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Pietro Vignali: "Non è escluso che torni in politica"

Pietro Vignali: "Non è escluso che torni in politica"
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Giuliano Molossi 

Giusto un anno fa, nel Comune assediato dagli «indignados», viveva i suoi ultimi giorni da sindaco di Parma. Oggi, a 44 anni, Pietro Vignali è un commercialista da 500 euro al mese che deve reinventarsi una vita. Un uomo solo, malinconico, con pochi amici e molti rimpianti. Il look, quello non è cambiato. Leggermente abbronzato, giacca blu con pochette d'ordinanza, camicia bianca. Niente cravatta, non gli serve più. Come il fidato autista, d'altra parte, che oggi fa il tassista.

Com'è la  sua vita oggi?
E' la vita di uno che ha ricominciato da zero dopo aver fatto politica con grande passione per 14 anni, senza risparmiarsi mai, lavorando sodo per il bene di questa città. Ricominciare non è stato facile.
Ricominciare per andare dove? 
Beh, per ora provo a fare il commercialista, poi si vedrà.
Con la politica ha chiuso?
Chissà, mai dire mai.
Non mi dica. E come potrebbe tornare? Dove? Con chi e per fare cosa?
E' prematuro parlarne.
Ma ha avuto qualche offerta per tornare in campo? 
Qualcosa c'è stato, ma  solo un contatto, una richiesta di disponibilità...
Da parte di chi? Del Pdl?
Sì. Ma non sono convinto. La politica sta attraversando un momento di grande confusione.
I partiti tradizionali sono in una fase di grave crisi, è grazie alla loro dabbenaggine, anche a quella del Pdl, che è nato e cresciuto il fenomeno Grillo.
In che senso dabbenaggine?
Beh, se avessero dimezzato il numero dei parlamentari, se avessero cambiato la legge elettorale restituendo alla gente la possibilità di scegliere i propri rappresentanti, se la casta avesse eliminato molti dei suoi privilegi, se gli onorevoli si fossero ridotti i compensi, Grillo non esisterebbe. In questo senso Grillo è un fenomeno che hanno creato loro.
Un «grillino» siede su quella che era la sua poltrona...
Una volta conquistato il ballottaggio, era scontato che vincesse. La gente votando lui ha manifestato la sua rabbia, la sua protesta contro un vecchio modo di far politica.
Lei si chiama fuori? Non pensa che votando Pizzarotti i parmigiani abbiano inteso punire anche lei ?
Hanno voluto voltare pagina, questo indubbiamente sì. Ma l'esperienza civica è stata un laboratorio che ha anticipato un nuovo modo di fare politica. Guardi che adesso, su scala nazionale, molti la stanno riproponendo. I partiti sono in crisi, ma fioriscono nuovi movimenti che si rifanno a quello che abbiamo fatto  noi qui a Parma.
Non mi dirà che vi copiano...
Non dico questo. Ma sotto molti aspetti, dal linguaggio ai progetti, si richiamano proprio a quel modo di fare politica stando dalla parte della gente.
C'è uno della sua generazione, di qualche anno più giovane di lei, che in questi giorni sta facendo molto parlare di sè. Il sindaco di Firenze, Matteo Renzi, punta a diventare il candidato premier del Pd. Le piace Renzi?
Sì, mi piace molto.
Lo voterebbe?
Non sono del Pd. Per il momento il problema non si pone. Poi si vedrà.
Dottor Vignali, facciamo un salto indietro e torniamo agli avvenimenti di un anno fa. Il suo inferno comincia il 24 giugno 2011. All'alba la Guardia di Finanza arresta 11 persone per tangenti. In carcere, fra gli altri, finiscono il comandante della polizia municipale, Giovanni Jacobazzi, e i dirigenti comunali Moruzzi e Iacovini. Questi ultimi due sono suoi stretti collaboratori e suoi cari amici. Che reazioni ebbe quando venne a sapere quel che era accaduto?
La prima reazione fu di sorpresa, sconcerto, sgomento.
Fu un fulmine a ciel sereno? Non se lo aspettava? L'inchiesta «Green Money» era partita già da qualche tempo. L'anno prima erano finiti in manette Tannoia, addetto agli appalti per la manutenzione del verde pubblico di Enia e tre imprenditori. Non era bastato quello come campanello d'allarme?
 Sì, mi ero preoccupato, ma non pensavo certo a sviluppi del genere.
Davvero non immaginava che potessero venir coinvolti anche alcuni dirigenti del Comune?
No. Per la verità mi erano giunte alcune voci su  di loro. Li affrontai a muso duro e chiesi conto dei loro comportamenti. Loro negarono tutto e mi tranquillizzarono. D'altra parte io vedevo che nel loro lavoro erano molto efficienti e professionali, non potevo lamentarmi.
Ma non fu una difesa debole quella di limitarsi a dire che non sapeva nulla?
Scusi, ma lei sa quel che fanno nel privato i suoi giornalisti? Che ne sapevo io?
Le accuse mosse ai suoi uomini però sono quelle di aver intascato denaro pubblico. Il gip Sarli nella sua ordinanza di custodia cautelare scrisse che gli arrestati avevano «una visione mercantile  della cosa pubblica». 
Lo accerteranno i magistrati. L'inchiesta è ancora in corso.
Dottor Vignali, lei è estraneo a questi fatti? 
Assolutamente sì.
Non è indagato? Non ha ricevuto un avviso di garanzia?
No.
Lei si è arricchito con la politica?
Per niente. Se vuole le faccio vedere il mio conto in banca. Ho poche migliaia di euro e due mutui.
Nel corso della sua carriera politica lei non ha mai ricevuto denaro da chicchessia per fare o per non fare qualcosa?
Mai. Assolutamente.
Quel giorno degli arresti  di Jacobazzi, Moruzzi e Iacovini lei comprese che era finito tutto? E se lo comprese, perché non si dimise subito?
Guardi, se fosse stato per me, se avessi pensato al mio tornaconto personale, sono d'accordo con lei: avrei dovuto farlo. Anche se ci sono presidenti di Regione, cito solo Errani e Vendola, che pur essendo stati rinviati a giudizio sono ancora al loro posto. Vendola, addirittura, corre per  fare il leader del centrosinistra. Io, come le dicevo, non ho avuto nulla, non sono nemmeno indagato. Comunque, dimettendomi subito mi sarei risparmiato  tre mesi di sofferenza.
E allora perché non l'ha fatto?
Per  senso di responsabilità. Perché non potevo lasciare la città, così da un giorno all'altro, senza fare cose che erano assolutamente indispensabili: garantire la realizzazione del Festival Verdi 2011, portare a casa 70 milioni di euro inizialmente destinati alla metropolitana, l'assestamento del bilancio comunale, i nuovi piani industriali delle aziende partecipate...
A proposito del buco delle Partecipate, un giorno del luglio di un anno fa  scrissi che il suo problema erano i ladri, non i debiti.
Mi ricordo bene. Aveva assolutamente ragione.
Se non ci fossero stati gli arresti per corruzione, lei si sarebbe salvato? Avrebbe potuto concludere il mandato nonostante l'impressionante mole di debiti? 
Certamente sì. Si è fatto un gran polverone sui debiti ma è un falso problema. Sotto i portici del grano non ho mai visto nessuno protestare per i debiti. Quelli del Comune di Parma, 165 milioni, circa 883 euro per abitante, sono inferiori a quelli di molte altre città. 
Ma il buco colossale è quello delle Partecipate, basta leggere la relazione del commissario Ciclosi per capirlo. Lei ha scaricato sul suo predecessore Ubaldi la responsabilità di aver creato la macchina dei debiti...
Io di Partecipate ne ho battezzate solo tre su trenta, le altre c'erano già. Io non posso caricarmi di responsabilità non mie. Le situazioni più critiche sono quelle di Stu Stazione, Stu Metroparma, Spip e Stu Pasubio, tutte società che erano già esistenti prima che io arrivassi e le cui scelte erano già state fatte. E comunque la relazione del commissario Ciclosi che lei ha citato ha fatto un quadro fuorviante e confuso, la situazione è preoccupante ma non così disperata come si vuole far credere. Tra l'altro la nuova amministrazione, rispetto alla mia, ha a disposizione per la parte corrente quasi 47 milioni all'anno dovuti al raddoppio dell'addizionale Irpef e all'applicazione dell'aliquota massima dell'Imu.
E' vero che lei ha mosso qualche critica all'amministrazione Pizzarotti?
Sì, ho detto che si sta facendo poco o nulla per il decoro urbano, ci sono intere zone sporche e degradate, graffiti sui muri, nessuna cura del verde...
Sa cosa ha risposto il sindaco? Che leggere critiche da chi ha portato la città alla rovina e l'ha sommersa di debiti mi fa pensare che una certa politica voglia tornare.
Non mi faccia commentare. Io giro per la città e dico quello che vedo. Poi mi rendo conto che lui ha problemi più grandi della cura delle aiuole, e che cento giorni sono pochi per giudicare un sindaco. Bisogna lasciarlo lavorare per vedere i risultati. 
Ma i progetti della nuova amministrazione li avrà letti. Come li giudica?
Bene, anche perché in buona parte coincidono con cose che abbiamo già fatto noi.
Riprendiamo il filo e rituffiamoci nel recente passato. Lunedì 26 settembre 2011, arresto dell'assessore Giovanni Bernini. In quel momento lei capisce che non può più resistere...
Sì, perché l'inchiesta toccava non più solo dei funzionari comunali ma esponenti politici dell'amministrazione. Una differenza sostanziale.
Inoltre, particolare non trascurabile, con le dimissioni di Arcuri non aveva più la maggioranza...
Esatto. Non c'erano più le condizioni per restare.
Alle 20.23 della sera di mercoledì 28 settembre lei inviò una mail ai giornali annunciando le sue dimissioni. In quella lettera aperta alla città scriveva di andarsene da persona onesta che aveva sempre lavorato per il bene di Parma. Cosa provava in quei momenti? Quali erano i suoi sentimenti?
La delusione, l'amarezza per il fallimento. La rabbia di chi sapeva di non aver fatto nulla per meritarsi una sorte simile.
Continua a sostenere di non aver fatto errori?
No, errori ne ho fatti, come tutti. Solo chi non fa non sbaglia. 
La «grandeur» fu uno di questi? Certe scelte esagerate e spettacolari?
Guardi, la «grandeur» fu di Ubaldi, non mia. Io mi sono trovato ad affrontare una gravissima crisi economica mondiale che ci ha tagliato le gambe, che ha avuto gravi ripercussioni sui molti progetti che erano stati avviati per rendere la città più bella e moderna.
Forza, mi dica un errore.
La nuova stazione forse fu un errore. Ma il cantiere era già avviato, non si poteva più tornare indietro.
Il suo errore più grande, quello imperdonabile, però fu quello della scelta dei collaboratori.
Col senno di poi, certamente sì. 
Non si sente quantomeno colpevole di omesso controllo? Di non aver vigilato? Quando si amministra la cosa pubblica certe distrazioni non sono tollerabili.
Io lavoravo come un matto, non ero distratto, come avrei potuto immaginare... No, sotto questo aspetto ho la coscienza a posto. Cosa avrei dovuto fare? Mettere le cimici nei loro uffici?
Ha rivisto qualcuno di loro dopo quello che è successo?
No, nessuno.
 E i suoi ex assessori li frequenta ancora?
No, non ho più visto né sentito nessuno.
 Com'è la sua vita ora?
E' una vita solitaria. Sto molto in famiglia, ho molto più tempo libero di prima, vado a lavorare a Bologna dal lunedì al venerdì nello studio di un commercialista. Faccio pratica. Ricominciare da capo, dopo tanto tempo, non è semplice.
Quanto guadagna?
Cinquecento euro al mese.
 E come fa a vivere?
Mi aiuta la mia famiglia.
 Non pensa mai al terremoto che le è capitato?
Come potrei non pensarci? Quel terremoto ha rubato la mia vita, se l'è portata via.
 

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  • gazzettadiparma.it

    18 Settembre @ 18.56

    Non c'è bisogno di fare intervenire il direttore, nè di chiamare in causa Montanelli, per rispondere a enrico@ 21.36 : la Gazzetta ha chiesto a Vignal come vive, ed è di Vignali la risposta sui 500 euro. Credo che i compiti, in materia di giornalismo, siano ben chiari: un giornalista chiede, l'intervistato risponde, e il lettore giudica. Ma, se ci consente il gioco di parole, non ci faccia rispndere delle...risposte. Poi, ognuno è libero di giudicare quella risposta in buona fede o di non crederci. Ma il giornale, a quel punto, ha fatto il suo compito, che era quello di raccontare e domandare.

    Rispondi

  • Silvana Borlenghi

    18 Settembre @ 18.19

    Non è l'unico aver passato un "terremoto che ha rubato la vita", a dover ricominciare da zero e avere una vita solitaria. Tutti hanno fatto la loro gavetta, non è ne il primo ne l'ultimo a vivere con 500 euro al mese. Non tutti si possono permettere di pagare un mutuo con soli 500 euro al mese anche perchè la banca non concede più niente beato lui che ha questa possibilità. Non pensano al disagio e alle difficoltà che hanno creato come si può dire che si è lavorato per il bene della città? Spero che scherzi o ci continuano a prendere in giro? Hanno solo contributo a dare delle gran consulenze a destra e a manca ad amici, conoscenti e parenti, assunzioni esterne che riguardavano progetti speciali per programmazioni faraoniche. Ma chi erano queste persone il braccio destro dell'ex assessore Bernini? Lasciamo perdere, queste erano le persone di cui si circondavano per avviare questi progetti speciali. Questi sono i privilegi della politica dove le persone oneste che lavorano con impegno vengono messe in disparte dai loro stessi amministratori locali e dai loro stessi dirigenti come riferito dall'ex vice sindaco della giunta Vignali durante la campagna elettorale. Non hanno il coraggio di dirlo davanti alle persone giuste e nei luoghi giusti. Si fidavano poco del loro personale interno che spesso e volentieri veniva umiliato e mortificato. Fa bene il sindaco Pizzarotti prima di assumere incarichi esterni di valorizzare e formare attraverso aggiornamenti il personale interno, poi se serviranno assunzioni particolari è un altro paio di maniche ma tutto deve avere un limite. Prima di tutto si guarda la serietà, l'onestà e le competenze delle persone. Se la politica con i suoi privilegi crea queste situazioni di favoritismi perchè non è stato il primo a dire adesso basta è comodo pensarlo dopo che è stato fatto il guaio.

    Rispondi

  • gazzettadiparma.it

    18 Settembre @ 15.17

    Ad Antonio, che ci chiede perchè la sua mail non è stata pubblicata: perchè i concetti sono leciti, ma i termini con cui li ha espressi ci sembrano offensivi. E poichè stiamo combattendo già da tempo una battaglia per evitare che questo accada, diciamo anche a lei ciò che diciamo agli altri: esprima le sue idee senza offendere nessuno e vedrà che i suoi commenti saranno pubblicati senza problemi. Come del resto lei può vedere proprio in questo spazio...

    Rispondi

  • Marcos88

    18 Settembre @ 09.58

    perma croseda; di ideologia, sia essa fascista o comunista , c'è ben poco se parliamo di Vignali...Forse possiamo parlare di aperitivi ma non certo di rossi e neri... Sei fuori strada...Inserisci un commento più serio che possa meritare una risposta dalla Gazzetta, che probabilmente sa che il periodo delle bombe, già farne riferimento è da malati, è fortunatamente finito.

    Rispondi

  • giancarlo

    18 Settembre @ 00.15

    Esprimo solidarietà e rinnovo la mia simpatia per l'uomo e l'onesto amministratore Pietro Vignali. nella storia ci sono stati molti personaggi rivalutati e riabilitati dopo una lettura piu' attenta dei loro atti.Passato il tempo della concitazione della necessaria chiarezza e pulizia Le auguro di ritrovare un posto al servizio dei cittadini e della nostra bella città. Non molli! Con stima .Gcarlo

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