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GCR - Ogni aspetto della vita di Parma è ambiente

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 Ogni aspetto della vita di Parma è ambiente: salute, trasporti, edilizia, agricoltura, rifiuti e qualità della vita. 

La vita di Parma, la vita dei cittadini di Parma, non sono merci e non si valutano a peso. 
Solo l’uomo in natura non vive a rifiuti zero. Consumiamo e buttiamo tutto, Terra compresa. 
Ma tutto questo non è più possibile e non lo è mai stato. Dobbiamo svegliarci, soprattutto qui a Parma, in una delle capitali mondiali dell’alimentazione, terra da sempre legata all’agricoltura e al territorio inteso come patrimonio ambientale. 
L'ambiente non è di nostra proprietà, non è un derivato o un bond. L'ambiente siamo noi ed è l'unica eredità che lasceremo ai nostri figli. Dobbiamo quindi smettere di avere una visione antropocentrica dell’ambiente e della vita e dobbiamo invece avere una visione biocentrica dove il cittadino è parte dell’ambiente e ricava dall’ambiente ciò che gli serve per il proprio benessere in un equilibrio bio economico. 
Questo patrimonio culturale non è moderno ma arriva da lontano, a Parma i nostri nonni lo avevano capito ed è completamente estraneo ai mercenari politici, ai banchieri e alle SpA. L'ambiente non è denaro contante. Vendere il territorio, ad esempio, è un reato etico, ambientale, politico, economico. La politica energetica deve andare verso la riduzione dei consumi e degli sprechi. Se il paradigma della crescita non viene messo in discussione, la politica energetica andrà alla ricerca di fonti rinnovabili in grado di sostituire quelle fossili. 
Il territorio non può essere utilizzato per coltivare mais per impianti a biomasse o per costruire centri commerciali alieni alla nostra tradizione locale di piccole realtà artigianali. L’ossimoro dello sviluppo sostenibile adotta come pannicello caldo la riduzione dei consumi limitandosi a richiami moralistici sulla risparmio energetico ottenibile con comportamenti pseudo virtuosi. Certo utili, ma insufficienti. 
Stampare fronte retro, spegnere le luci, togliere lo stand-by, bere l’acqua di rubinetto, fare il pane, la birra, lo yogurt in casa, comprare l’auto ecologica (altro ossimoro) sono tutte belle azioni ma sono solo l’inizio, sono condizioni necessarie ma non sufficienti. 
Non è questo il progresso, anzi si corre i rischio di ottenere una falso approccio al problema. Sono eco friendly in quanto insegno mia figlia a lavarsi i denti col rubinetto chiuso. Poi le faccio mangiare una bella bistecca alla settimana ovvero 3.000 litri di acqua usati per far arrivare sul piatto un etto di carne (acqua per irrigare cerali con cui si alimentano i bovini, acqua per pulire le stalle e per far bere i bovini). 
Allora bisogna essere consapevoli e iniziare a pensare in modo differente.
 
Fabrizio Savani
 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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  • LC

    21 Giugno @ 19.06

    Questa brutta, sporca, inquinante società dei consumi ha permesso un aumento della vita media a livello mondiale, con punte altissime proprio in Italia (e Giappone). Ha permesso un aumento straordinario della popolazione che – per alcuni versi – rappresenta un problema, ma d’altra parte è anche il contrassegno di un straordinario successo della specie Homo sapiens. Oggi i problemi in Italia (ma si stanno chiaramente affacciando anche nel Terzo Mondo), non sono fame e carestia, che sono stati sempre una oscura presenza che hanno accompagnato nei secoli la vita dell’Umanità. I problemi oggigiorno sono l’obesità, l’ipercolesterolemia, l’ipertrigliceridemia, e altri problemi legati all’opulenza. Non sono problemi di poco conto, però preferisco di gran lunga affrontare problemi legati alla sovrabbondanza calorica rispetto quelli legati alla penuria. Questa brutta, sporca, inquinante società ha permesso di realizzare un livello diffusissimo di alfabetizzazione e di acculturamento mai visto né immaginabile. Certamente, vi sono dei segnali “ambientali” in senso lato che non devono essere sottostimati. E ringrazio che esistano persone che si affannano a indicarceli. Anche se a volte, queste stesse persone, mi sembrano un po’ troppo catastrofiste e non in grado di vedere quali strabilianti obiettivi sono stati raggiunti grazie a questa brutta, sporca, inquinante società. Ciao a tutti.

    Rispondi

  • MA BENE

    21 Giugno @ 15.45

    caro ginoparma , non è rifiutare l'idea di rivedere i propri comportamenti è che non mi và che persone che cavalcano l'onda dell'ambientalismo mi impongano il mio stile di vita e purtroppo finche ci sarà GENTE come te rimarranno frasi nell'aria perchè avete i paraocchi che non accettate le conseguenze della modernità e del consumismo che E? LA NOSTRA SOCIETA' che io mio malgrado acceto. ciao sta be'

    Rispondi

  • margherita

    21 Giugno @ 15.28

    Faccio la raccolta differenziata. quando posso vado in bicicletta. bevo l'acqua del rubinetto..non sono disposta a fare il pane in casa,l'orto in casa, la birra in casa...non ho tempo, non ho spazio, non ho voglia; e anche vivere come le nostre nonne mi piace poco pocopoco ... forse le rilfessioni sull'ambiente dovranno essere un pò + ampie, + condivise e cercare soluzioni più concilianti con i modi e i tempi di vita delle persone tutte. Non si può imporre una nuova ideologia vegetariana! anche le sigarette fanno male anzi malissimo eppure la gente continua a fumare..

    Rispondi

  • gino

    21 Giugno @ 11.43

    Finchè ci sarà gente come PINKY che rifiuta totalmente l'idea di rivedere i propri comportamenti sociali ed economici in nome della sostenibilità ambientale, le parole di Savani resteranno solo belle frasi scritte su un monitor. Una nuova società sarà possibile solo quando la gente imparerà a rinunciare ai propri vizi.

    Rispondi

  • paolo

    21 Giugno @ 10.51

    Al Sig. Aristarco sfugge che se un territorio viene coltivato a cereali per alimentazione umana può per esempio fornire la sussistenza a 100 persone, mentre se viene adibito a cereali per allevamento bovino saranno al massino 8-10 le persone che mangeranno i frutti di quel pezzo di terra. Quindi alimentarsi in modo diverso, che non vuol dire mangiare insalata tutti i giorni, significherebbe usare meglio il territorio, evitandone il depauperamento. E tra le altre cose guadagnarne in salute. E magari ogni provincia potrebbe essere più o meno autosufficiente.

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