento e continuazione dell'attività, di concerto con l'amministrazione comunale per l'individuazione di spazi per collocare container e/o prefabbricati e casette di legno al posto dell'abituale sede». Poi, c'è il problema dei tempi d'attesa per ottenere il via libera per il ritorno nelle aziende. «I tecnici che hanno l'abilitazione per le schede Aedes (dell'agibilità degli edifici) sono pochi  e sono parte del Nucleo di valutazione regionale. Questi tecnici hanno la competenza sugli edifici privati, mentre per i capannoni industriali può intervenire un tecnico privato a patto che sia un ingegnere o un architetto strutturista con l'abilitazione per la compilazione delle schede Aedes». Quello dei capannoni è un «problema enorme». Oltre a quello della zona rossa, del centro, dove i negozi sono per forza tutti chiusi. Ora, al rischio scosse s'aggiunge il pericolo pantano. Da burocrazia. «Una macchina lenta, troppo per questa emergenza - dice Draghetti -. In questi giorni abbiamo sentito la vicinanza dell'Emilia e dell'Italia: sia in termini di abbracci solidali che di aiuti concreti. Cittadini e volontari hanno dato aiuti preziosi. Ma non si può dire altrettanto delle istituzioni».  Il terremoto in Abruzzo, lo si affrontò in altro modo. Qui, si devono fare i conti con un sisma chiamato  crisi, che ha imposto «nuove regole dell'ingaggio imposte proprio 5 giorni prima del 20. Ferrei limiti, quando prima non ce n'erano. Ora ci si deve misurare con snervanti e irritanti procedure: incomprensibili». E lente sono le risposte alle domande di rinforzi avanzate dal piccolo Comune di Cavezzo alle prese con un'emergenza immensa. «Servono almeno tre geometri e altrettanti ragionieri: che restino per capire i problemi e aiutarci a risolverli. Li abbiamo chiesti alla Direzione comando e controllo, ma alla fine sembra che la soluzione venga dai contatti diretti». Una stretta di mano e una promessa, come quella che potrebbe essere venuta dal «collega» Federico Pizzarotti, a sua volta presente sul palco. A sua volta alle prese con un terremoto, dice qualcuno. Ma tra debiti e devastazione ne corre.

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