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Editoriale - La strategia è cambiata ma l'inceneritore partirà

Editoriale - La strategia è cambiata ma l'inceneritore partirà
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Giuliano Molossi

Il no al termovalorizzatore (o inceneritore, come lo chiamano i più) è stato il cavallo di battaglia della campagna elettorale del Movimento 5 Stelle. Per come si erano messe le cose, Pizzarotti avrebbe probabilmente vinto ugualmente, ma certo la guerra ad un impianto descritto come una «fabbrica di morte», gli ha dato una bella spinta. «Se davvero riuscirò a diventare sindaco - aveva ripetuto fino alla noia il candidato grillino - una cosa è certa: l'inceneritore non entrerà mai in funzione».

Adesso, dopo quattro mesi, mentre i lavori al cantiere di Ugozzolo proseguono regolarmente, e il gip respinge la richiesta di sequestro avanzata dalla Procura, a qualcuno dei «cinquestelle» stanno cominciando a venire i sudori freddi.Eh già, perché tutto fa ritenere che quella solenne promessa Pizzarotti non riuscirà mai a mantenerla, che fra qualche mese i primi fumi usciranno da quel camino sempre più alto, e soprattutto che il sindaco non ha alcun potere per impedire che ciò avvenga. E non basta insultare i giornalisti, chiamandoli carogne, o prendersela con i soliti poteri forti, come ha fatto Beppe Grillo ieri in piazza della Pace davanti a
una platea non folta come d'abitudine, non basta chiamare esperti a dire che gli inceneritori sono inutili, antieconomici e dannosi (senza, peraltro, fornire alternative credibili) per non far partire il «mostro». Il forno è quasi pronto e nel giro di qualche mese sarà
acceso per bruciare i rifiuti di città e provincia e produrre energia.

Per non perdere la faccia davanti ai suoi numerosi elettori, il sindaco ha così deciso di cambiare strategia. Basta con gli slogan e le frasi ad effetto: ormai non c'è modo per fermare il nemico. Però si può ancora combattere per rendergli la vita difficile. Ad esempio, si può dire a Iren che il contratto per lo smaltimento dei rifiuti è in scadenza fra pochi giorni. Il 3 ottobre, per l'esattezza, anziché nel 2014 come si pensava. E se non ha i rifiuti, Iren cosa ci brucia nel suo nuovo forno? «Affamare il mostro!», urla Beppe Grillo. E sul suo seguitissimo blog scrive: «Si può sconfiggere l'inceneritore mettendo a dieta l'inutile forno di Iren. Con gli enti locali liberi da vincoli, ora sarà il miglior offerente a vincere la gara, come è corretto che sia. Il mercato, il mercato... Non è quello di cui Iren si riempie la
bocca ogni giorno?».

Com'è ovvio, Iren non starà a guardare. E se il contratto dovesse venir disdettato, la società ingaggerebbe una battaglia legale dagli
esiti imprevedibili e probabilmente farebbe in modo di smaltire rifiuti provenienti da altre province. Ed è proprio quello che paventa
Pizzarotti che finirebbe per essere, come dicono a Napoli, «cornuto e mazziato». Con un inceneritore a casa sua che brucia l'immondizia di altri. Grillo è venuto a Parma a dar coraggio ai suoi, a dir loro di non mollare, a giurare che quell'inceneritore non si accenderà mai, anche se lui per primo sa che non sarà così. Però si tratta di una battaglia che il sindaco e i suoi sono costretti a combattere, con ogni mezzo, attaccandosi ad ogni cavillo, sino all'ultimo giorno.

Non è più solo una questione locale, ne va della credibilità del Movimento. Anche se, coi tempi che corrono e con i Fiorito di tutti i partiti che sperperano in quel modo osceno i nostri soldi, Grillo può dormire fra due guanciali: c'è sempre qualcuno che lavora per lui. Non sarà certo un inceneritore a tarpargli le ali.

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  • Kenny

    24 Settembre @ 22.32

    Da quanto tempo stava aspettando nella penna questo editoriale....vero Sig. Molossi ???!!! Su quelli che hanno messo in pista l'inceneritore mai una riga......solo su quelli che stanno combattendo contro Golia ??!!! Vero ??

    Rispondi

  • Alberto

    24 Settembre @ 20.51

    "@caval_pist E' vero che il bravo sindaco di RE ha spento l'inceneritore della sua città, ma lo ha fatto con tutto l'interesse, e ben consapevole del fatto che con l'entrata in funzione di quello di Parma, i rifiuti reggiani verranno bruciati qui. Si già è proprio un santo! Forse lei non lo sa, ma Lo stesso Comune di RE è azionista di IREN e detiene quote addirittura maggiori del comune di Parma

    Rispondi

  • Paolo Reggiani

    24 Settembre @ 19.38

    La nota del gentile Signor Carboni mi permette di essere più esplicito in quello che ho scritto nel mio commento rispondendo ai Suoi quesiti. Io ho osservato che qualunque iniziativa si ponga in Italia produce subito un florilegio di proteste e relativi comitati per il no. Si dice no a tutto e si afferma che qualunque cosa si voglia fare nasconde interessi occulti ed illeciti di mai precisate entità. Son pronto a scommettere che se a Parma si volesse riedificare l’amato monumento a Verdi (quello demolito dopo la guerra) si direbbe subito che ci sono interessi sospetti dietro l’idea. È vero che c’è molta economia sporca e corruzione in Italia, ma fermare sempre tutto è un po’ troppo: basta essere super-vigili. Tornando alle parole del Signor Carboni io, che in realtà mi pongo sempre in una posizione di verifica delle cose prima di farmene un’opinione, posso dire che nella questione del termovalorizzatore ho assistito ad una guerra di numeri sulla sua sicurezza. Trattandosi di dati tecnici non ci possono essere contrasti su di essi, positivi o negativi che siano. Devo quindi pensare che qualcuno (anche i favorevoli all’impianto, s’intende) abbia taroccato qualche cifra. Ma questa non è più tecnica è truffa. Davanti a cifre contrastanti sulla stessa cosa il minimo che farei è affidarmi alla giustizia e verificare chi ha imbrogliato le carte. Il termovalorizzatore è un’opera tecnologica non un sofisma filosofico su cui dissertare: lì parlano l’ingegneria, la fisica, la chimica non la teoretica. Invece se ne discute come se fosse l’opinione contrastata da due filosofie opposte. Ma perché non si verifica a fondo la sicurezza usando, ma onestamente, tutti i dati a disposizione? Può anche darsi che questi siano contrari al farlo funzionare. Tra questi dati da mettere in campo ci sono anche le esperienze del passato. A Parma è il vecchio inceneritore ed i danni che ha causato. Non è un cercar prove o giocare sulle sofferenze altrui, ma sapere quanti danni ha creato o quali e farne un’occasione per non ripeterli. Una triste statistica che non serve per convincermi (o convincere) sulla pericolosità di certi impianti. Non bisogna dimenticare che nei decenni passati da quell’impianto ad oggi la tecnologia ha fatto passi immensi. O anche questo non è vero? C’è poi la soluzione dei “rifiuti zero”. Questa sinceramente non l’ho capita, probabilmente per una mia limitazione. Presa alla lettera significherebbe che non ci sarebbero più rifiuti da smaltire. Però sarei il primo a sostenere quella bandiera se capissi come sia possibile far sparire i rifiuti. Per quel che ne so anche il recupero più spinto avrebbe un residuo irrecuperabile. Ridurre a monte la produzione di rifiuti significherebbe ribaltare la nostra società come un guanto visto quanti ne vengono imposti alla gente (c’è un elenco lungo chilometri). Sulle prese di posizione dei comuni circa l’Iren (società che non sostengo) la penso come in generale per le amministrazioni italiane: poche idee e ben confuse. Son però d’accordo che l’Iren andrebbe rivista in molte cose (dove ci sono grandi dimensioni non si serve bene), come pure di far gestire i servizio da società di capitali. Poi il gentile corrispondente ha citato l’esempio della metropolitana come inutilità collusa ad interessi sporchi. Come ogni medaglia ha due facce anche per la metropolitana vale questa regola. Se ne è vista una di esse e l’altra? Non se ne è parlato. Qualcuno, per caso, nella città ritiene che il traffico sia fluente e limitato? Qualcun altro, sempre per caso, per recarsi vicino: a Reggio, Fidenza, Busseto, Carpi, ad esempio per lavoro, può arrivarci con i mezzi pubblici? Ci sono … quando funzionano (si legga la Gazzetta), per non tacere che sono in costante riduzione del servizio offerto (qualcuno pensa che le FFSS siano ancora una realtà? Provi a servirsene!). Ecco che la vituperata metropolitana dava subito una mano alla città nella riduzione del traffico ma doveva essere vista come l’inizio di una rete su più province (e se non si fa il primo passo non ci saranno nemmeno gli altri) agente su quella sorta di città lineare che va da Parma a Modena e poi eventualmente estenderla altrove. Le metropolitane sono servizi velocissimi ed in poco tempo trasportano molta gente in punti lontani e chi le ha provate ne è facile testimone. Ma tant’è che si è preferito guardare il dito anziché la luna che indicava, condendo la questione con i soliti quattro pescecani che ci avrebbero guadagnato sopra. Forse c’erano anche ma perché buttar via il bucato insieme all’acqua sporca?

    Rispondi

  • claudio

    24 Settembre @ 16.45

    Gent:le Signor Reggiani, Lei ha ancora bisogno di sapere Se qualche residente nelle zone limitrofe AI forni inceneritori frequenta il Centro Tumori, per rispondersi alla domanda: è nocivo alla salute??? CIOè: HA BISOGNO DELLE PROVE???? \r\nA parte questa considerazione, non crede che una piu\' corretta raccolta dei rifiuti, con obiettivo rifiuti zero (non è una mania di parma, lo capisce vero?) possa rendere l\'impianto in questione di Parma, superfluo o pressochè INUTILE ???\r\nUscendo dagli aspetti di valutazione di rischio insomma QUESTO IMPIANTO A PARMA E\'\r\nDAVVERO INDISPENSABILE AI CITTADINI DI PARMA???? OPPURE E\' STATO COSTRUITO\r\nPER FARE UTILI CON I RIFIUTI CHE ARRIVERANNO DA FUORI( COSA NE DICE DELLA DICHIARATA POSIZIONE DEI COMUNI DI GENOVA E TORINO, AZIONISTI..iren ..????.)\r\nnON VIENE IN MENTE A NESSUNO CHE SIAMO NELLA STESSA SITUAZIONE DELLA METROPOLITANA??? PROGETTI FATTI PER IL BENE DI CHI LI COSTRUISCE E NON DI CHI LI UTILIZZA????

    Rispondi

  • Paolo Reggiani

    24 Settembre @ 15.27

    Si perdoneranno un paio di precisazioni: si legge che bruciando 1 tonnellata di rifiuti si produce una tonnellata di cenere richiamandosi alla chimica (o meglio a Lavoisier o secondo principio della termodinamica, che è invece fisica, ma va bene lo stesso). Le cose non stanno propriamente così, perché quel principio afferma la conservazione della massa, ovvero della materia, cioè a livello atomico (solo il nucleare trasforma anche la massa e la materia) non dei composti, cioè delle molecole che quegli atomi formano. La temperatura trasforma la struttura dei composti ed anche come stato di aggregazione. E lo si verifica facilmente: bruciando interamente un ciocco di legno da 1 kg in un camino quel che resta è 1kg di cenere? Se così fosse il calore che si è goduto da dove viene? Infatti esso proviene dal cambiamento di struttura del legno che brucia ed è una delle forme di quella conservazione della materia affermata da Lavoisier. Che sia l’ordine dei medici ad affermare la nocività dei fumi è cosa curiosa, saranno le analisi chimiche ed i dati statistici sulle presenze di malattie legate alle emissioni (cioè collegate alla riscontrata presenza di sostanze nocive e loro percentuale nei fumi). Ad esempio si è fatta un’indagine di quanto sono aumentate certe patologie nell’intorno del vecchio inceneritore del Cornocchio? Cartelle cliniche collegate al luogo di residenza e frequentazione. Indagine da farsi senza alcuna omissione e comprendendo un ampio arco temporale. Poi in funzione di dati esatti si decide in base ad essi cosa fare. Ci sono questi dati? Il no a priori ad un impianto di smaltimento, anche se giustificato dai dati prima invocati (e non è escluso che questi siano negativi) significa rispondere subito dopo alla domanda su che cosa si fa dei rifiuti. Si conserveranno gelosamente in casa? Perché è questa la possibile alternativa quando le altre province (e un domani stati) diranno, adeguandosi a Grillo, che: «Non vogliamo i rifiuti altrui!» È un loro diritto non di esclusiva pertinenza parmigiana.

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