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Inno di Mameli: obbligatorio studiarlo. I presidi: "Una buona idea, come si fa in tutta Europa"

Inno di Mameli: obbligatorio studiarlo. I presidi: "Una buona idea, come si fa in tutta Europa"
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L'inno di Mameli si insegnerà a scuola, per legge: quella approvata ieri in senato, con 208 voti a favore, 14 contrari, 2 astenuti e le veementi proteste da parte  della Lega Nord. «Mi sembra una bella idea, si fanno imparare tante canzoni ai bambini, in questo modo si insegna anche l’inno, che è utile»,  dice Alessandra Melej, dirigente dell’istituto comprensivo Montebello. Della stessa opinione Pier Paolo Eramo, preside della Frà Salimbene – Parmigianino  (...)
La norma prevede inoltre l’istituzione della «Giornata dell’Unità nazionale, della costituzione, dell’inno e della bandiera» il giorno 17 marzo.

L'articolo con tutti i dettagli e altre notizie sulle scuole di Parma sono sulla Gazzetta in edicola

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  • claudio

    10 Novembre @ 15.15

    Sono d' accordo. Secondo me ogni italiano dovrebbe sapere il proprio inno nazionale, ed è giustofarlo insegnare già dalle elementari.

    Rispondi

  • marco

    10 Novembre @ 04.58

    Ma certo, pure l'inno a scuola. Oltre il danno la beffa. Il bello di questo sciagurato paese è che par fare di tutto per uccidere l'amor patrio (sentimento utile, come la religione, solo a porre barriere tra gli umani). Non mi viene difficile in quanto italiano, considerarmi più terrestre che italiano.

    Rispondi

  • Paolo Reggiani

    09 Novembre @ 23.21

    L’idea è senz’altro buona ed è un inizio per dare una coscienza nazionale agli italiani, anzi ancor più una consapevolezza che in Italia non c’è e forse non è mai esistita, anche se per un ventennio hanno esagerato nell’opposto e con una retorica fuori luogo: stiamo ancora smaltendo quella sbornia di patriottismo artificiale e di maniera. Sarebbe bene togliere dal testo di Mameli quel “sì” finale non messo dal Goffredo e che non serve a nulla se non ad apparire una sorta di auto convincimento. Accettabile invece il cambio di “siamo” da secoli calpesti ecc. in “fummo” da secoli calpesti che attualizza il testo salvo che si è dimenticati di modificare anche i successivi “perché non siam popolo perché siam divisi”, il che non ha più senso poiché, Lega permettendo, non siamo più divisi anche se come “popolo” ci sarebbe qualcosa da dire. Ma quei cambi con, ad esempio “eravamo” o qualcosa di equipollente farebbe perdere la metrica ed il ritmo. Dettagli questi che pongono le parole di Mameli in un ben preciso contesto storico ed ora superato. Si tratta pur sempre di un inno valido ed interessante ma adottato provvisoriamente e la solita ignavia amministrativa ha poi dimenticato di vedere che cosa fare. Se non altro ci siamo allineati alle altre nazioni che nei loro inni rammentano fatti lontani per quanto significativi della loro storia. L’inno è un momento di grande importanza per una nazione ma per dar vita ad un sentimento nazionale serve anche l’altro grande simbolo: la bandiera, che in Italia è negletta e molto trascurata. Ben pochi italiani sanno quali sono le bandiere nazionali (quelle ufficiali) e quelle che si vedono appese anche negli edifici pubblici (e lì lo devono essere ope lege) sono nella gran parte sporche, stinte e strappate da sembrare piuttosto stracci dimenticati che un punto di identificazione nazionale. Cantare l’inno è bene, rispettare la bandiera, esporla sempre splendente ed in ogni occasione, averne copie nelle scuole, sentirla e rispettarla come simbolo dell’Italia sarebbe un grande passo avanti per diventare una nazione compiuta e quel popolo che Goffredo Mameli auspicava nelle sue parole.

    Rispondi

  • Anonimo

    09 Novembre @ 21.59

    perchè non si inseriscono i miei commenti? sono così di poco valore?

    Rispondi

  • Anonimo

    09 Novembre @ 21.58

    Io penso che non sia giusto obbligare i bambini e i ragazzini a studiare un inno che per quel che mi riguarda è un insulto al patrimonio artistico italiano. Musicalmente, è proprio penoso. Sarebbe stato sicuramente meglio "Va pensiero" del "Nabucco", decisamente più sentito, e non buttato su a caso per fare un inno. viva Verdi!

    Rispondi

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