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Tiro a segno: 150 anni e non dimostrarli

Tiro a segno: 150 anni e non dimostrarli
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Monica Tiezzi

Ad inaugurarlo arrivò a Parma, il 31 marzo 1862,   Giuseppe  Garibaldi. E pazienza se  il «padre redentore di popoli» (come fu  definito nella cronaca della «Gazzetta») mancò i sei punti del centro del bersaglio e si dovette accontentare di un cinque. Pazienza pure se la gara di tiro - che si tenne al Parco Ducale - fu interrotta da un acquazzone che costrinse l'eroe dei due mondi a rifugiarsi nel palazzo Araldi-Trecchi, di fronte al Teatro Regio, dove era ospite del  marchese e colonnello Gaspare  Trecchi.  La storia del   tiro a segno di Parma era comunque iniziata, con un bellicoso Garibaldi che nell'occasione incitò ad «esercitarsi al tiro alla carabina,  perchè la diplomazia la faremo con le nostre armi». I 150 anni da quella data sono stati festeggiati sabato scorso con la targa  scoperta all'ingresso del tiro a segno di Parma, in via Reggio, alla presenza di sindaco, presidente della Provincia,  del presidente nazionale della Federazione italiana tiro a segno Ernfried Obrist e di rappresentanze di carabinieri, bersaglieri e marinai. Nell'occasione, Pizzarotti e Bernazzoli hanno anche sparato con la  carabina federale svizzera modello 1851, l'arma in dotazione all'esercito dei Mille. «Una giornata importante e coinvolgente, che festeggia un'istituzione nata 150 anni fa e che ha vissuto nella storia d'Italia, nella bella e cattiva sorte:   gare entusiasmanti, ma anche momenti drammatici come la fucilazione nel 1944  degli ammiragli  Inigo Campioni e Luigi Mascherpa, che non si erano subito arresi a Cefalonia ai tedeschi», dice il presidente del tiro a segno di Parma, Arnaldo Bicocchi. La  storia della sezione di Parma del Tiro a segno nazionale è stata travagliata, come ricorda    il giornalista  Gian Carlo Ceci in una brochure stampata per l'occasione. La spinta ad istituire tiri a segno e poligoni su tutto il territorio nazionale venne con l'Unità d'Italia dalle alte sfere militari. A Parma il principale artefice della «Società del tiro a segno nazionale» fu Gaspare Trecchi, che aveva contribuito alla spedizione dei Mille e conosceva  Garibaldi. La prima sede fu un'area fuori porta Santa Croce e all'allestimento del campo da tiro contribuirono, oltre a Provincia e Comune, anche il re Vittorio Emanuele II con mille lire.
La società nata sotto l'egida di Garibaldi però incontrò difficoltà economiche e burocratiche e fu sciolta nel 1876. Tre anni dopo  fu istituita la  «Società dei tiratori parmensi» e il poligono di tiro con il tempo si spostò nell'attuale viale Piacenza, tra il frigorifero Merli (poi trasformato nell'hotel Baglioni) e il Palazzo Ducale. Prima della Grande Guerra l'ultimo trasloco, in via Reggio.
Nel frattempo i tiri a segno subirono, a livello nazionale, varie riforme e nuove legislazioni. Durante il periodo fascista il tiratore più famoso di Parma fu Ludovico Dalla Rosa Prati, che si impose in quattro categorie. Lo sfacelo della seconda guerra mondiale portò distruzione e lutto al poligono di tiro: i bombardamenti degli anglo-americani rasero al suolo l'impianto di via Reggio e il 24 maggio 1944 furono fucilati Campioni e Mascherpa. Un cippo nel cortile del poligono ricorda l'esecuzione.
A Parma il tiro a segno fu dimenticato per vent'anni, fino al 1961, quando Pietro Varese chiese al ministero della Difesa di riavere una parte dell'area del poligono (nel frattempo occupata dalla Società parmense di equitazione). L'attività riprese nel 1965, quando si costituisce la sezione di Parma del Tiro  a segno nazionale. Oggi il tiro a segno   - unica associazione sportiva parmigiana ultracentenaria - ha oltre 1.300 soci, 14 linee a 10 metri per le competizioni ad aria compressa, 20 linee a 25 metri, sei linee a 50 metri, 20 linee a 50 e 100 metri. Come tutti i tiri a segno nazionali,  ha  compiti istituzionali (certificazione d'idoneità all'uso delle armi e addestramento per chi presta servizio armato)  e sportivi. Oltre 500 i primi posti ottenuti  dai tiratori di Parma in gare esterne e nel poligono di via Reggio. Solo nell'ultimo biennio i tiratori parmigiani si sono aggiudicati cinque campionati italiani, facendo di Parma uni dei tiri a segno più importanti d'Italia, come ha riconosciuto il presidente nazionale Obrist. Garibaldi può essere soddisfatto. 

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