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Tempo pieno, tra promesse e salti mortali per garantirlo

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Enrico Gotti

Tempo pieno, le scuole fanno ancora acrobazie per garantirlo. A dirlo è «La scuola siamo noi», che interviene dopo le parole della responsabile  dell’Ufficio scolastico di Parma (ex provveditorato) Laura Gianferrari. La dirigente ha annunciato che a settembre ci saranno 17 classi a tempo pieno in più rispetto al 2011 e che  le nuove richieste delle famiglie sono state accolte.
«Ma ci si dimentica di dire che vi sono tanti tempi pieni, attivati negli anni scorsi, per cui l’organico non viene dato, lasciando sulle spalle delle singole scuole il completare questi orari. -  scrivono i docenti Roberta Roberti e Giordano Mancastroppa  di «La scuola siamo noi», movimento in difesa della scuola pubblica -.  Ci si vanta delle prime, ma si dimenticano tutte le altre classi che aspettano e non riceveranno mai. Ci si dimentica che tutte le classi a tempo normale ricevono irrevocabilmente un organico di sole 27 ore dal ministero (30 per le future quinte), ma funzionano normalmente per un numero di ore molto maggiore. Anche questo grava sulle singole scuole, andando a creare situazioni di “spezzatini” giudicati deleteri sia dalle famiglie che dai docenti, oltre che verificati come fallimentari dalla pratica didattica». «Cosa ci sia da esultare, in una scuola ridotta così, ce lo chiediamo. Che le classi a tempo pieno siano concesse, perché servono alle famiglie, è solo la normalità. Deve essere così, in uno stato normale. Non possiamo scambiare i diritti con i regali» sottolineano i docenti.
In questi anni di tagli, le scuole hanno fatto gli «straordinari» per rispondere alle famiglie. Per fare un esempio si può prendere la scuola Don Milani, dove ci sono genitori che ora chiedono di non modificare il loro tempo pieno. In questi giorni, così come in tanti altri istituti, si cercano di incastrare orari, di spostare docenti per garantire tutti i tempi prolungati, anche quelli “virtuali”, cioè attivati senza l’organico necessario del ministero. Tutti i genitori di una futura classe seconda hanno scritto alla dirigente scolastica perché sia mantenuta la continuità con le stesse maestre che hanno avuto lo scorso anno.
«Ci siamo trovate benissimo con le nostre due insegnanti. Ora però con la riorganizzazione di orari, si rischia che i docenti diventino tre e che lavorino su più classi, togliendo tempo alla loro - spiega la mamma di un’alunna -. Lo “spezzatino” di ore crea preoccupazione sia nei genitori sia nei docenti. Noi chiediamo continuità. In tempi in cui mancano le risorse ci sono persone che riescono a far funzionare molto bene le cose. Quelle esperienze vanno difese».
 

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  • Anonimo Parmigiano

    26 Giugno @ 17.50

    Il tempo pieno nasce da un esigenza che esula dal fine educativo della scuola.E' corretto che la scuola si faccia carico a tutti i costi di questa reale necessità sociale, spesso a scapito della qualità dell'istruzione?

    Rispondi

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