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Adozione: percorso difficile. Ma l'amore vince

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Laura Birra

«Quando pensi di adottare un figlio lo immagini neonato. Vorresti ve-
derlo crescere passo dopo passo. E invece poi capisci una cosa fondamentale: che abbia 3, 5 o 8 anni, è sempre un bambino e per quanto grande possa sembrarti è ancora incredibilmente piccolo. E ha bisogno di tutto il tuo affetto, ma soprattutto della comprensione: riconoscerti come suo genitore per lui non è una cosa automatica». A raccontare la sua esperienza è una mamma parmigiana di 51 anni, che 9 anni fa ha intrapreso un percorso di adozione internazionale con suo marito. Nel 2009 è arrivato il loro bambino, Igor (nome di fantasia) che oggi ha 12 anni, va a scuola e fa tutto quello che un adolescente fa alla sua età. Ma arrivare al punto in cui sono adesso non è stato facile. 
Mara e Boris (i nomi sono entrambi immaginari) hanno affrontato un lungo iter, fatto di attese e grande sofferenza. Ma hanno deciso di raccontare la loro esperienza per essere d’aiuto a chi intraprende questo percorso sottovalutandone gli aspetti difficili o, al contrario, abbandona l’iter scoraggiandosi per i lunghi tempi di attesa. «I primi due anni sono trascorsi tra i colloqui con gli assistenti sociali, i dubbi e le perplessità, soprattutto le mie - spiega Mara -. In quella prima fase ero io a temporeggiare, a richiedere colloqui su colloqui, perché volevo essere sicura della scelta che avevo fatto: avendo più di quarant'anni era difficile adottare un bambino piccolo. E lo capivo: è meglio per un neonato avere genitori più giovani, però l’idea di avere un figlio già cresciuto mi spaventava terribilmente. Ma mi è bastato guardare negli occhi mio figlio la prima volta per capire che era più spaventato di me e allora i miei timori sono passati in secondo piano». 
Dopo i due anni trascorsi tra i colloqui con i Servizi sociali, Mara e Boris hanno ottenuto in pochi mesi l’idoneità genitoriale da parte del Tribunale dei minori. Poi si sono rivolti a un’associazione, «Amici dei bambini», che li ha seguiti nell’iter di adozione internazionale: «Abbiamo partecipato a un incontro organizzato dall’associazione, durante il quale abbiamo conosciuto anche coppie che avevano adottato bambini con problemi. È stata un’esperienza dolorosa, ma anche illuminante: quando pensi a tuo figlio lo immagini sano e bello. Non pensi che possa avere problemi fisici e non ti rendi conto delle enormi sofferenze psicologiche che può aver passato prima di arrivare da te. Hai nella tua mente un’immagine che non corrisponde alla realtà: i bambini veri non sono perfetti. Devi essere preparato ad affrontare le difficoltà che si presenteranno e che devi accollarti perché sei sua madre». Mara e Boris non si sono scoraggiati: hanno deciso di andare avanti. Hanno scelto la Russia come Paese di provenienza di loro figlio, poiché Boris proviene dall’Europa dell’est: una maggiore affinità culturale avrebbe aiutato sia loro che il bambino. Alle paure e alle ansie si sono aggiunti i tempi di attesa, lunghissimi: «Per un periodo di tre anni circa - spiega Mara - la Russia ha bloccato le adozioni internazionali. Poi, quando la situazione si è sbloccata ci hanno contattato per adottare due fratellini. Eravamo felicissimi, ma dopo quattro mesi il più grande non se l’è sentita. Capimmo la sua decisione, ma fu un grande dolore per noi». 
Due anni dopo, però, è arrivata la notizia che avevano tanto atteso: la possibilità di adottare Igor: «Era in agosto, lo ricordo come fosse ieri - dice Mara -. Durante il viaggio per andare da lui la paura quasi mi paralizzava: e se non non mi avesse accettata come mamma? In fondo era un bambino già cresciuto. Non potevo pretendere nulla da lui: io ero un’estranea, che non parlava la sua lingua e veniva da un altro Paese». E i primi mesi, in effetti, sono stati davvero duri per Mara, Boris e soprattutto per il piccolo Igor: «Mio figlio era come un soldatino: faceva tutto quello che diceva mio marito, non si comportava come un bambino di 9 anni. Abbiamo capito che lo faceva per paura di essere riportato indietro: era stato rifiutato già tre volte da tre coppie diverse. Verso di me non mostrava affetto, ma sapevo che era una cosa normale. Quello sarebbe arrivato col tempo: non ho mai preteso la sua gratitudine, io non ho regalato a lui qualcosa. Semmai è lui che mi ha fatto un regalo immenso». 
Quale consiglio può dare una mamma che ha già affrontato questo iter alle coppie che si apprestano a farlo? «Non bisogna vergognarsi a chiedere aiuto agli psicologi e agli assistenti sociali: l’adozione è un percorso difficile e queste persone sono lì per aiutarci. E nei confronti del bambino bisogna avere tanta pazienza. Non dico amore, perché quello è scontato. Igor è mio figlio: è naturale che io lo ami oltre ogni limite». 

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  • Grazia

    09 Luglio @ 17.09

    Sono le esperienze come quelle di Mara e Boris che ci danno la forza di andare avanti in un iter burocratico che a volte ti stanca e ti deprime oltre i confini del sopportabile. Ma non molleremo! Grazie per la speranza che ci avete dato con la vostra testimonianza.

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