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Spip: dossier sulle acquisizioni "sospette"

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 Nomi, date e cifre per spiegare come è stato creato il buco di oltre 100 milioni di euro della Spip. E' tutto scritto nero su bianco nel dossier «Scandalo Spip» fatto circolare dalla Commissione Audit sul debito dopo la notizia degli avvisi di garanzia recapitati all'ex vicesindaco Paolo Buzzi, all'ex presidente della società, Nano Calestani, e al mediatore immobiliare Paolo Borettini, circa l'acquisto di terreni da parte di Spip da una società gestita dallo stesso Borettini. 

«Nel periodo compreso fra il 2005 ed il 2008 e oltre Spip appare trasformata in uno strumento che potrebbe definirsi, per semplicità, di appropriazione indebita», si legge nella prima pagina del dossier, mentre al termine della relazione il giudizio espresso è ancora più tranciante: «Le modalità di formazione del debito appaiono come espressione dello sfascio politico amministrativo immane da affrontare».
Ma cosa porta a formulare un giudizio così negativo? Nei complessi meccanismi di compravendita di terreni e di società che ruotano attorno all'espansione della Spip - le operazioni contestate riguardano le cosiddette Spip 2 e Spip 3 - il dato che balza subito all'occhio è il valore delle aree acquistate dalla società. Valore che sarebbe abbondantemente sopra le cifre di mercato e che è «lievitato» di diversi milioni di euro nel giro di pochi giorni, e addirittura di poche ore.
Il 3 ottobre 2005 la Reig - una società acquisita da Borettini nell'aprile 2006 - «acquistava un terreno di 35.148 metri quadrati al prezzo di 39,12 euro al metro per un importo complessivo di 1.375.000 euro». Lo stesso terreno, come spiega il dossier, verrà acquistato dalla Spip per un prezzo ben maggiore. «Il 16 giugno 2006 Spip acquistava da Paolo Borettini - si legge nel dossier firmato da Mariapia Ranza - in qualità di proprietario e amministratore unico di Reig, quello stesso terreno di 35.148 metri quadrati per un totale di  4 milioni 310 mila euro, prezzo aumentato in otto mesi di 2 milioni 935 mila euro».
Il 26 aprile dello stesso anno «Paolo Borettini aveva già concluso un affare d'oro», vendendo a Spip un «altro terreno di 37.449 metri quadrati a 118, 17 euro al metro (acquistandolo nello stesso giorno dagli originari proprietari a 75,41 euro al metro), realizzando in poche ore un plusvalore di 1 milione 611 mila euro». Restando in tema di compravendita di terreni per espandere le aree di Spip, i componenti della Commissione sul debito prendono in esame un episodio avvenuto nel 2007, quando la Mind Re, un'altra società che faceva capo a Borettini, comprò «dalla parrocchia di Ravadese 22 biolche di terra al prezzo di 2,5 milioni di euro» poi rivendute il 23 luglio 2008 a Spip «al prezzo di 4,3 milioni di euro», realizzando così un «plusvalore acquisito nel giro di sei mesi di 1,8 milioni di euro».
Le operazioni «sospette» però non terminano qui, e nel dossier vengono riportate con precisione. Come quella del 23 marzo 2007 quando la Spip acquistò da un privato oltre 100 mila metri quadrati di terreno a 70,04 euro al metro per un importo complessivo di 7,5 milioni di euro. «Il prezzo al metro quadrato - viene fatto notare nel dossier - appare anche in questo caso molto elevato per un terreno agricolo». Legato a questo terreno emerge un altro particolare quanto meno curioso: «Sarebbe stato imposto in sede di rogito, che il manto (produttivo) del terreno venduto, per una profondità dio 45 centimetri, depurato dei sassi, venisse trasportato in un altro podere» del venditore.
Per realizzare la Spip 3, il cda della società presieduta da Nando Calestani decise di acquisire la Reig, e come sostengono i componenti della Commissione, per comprare 516.249 metri quadrati sarebbero stati spesi oltre 32,8 milioni di euro. «Terreni acquistati sul mercato ad una media di 36,60 euro al metro quadrato - continua la nota - sono stati acquistati da Spip a 63,63 euro al metro quadrato». 
Con questi prezzi, il tanto sperato arrivo di nuove attività produttive si sarebbe letteralmente bloccato, e la conferma arriva anche da quanto contenuto nell'atto di citazione avanzato da Spip in liquidazione nell'ottobre 2011, in cui si afferma che «di fatto nessuna alienazione ha sin qui avuto luogo».
«Il tipo di gestione e amministrazione Spip nel periodo incriminato - continuano gli autori del dossier - è stato talmente scandaloso da indurre Massimo Varazzani, presidente del consiglio di amministrazione di Stt Holding che detiene l'intero capitale della Spip in liquidazione, ad avviare azioni di responsabilità nei confronti degli amministratori». Primo fra tutti, l'ex presidente Calestani.

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