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Allodi difende la costruzione dell'impianto di Ugozzolo

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A distanza di pochi giorni dalla notizia dei tredici nomi iscritti nel registro degli indagati per il caso dell'inceneritore, prende la parola l'ex presidente di Enìa, Andrea Allodi, per spiegare i motivi che portarono la multiutility e le istituzioni del territorio all'idea di costruire l'impianto di Ugozzolo.
«Non entro nel merito della vicenda di questi giorni sulla quale si sono già espressi diversi soggetti - premette l'ex presidente -. Partirei con ancora negli occhi un cartello del comitato contro la nuova discarica di Roma in cui si diceva: facciamo anche noi come Napoli e mandiamo i nostri rifiuti all’estero. Roma ha una raccolta differenziata di circa il 20 per cento e nessuno si è posto il tema, a suo tempo, di cosa fare quando la discarica di Malagrotta si sarebbe esaurita. Qui viene ovvia una prima domanda: quante tonnellate di rifiuti si dovranno spedire all’estero perché una simile dilapidazione di denaro pubblico venga giudicata inaccettabile?».
Per Allodi, la scelta del forno metterebbe al riparo la città dal rischio di dover spedire i rifiuti al'estero, con un conseguente aumento dei costi di smaltimento. «Fortunatamente Parma nove anni fa (ricordare che allora Parma non aveva nessuna discarica ed impianto di smaltimento) si è posta, in una situazione di emergenza, il tema dei rifiuti - afferma Allodi nel suo intervento -. La Provincia ha quindi emanato  il Piano provinciale per la gestione dei rifiuti ed  il consiglio comunale di Parma  ne ha approva la  realizzazione sul proprio territorio senza nessun voto contrario. In quel momento parte l’iter autorizzativo con la costituzione della Conferenza  dei servizi di cui fanno parte la Provincia, il Comune di Parma ed i comuni limitrofi, l’Ausl, l’Arpa, i vigili del fuoco, la Sovrintendenza ai beni culturali ed architettonici eccetera, che al termine del 2008 ha  emesso l’Aia (Autorizzazione Integrata Ambientale)».
Allodi poi continua nella storia della genesi dell'impianto. «La Conferenza dei servizi ha imposto, tra l’altro, che le emissioni fossero a livelli inferiori rispetto alle normative europee su cui sono tarate le emissione della maggior parte degli impianti funzionanti in Germania, Svizzera, Olanda - spiega -. Ricordo inoltre che l’impianto doveva avere un impatto ambientale positivo sul territorio grazie alla forte espansione del sistema di teleriscaldamento. Ricordo che dal  2003  ad oggi la raccolta differenziata è salita da meno del 20 per cento al 50 per cento a Parma e al 60 per cento nella Provincia. Tali valori sono confrontabili con le eccellenze europee riferite a realtà comprendenti grandi insediamenti urbani.  Tutto questo per dire che Parma, anche se ben ultima in ordine di tempo nella Regione, non ha confronti con la realtà dell’Italia che vede totalmente irrisolte situazioni come quelle di Roma, Napoli, Palermo».
L'ex presidente, infine, ricorda l'esistenza di un movimento contrario all'impianto. «Negli ultimi anni - conclude - è sorto il comitato Gestione corretta rifiuti  che si è posto in contrapposizione a questo progetto adducendo problemi  di rischi per la  salute e sostenendo che tutto si risolverebbe perseguendo il progetto “rifiuti zero”. Sul primo punto ricordo che la Regione Emilia Romagna con il progetto Moniter  sta monitorando gli aspetti sanitari in modo serio ed approfondito e ad oggi non è emerso alcunchè. L’Istituto superiore  di sanità ha partecipato al progetto di Parma  così come l’allora direttore generale del ministero dell’ambiente Clini, oggi Ministro. Ma tantè, in una fase di totale delegittimazione delle istituzioni tutto questo non ha sortito alcun effetto. Nel frattempo due ricorsi al Tar,  alla Comunità europea, la sospensione dei lavori lo scorso anno. Per concludere chiedo alla comunità parmense come è possibile che i paesi virtuosi del centro nord Europa accettino i nostri rifiuti danneggiando la salute dei  propri cittadini?».
 

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  • luca

    07 Settembre @ 09.12

    Sig. Allodi: l'unico motivo per cui dal progetto moniter non è ancora emerso alcunché è il fatto che i primi dati ci saranno tra diversi anni. Quando allora verrà stabilito anche dalla regione emilia romagna che respirare i fumi di combustione dei rifiuti provoca esattamente quello che i medici ci hanno già detto che provocherà cosa faremo? Aspetteremo che terminino questi 20 anni di avvelenamento? Lei è un manager: faccia il manager. Abbiamo già parlato con i medici... che fanno i medici. Noi per la nostra salute parliamo coi medici, non con Enia!!!

    Rispondi

  • Matteo

    07 Settembre @ 08.20

    Enia invece di fare l'incerenitore vieni a mettere a posto i tubi dell'acqua del mio quartiere che da stanotte siamo senza acqua..... DAILA'''''''''''''

    Rispondi

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