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Sport e rischi - Decessi in aumento

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La tragedia di ieri a Calestano, con la morte di un podista di 53 anni impegnato nella "Tartufo Trail" (nella foto Giovanni Tamelli poco prima del malore fatale), ha provocato profondo cordoglio, ma anche una serie di interrogativi.

Anche perchè, purtroppo, non si tratta dell'unico caso di attività sportiva sfociata in tragedia. Anzi, il dato allarmante è proprio l'aumento dei decessi in simili circostanze. Se dopo il tragico malore di ieri è già stato richiamato il tragico precedente di Marco Franzosi (tre anni fa alla Maratona di Roma), le cronache di quest'anno hanno registrato altre vicende tragiche: l'arbitro di abseball 41enne morto durante uno stage a Colorno, un 60enne che giocava a tennis in via Casati Confalonieri. E in altri casi la tragedia è stata solo sfiorata: come a Medesano, dove il portiere di una partita di calcio venne salvato con il defibrillatore.

Il Tg Parma, oggi, ha realizzato un' intervista con il dr. Alberto Anedda.  Il medico sportivo, responsabile del settore dell'Ausl, ha sottolineato i due principali fattori di rischio, rispetto alla situazione degli anni scorsi: aumentano l'età media degli sportivi e soprattutto aumentano le condizioni di performance. Ovvero, persone non più giovani si sottopongono a prestazioni troppo impegnative, andando a volte al di là dei loro limiti.

La tragedia di Calestano

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  • bila

    16 Ottobre @ 18.49

    Potrei semplicemente dire che "siamo di passaggio" o che "lo sport fa male". La realtà è che siamo in tanti e quindi statisticamente ci sarà sempre chi muore in un incidente stradale, chi giocando a calcio, chi raccogliendo funghi, chi cadrà dal balcone, chi non facendo proprio nulla.

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  • Paolino

    16 Ottobre @ 11.46

    Non vorrei apparire retorico, ma quante persone muoiono ogni giorno come è morto il povero Giovanni, mentre stanno lavorando, mentre stanno riposando, mentre stanno dormendo, mentre stanno studiando, mentre stanno mangiando o bevendo, ma la cosa non fa notizia e nessuno ne da rilievo. Mentre se uno perde la vita mentre fa sport finisce dritto in prima pagina. Quindi direi che come in tutte le cose ci vuole misura e chi fa sport deve continuare a farlo con tutti i controlli del caso. Poi come sempre fra qualche giorno tutto tornerà come prima, i giornali non ne parleranno più e si andrà avanti come sempre, i medici continueranno a fare i controlli che già mi sembrano abbastanza rigidi e rigorosi e gli sportivi continueranno a fare quello che gli piace e che gli da soddisfazione. Ed è così che vogliamo ricordare Giovanni, con la sua maglietta e le scarpette da trail mente corre sugli eterni sentieri del cielo.

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  • Daniele Tanzi

    16 Ottobre @ 10.39

    Credo che chi pratica discipline sportive in modo amatoriale debba ascoltare (attentamente) il proprio corpo, per capire quando ci si debba fermare. Detto questo, un amico sessantenne è morto di infarto mentre guardava la TV. Allora?

    Rispondi

  • Francesco

    16 Ottobre @ 10.36

    SIGNOR ROBERTO , GUARDI CHE la risposta allo sforzo con l' aumento di frequenza del battito cardiaco , è fisiologica solo entro certi limiti . In genere risponde in questo modo un cuore non allenato. Tanto per dirgliene una, Fausto Coppi , quando arrivava in cima al passo del Pordoi , aveva una frequenza di poco più di 50 . Un cuore allenato risponde con un aumento della gittata , piuttosto che della frequenza La tachicardia aumenta il lavoro del cuore e peggiora la perfusione coronarica, quindi , semmai, favorisce l' infarto , non lo previene. ECCO PERCHE' OGNI INVERNO RACCOMANDO AI CARDIOPATICI , ANCHE APPROFITTANDO DELL' OSPITALITA' DI QUESTO "FORUM" , DI NON METTERSI A SPALARE LA NEVE, in ossequio ad "ordinanze" poco più che medioevali. Il problema è di quelli che sono cardiopatici , ma non lo sanno, e ce ne sono tanti.....FERMO RESTANDO CHE UNA GIUSTA E MODERATA ATTIVITA' FISICA , SOTTO CONTROLLO MEDICO, FA BENE ALLA SALUTE , MA , COME DICEVA MANZONI , "ADELANTE PEDRO CON JUICIO". STIA ATTENTO AI FARMACI ! NON PRENDA "ENERGIZZANTI" ( o sedicenti tali ) A CASACCIO ! E , se fa abitualmente qualche terapia farmacologica, esamini , con l' aiuto del suo Medico Curante, l' eventualità di reazioni avverse sotto sforzo.

    Rispondi

  • gazzettadiparma.it

    16 Ottobre @ 10.33

    Il cliente (lettore) ha sempre ragione. E anche allungando oltre la discussione, evidentemente resteremo su posizioni diverse. Anche perchè vorrei capire dov'è che Antonio vede che "associare un 'aumento di decessi con lo sport sano all'aria aperta in compagna è davvero una grande forzatura". Mi pare che la presentazione titolo/sommario, e ancor più il testo più le dichiarazioni del dr. Anedda, esplicitino con chiarezza che il tasto dolente non è certo lo "sport sano" praticato secondo le regole, bensì una crescente e rischiosa estremizzazione dei limiti ai quali sportivi non più giovanissimi si sottopongono, per affrontare performance forse troppo impegnative. Questo, ovviamente, va al di là del tragico fatto di Calestano: ma resta un importante campanello d'allarme, che proviene da un medico e che quindi ci sembrava giusto registrare e diffondere. E se anche un solo lettore/sportivo ne trarrà motivo per qualche precauzione in più, in grado magari di allungargli la vita, siamo disposti ad accettare di contro tutte le vostre, legittime, critiche. Comunque grazie a tutti per il contributo, che comunque è ovviamente per noi spunto di riflessione. (G.B.)

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