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"Asili e nidi: la sfida è salvare l'esistente"

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Anna Maria Ferrari

L'obiettivo? Mantenere i servizi educativi così come sono. Già conservare l'esistente è una sfida, in questi tempi di crisi». Donna, due figli, laureata in inglese e tedesco, un impegno ambientalista in Gestione corretta rifiuti: Nicoletta Paci, numero due della giunta a 5 Stelle, vicesindaco con deleghe a nidi e asili, scuola e università, ovvero la pesante responsabilità dell'educazione scolastica dei nostri figli, non si lancia in proclami. Le accuse di immobilismo?  «Adesso siamo nella fase di ascolto e condivisione. La cosa che mi preme è cambiare paradigma. Non proporre qualcosa dall'esterno, ma ascoltare le esigenze di tutti. Poi verranno fuori i progetti. In tempi brevi». Stato di fatto e prospettive: ecco il punto di Nicoletta Paci sul pianeta scuola.

Liste d'attesa: secondo i dati del Comune aggiornati al 31 agosto, i bambini rimasti fuori dai nidi sono 593, quelli dalle scuole materne 800. Nonostante i circa 60 posti reperiti in extremis in strutture convenzionate o private, i numeri sono alti. Cosa sta facendo la giunta per abbatterli?
Intanto i dati non sono definitivi: molte famiglie, com'è prassi, hanno iscritto i figli in più strutture, ad esempio anche statali o private. Un'idea più chiara l'avremo alla fine di settembre, quella definitiva a dicembre. Di certo la domanda delle famiglie è aumentata del 5 per cento circa. Soluzioni in tasca non ne abbiamo. Stiamo lavorando: pensiamo a un ampliamento eventuale delle convenzioni, a modifiche del regolamento di accesso ai servizi, a forme sperimentali di accoglienza. In due strutture avviamo un servizio di sostegno alla genitorialità: nella fascia pomeridiana, due volte a settimana, la porta si apre ai bimbi rimasti fuori dal nido: un operatore li accoglie assieme alle madri. Nei nidi abbiamo più spazio d'azione, la normativa ci permette una maggiore flessibilità rispetto alle materne, che per legge hanno esigenze più rigide. Non abbiamo ricette, lavoriamo su ipotesi e progetti.

Graduatorie d'accesso a nidi e asili: lei ha detto di volere cambiare le regole sui punti cardine, cioè orario di lavoro, permanenza notturna fuori casa del genitore, pendolarità. Quali saranno le novità? Molte famiglie mettono sotto accusa le autocertificazioni alla domanda di iscrizione: si fanno controlli e quali?
E' presto per le ipotesi concrete. Sicuramente stiamo pensando a un aggiustamento del regolamento d'ingresso ai servizi. Ai punti che ha indicato, va aggiunto il problema del lavoro part-time e del punteggio relativo: i genitori vanno aiutati. Recepiremo tutte le criticità che ci sono state segnalate, e sono tante. Anzi, invito le famiglie a farsi avanti. Stiamo cambiando le regole, ci serve la voce dei cittadini. I raggiri sulle autocerficazioni non sono da escludere, facciamo controlli a campione. Risolvere questo problema mi sta a cuore: anche come genitore mi sono trovata a fronteggiarlo. E' una questione di civiltà.

Precari e legge Fornero, con il blocco dei contratti a tempo deteminato. A Parma le operatrici in questa situazione sono circa 50. Qual è la soluzione?
C'è già un decreto legislativo chiaro: quel tipo di normativa non va applicato ai servizi educativi. Tutti i contratti sono stati rinnovati o lo saranno alla scadenza. Il problema del precariato è dettato da limiti di legge, non possiamo assumere personale. Siamo tra l'incudine e il martello. Ma i numeri delle «maestre» non cambieranno.

Parmazerosei, la società pubblico-privato che gestisce due nidi, tre scuole dell'infanzia e uno spazio bimbi, ha un futuro? La giunta è stata accusata di avere cambiato idea al riguardo, prima di averla voluta chiudere, poi non più. E' vero? Che fine faranno questi servizi?
Mi fa piacere che mi faccia questa domanda: posso chiarire la mia posizione. In un incontro con tutti gli operatori comunali, ho ribadito il mio apprezzamento per i nostri operatori. Ma mi riferivo appunto ai dipendenti comunali, non ho parlato di personale che non fa capo a noi. Al momento, non esprimo alcun giudizio, nè positivo nè negativo, sul servizio delle società che gestiscono le strutture. Proges compresa. Per me è un periodo di analisi e valutazione. Quello che mi preme ribadire è che non abbiamo assolutamente cambiato idea rispetto al nostro programma. Oggi abbiamo contratti di servizio e convenzioni, firmati dalla precedente amministrazione, che hanno una durata lunghissima: nel migliore dei casi 13 anni, nel peggiore 30. Questo ovviamente comporta dei limiti per l'amministrazione. I contratti sono in project financing, cioè costruzione di strutture che Proges ha già realizzato. Ci sono aspetti positivi e negativi: progetti lunghi su cui non possiamo intervenire, ma che hanno dato alla città nuove strutture. Valuteremo.

Quali sono i sistemi di controllo sull'operato delle strutture date in gestione?
Sondaggi tra i genitori, ad esempio: li abbiamo già fatti. Ma non ci fermeremo a questa modalità, ci saranno altri tipi di valutazione. Vogliamo che la qualità del servizio sia identica a quella comunale, il livello deve rimanere alto.

E se la valutazione fosse negativa?
Facciamo un passo per volta. Bisognerebbe capire per quale motivo e agire di conseguenza.

Fiore all'occhiello dei nostri asili e nidi è sempre stato il rapporto numerico tra bambini e «tate»: uno a cinque per i nidi, uno a sette per le materne. Resterà così?
Sì. L'obiettivo è mantenerlo.

Compresenze delle operatrici nelle sezioni: esistono ancora?
Sicuramente ci sono e le conserveremo laddove sono necessarie e dovute. Questo vuol dire tenere alta la qualità.

Le maestre chiedono formazione professionale continua, svolta da esperti con esperienza sul campo. Oggi a occuparsi di formazione è soprattutto l'Università: cambierà qualcosa?
C'è un gruppo di coordinatori pedagogici che svolgono attività di sostegno agli operatori, mentre per quanto riguarda specifiche problematiche ci serviamo di personale esterno, specializzato nel settore. Collaboriamo con l'Università, certo, ma sempre con docenti e ricercatori con conoscenze pedagogiche. Credo che il rapporto con l'ateneo dovrebbe essere incrementato.

L'anno scolastico è alla porta e gli alunni della Racagni sono ancora  divisi tra la Cocconi e la Corazza. A tutt'oggi non si sa ancora nulla dei lavori per la nuova scuola, progetto per cui Ciclosi ha messo  a bilancio 8 milioni.
Nelle prossime settimane faremo un incontro con i dirigenti scolastici e l'equipe urbanistica che si occupa della costruzione. Ci sta a cuore condividere il progetto: le richieste saranno ascoltate con la massima attenzione. I tempi dei lavori? Non possiamo sbilanciarci, siamo nella fase di raccolta delle segnalazioni.

Mense scolastiche: è vero che pensa all'introduzione dell'acqua di rubinetto a tavola?
E' una nostra idea, ma prima bisogna informare le famiglie, far capire che l'acqua dei rubinetti di Parma è buona come quella in bottiglia e tentare progressivamente di farla accettare ai ragazzi. Per decenni si è fatto credere che solo l'acqua in bottiglia è pura e salubre. Credo in questo progetto, si elimina la plastica, è un cambiamento importante per l'ambiente. Un'altra problematica è quella degli scarti di cibo nelle mense: non  vanno gettati, l'obiettivo è quello di farli avere alla Caritas, ad esempio. Per questo cercheremo anche di introdurre la modalità self-service, perché ciascun bambino scelga la porzione giusta per sè.

Gira voce che il Comune stia pensando di rivedere l'Alleanza educativa, che prevede gli insegnanti di ginnastica nelle scuole elementari.
E' tutto prematuro, queste scelte saranno fatto all'inizio dell'anno prossimo.

Il Comune è nel cda dell'Università. Quali saranno le linee del rapporto con l'ateneo?
L'Università è in un periodo di profondo cambiamento e di transizione che va rispettato nei suoi tempi. Detto questo, sono convinta che sia  un polo importantissimo per la città. Tra le priorità c'è sicuramente la collaborazione  con servizi, corsi, progetti di scambio con le scuole.

Crede che il livello di qualità tra le scuole di Parma sia omogeneo oppure ci sono istituti di serie A e altri di serie B?
Credo che vada ripreso un discorso formativo che probabilmente negli ultimi anni non è stato guidato e regolamentato. Ad esempio, ho trovato tantissime proposte di iniziative da parte delle scuole, ma occorre che siano indirizzate in modo omogeneo. Mio obiettivo è rientrare nel Patto per la scuola, progetto nazionale che rende più omogenea l'offerta formativa all'interno degli istituti della stessa città. Proprio per questo ho fissato un incontro con i nuovi dirigenti scolastici: discuteremo cosa fare per dare risposte univoche. Lo ribadisco: vogliamo capire quali sono le esigenze, ascoltare e dare risposte.

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