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Editoriale - Legge elettorale: nessuna sarà peggio del "porcellum"

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di Giuliano Molossi 

Giorgio Napolitano ha ribadito ieri che «il primo nodo irrisolto da superare rapidamente» è quello di una nuova legge elettorale che risponda alle legittime aspirazioni dei cittadini. Se il Presidente della Repubblica è tornato con forza a invocare una riforma elettorale, è perché la questione è più urgente di quanto non si pensi. L'argomento, ne conveniamo, non è di quelli che appassionano l'opinione pubblica. Il tiraemolla sulle dimissioni di Nicole Minetti o le peripezie sentimentali di Belen Rodriguez richiamano indiscutibilmente un pubblico molto più vasto. Però, anche se molti fanno fatica a rendersene conto, una buona legge elettorale è la premessa indispensabile per un governo stabile, credibile, autorevole. Quella che abbiamo oggi, detta «porcellum», e definita «una porcata» dal suo stesso ideatore, l'ex ministro Calderoli, è impresentabile. Sarebbe una vergogna se i partiti non trovassero un accordo per archiviarla, se fossimo cioè costretti ad andare alle prossime elezioni politiche, nella primavera dell'anno prossimo, con questo obbrobrio. Che, lo ricordiamo, non consente agli elettori di scegliere i propri rappresentanti.
Qualche giorno fa abbiamo ascoltato il brillante sindaco di Firenze, Matteo Renzi, probabile rivale di Bersani alle primarie del Pd, affermare  che in Italia c'è già una legge elettorale che funziona e che è molto apprezzata dai cittadini, la legge per eleggere i sindaci, e che non si capisce perché i partiti non adottino quella anche per le elezioni di deputati e senatori. Renzi ha ragione: il sistema a doppio turno è di gran lunga il migliore. Al primo giro consente agli elettori di scegliere il proprio movimento o partito preferito e al secondo di optare per una delle due coalizioni più forti andata al ballottaggio. Un simile scenario fa inorridire i proporzionalisti  ma in realtà eventuali quote proporzionali potrebbero essere comunque salvate e ripartite sulla base dei voti ottenuti nei collegi uninominali. Quello che Renzi non dice è che  da solo il Pd non ha i numeri in Parlamento per far approvare il sistema a doppio turno. I partiti sono divisi, ciascuno ha la sua ricetta; se non si trova un compromesso il rischio di tornare a votare con il «porcellum» è molto forte. Il Pdl è contrario ai collegi uninominali e insiste per un modello spagnolo-tedesco (proporzionale con distribuzione dei seggi nelle circoscrizioni), l'Udc è per un sistema nettamente proporzionale col ritorno delle preferenze, Di Pietro chiede che sulla scheda ci sia l'indicazione del premier e della coalizione, Grillo spera in un «porcellum-bis» con un forte premio di maggioranza per chi vince (evidentemente è convinto che il Movimento 5 Stelle sia il più forte non solo a Parma ma in tutta Italia). Berlusconi, che con l'annuncio della sua candidatura ha sparigliato il tavolo, vuole una legge che  consenta di non escludere, dopo il voto, un governo di grande coalizione  e che al tempo stesso impedisca al Pd e ai suoi litigiosi ma numerosi alleati di fare bottino pieno e di lasciare agli altri le briciole.
Alla gente comune questi tecnicismi interessano ben poco. Noi crediamo che i cittadini chiedano sostanzialmente due cose. La prima: che un minuto dopo lo spoglio si sappia il nome del premier e della coalizione che lo sosterrà, evitando così le penose, interminabili liturgie della prima repubblica. La seconda: che chiunque vinca, abbia la forza e l'autorevolezza per governare l'intera legislatura, facendo quelle riforme strutturali che possano salvare il Paese dal baratro.

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  • roberto

    22 Luglio @ 11.37

    Caro direttore, c'è una contraddizione nel suo editoriale. Guardi che di tutte le leggi elettorali viste nella storia della Repubblica (proporzionale, Mattarellum, Porcellum) solo il Porcellum (e limitatamente alla Camera, dove c'è il premio di maggioranza a livello nazionale) garantisce che un minuto dopo lo spoglio si sappia il nome del premier e della coalizione che lo sostiene. E allora come può essere il peggio del peggio? In quanto ai nominati, si è tali con qualsiasi legge elettorale: se non c'è un partito che ti mette in lista, non vai da nessuna parte. Basta ricordare i famosi collegi sicuri del Mattarellum: quelli non erano nominati? Se vuole il vero difetto del Porcellum è semmai questo: non prevedere una soglia minima (che so, il 45% dei voti) perché scatti il premio di maggioranza. Sarebbe inaccettabile e antidemocratico che una coalizione col 35% dei voti si ritrovasse col 55% dei seggi alla Camera, con tutto il potere nelle sue mani (compresa la possibilità di eleggersi il Presidente della Repubblica che più gli aggrada).

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  • CLAUDIO

    22 Luglio @ 01.14

    Scusate la mia ignoranza in politica, ma non si poteva chiamare questa cosa con un nome diverso? Porcellum??? ma che è???........ un suino messo alla brace??? Mah??? Comunque sono d'accordo con gli altri lettori i politici una volta fallito l'obiettivo devono togliersi dai c....... Sorry per l'espressione ,ma non mi veniva in mente altro termine SALUTI CLAUDIO LIBERO OPINIONISTA OPINABILE CAMERUN DOUALA

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  • canenero

    21 Luglio @ 21.54

    Mi piacerebbe che si ricordasse chi è stato a fare il porcellum: sono gli stessi che parlano di presidenzialismo e senato federale e che oggi valgono meno del 25%. Che stessero zitti almeno!

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  • Nicola Martini

    21 Luglio @ 18.14

    Pare ormai pacifico che il c.d. porcellum sia una Legge elettorale del tutto inadeguata sotto molteplici punti di vista. Allucinanti furono i metodi e la tempistiche adottati nell'azione di riforma del sistema elettorale. E' bene ricordare che questa modifica fu redatta in fretta e furia alla fine della Legislatura 2001-2005 dall'allora maggioranza di centrodestra contro tutto e tutti. Le opposizioni parlamentari non furono ascoltate, violando il principio giuridico e di buonsenso secondo cui le regole fondamentali di una democrazia debbono essere condivise da larghe maggioranze, e fu cambiata la norma in prossimità delle Elezioni ponendo in essere una pratica estremamente discutibile dal punto di vista istituzionale. I guasti paventati da chi era contrario a una riforma di quel tenore si son, purtroppo, puntualmente verificati. Ora si deve porre rimedio ai danni prodotti da questa Legge. La proposta di una norma a doppio turno, a mio modesto avviso, potrebbe essere la soluzione ai problemi di instabilità politica del sistema istituzionale italiano. Da decenni vengono presentati progetti di riforma costituzionale con la scusa dell'instabilità politica del sistema non capendo, o facendo finta di non capire, che la stabilità generalmente è garantita da una buona norma elettorale e non da altro. Cercare di far approvare riforme costituzionali sulla base di questi presupposti mi pare del tutto inopportuno nonché pericoloso. L'ultima riforma, rigettata fortunatamente con Referendum costituzionale nel 2006, veniva (non a caso) a creare squilibri pesanti in quel sistema di contrappesi che può far la differenza tra un buon sistema istituzionale ed uno pessimo. Il rafforzare in tal modo i poteri dell'Esecutivo, avendo chiaro il modus operandi di talune compagini politiche (le quali vedono nelle opposizioni e nei sacrosanti contrappesi istituzionali degli inutili orpelli e fastidi), mi pare del tutto inopportuno. La riforma che ha dato appunto vita al porcellum è un esempio, tanto lampante quanto deteriore, del concetto di democrazia presente nelle menti di alcuni politici. Un sistema elettorale a doppio turno, potrebbe giungere alla c.d. quadra rispetto alle esigenze contrastanti in una realtà istituzionale democratica. La rappresentatività verrebbe garantita assicurando ai principali partiti minori un diritto di tribuna, togliendo loro la possibilità di influenzare in maniera sproporzionata (magari con solo il 4 o 5% dei consensi) le politiche di una intera maggioranza. Purtroppo sembra che l'accordo per una nuova Legge elettorale sia ben distante dall'essere raggiunto. Le ultime vicissitudini relative alle riforme costituzionali hanno ridotto i margini di manovra per un rapido accordo sul sistema elettorale. L'aver introdotto emendamenti (P.d.l. e Lega) sull'adozione di un sistema semi-presidenziale nonchè sulla creazione di un Senato "federale", gettando per aria gli accordi raggiunti con le altre compagini della maggioranza, ha probabilmente reso estremamente difficoltosa la convergenza per una modifica adeguata del sistema elettorale.

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  • andrea

    21 Luglio @ 15.39

    Il sistema elettorale dei comuni è il migliore, non solo per il meccanismo, ma anche per i grandi poteri che assegna ai sindaci, che potrebbero essere estesi anche al Presidente del Consiglio per rendere efficace davvero l'azione di governo. Ad esempio, la possibilità di nominare gli assessori (ministri) con relativa decadenza dal consiglio comunale (camera o senato), se eletti, e possibilità di sostituirli rapidamente e facilmente. Altrettanto, se non più importante, la decadenza dei vertici della pubblica amministrazione ad ogni cambio di governo e possibilità di scelta dei dirigenti del comune (ministeri). Oggi nessuno è in grado di guidare efficacemente la macchina amministrativa nazionale e si lascia ai boiardi di stato buona parte del vero potere in quanto di fatto intoccabili. Anche negli Usa funziona così.

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