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Chiese cristiane al sindaco: appello per moschea e libertà religiosa

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Comunicato stampa

Oggi il Consiglio delle Chiese cristiane è stato ricevuto dal Sindaco a cui aveva recapitato in precedenza un appello a favore della Comunità islamica di Parma, il cui testo trovate qui allegato. Nel cordiale incontro odierno nel quale erano presenti i rappresentanti delle Chiese avventista, cattolica, metodista, ortodossa, il presidente in carica, pastore avventista Daniele La Mantia, ha ringraziato il Sindaco per le sue dichiarazioni di impegno espresse nel Consiglio comunale di martedì sulla risoluzione del problema della Comunità msuulmana relativa al Centro islamico. I membri del CCCPR hanno consegnato a Pizzarotti un nuovo documento - anch'esso in allegato - in cui il Consiglio riflette sulla situazione attuale di crisi locale e nazionale e fa alcuni appelli all'amministrazione per appoggiare una sulla legge sulla libertà religiosa e il riconoscimento della cittadinanza ai figli di immigrati nati in Italia. Documento che è stato letto insieme e poi commentato dal Sindaco.
A nome del CCCPR

Laura Caffagnini
 

Egregio Signor Sindaco,

la ringraziamo per l’incontro di quest’oggi, un momento sicuramente importante, in quanto le nostre Chiese, riunite ecumenicamente nel Consiglio delle Chiese Cristiane di Parma (CCCPR), sono una presenza significativa nella nostra città, ciascuna secondo le sue peculiarità specifiche, i doni che il Signore ha loro concesso per condividerlo con gli uomini e le donne che incontriamo ogni giorno.
In questo momento storico, in cui la crisi economica e finanziaria sta investendo l’Italia e il Comune di Parma nel quale viviamo, avvertiamo la necessità di unire coralmente le nostre voci per testimoniare e portare alla sua attenzione la preoccupazione per il disagio in cui molte persone stanno vivendo, per la speranza di una esistenza in grado di assumere colori diversi, in cui a nessuno siano preclusi i suoi diritti.
L’attuale crisi, nella globalità del suo manifestarsi, va ben oltre le questioni economiche e finanziarie, ha indubbiamente un aspetto etico, il tentativo di togliere speranze, sogni e futuro soprattutto alle fasce deboli, tra cui giovani e anziani. Siamo di fronte al fallimento di un modello economico centrato sullo sviluppo illimitato, sullo sfruttamento senza limiti delle riserve naturali, che lascia spazio solo alla logica del massimo profitto.
Le nostre Chiese, la nostra fede, le diverse scuole di teologia a cui ci riferiamo, ci orientano e spronano a cercare forme di organizzazione economica rispettose della dignità dell’uomo e della donna, ispirate a criteri di giustizia ed equità sociale, al rispetto del creato che il Signore ha provvisoriamente messo nelle nostre mani, affinché lo preservassimo per il bene delle generazioni che verranno dopo di noi.
I credenti e le Chiese possono fare molto in questa direzione, non solo compiendo gesti simbolici: la vigilanza critica sulle scelte politiche ed economiche, lo schierarsi dalla parte di chi più soffre per le conseguenze della situazione in atto, la difesa di uno Stato sociale efficiente e rigoroso, una buona politica per le abitazioni, così come il lavoro per i giovani. Queste costituiscono per noi priorità etiche, sociali, da affermare e rivendicare nella pubblica agorà cittadina. Riteniamo che siano questioni cruciali per la società democratica e civile del Paese Italia e della città di Parma.
La vigilanza, lo sguardo attento al nostro Paese ci permette di sottolineare due questioni che intendiamo portare alla sua attenzione, affinché l’Amministrazione da lei guidata possa farsene carico in base alle competenze in materia.
La prima: l’urgenza di una legge sulla libertà religiosa in Italia, in grado di superare la situazione attuale ancora regolata dalle “leggi dei culti ammessi” risalente al periodo fascista. Urge una legge quadro, soprattutto per chi non è coperto da un’Intesa con lo Stato italiano, prevista dall’art. 8 della nostra Costituzione (ben 8 proposte di legge sono state depositate in Parlamento, ma l’interesse di molte parte della classe politica è da sempre rivolto altrove). Le confessioni di fede non coperte giuridicamente, alcune presenti anche nella città di Parma, corrono rischi sia per ciò che riguarda l’esercizio del culto come per le cure spirituali.
La seconda: il riconoscimento della cittadinanza ai figli degli immigrati nati in Italia. In un incontro della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia (FCEI) – impegnata nella campagna “L’Italia sono anch’io” - con il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, egli stesso ebbe modo di sottolineare come sia da ritenersi una follia e un’assurdità la non esistenza di una legge italiana che garantisca la cittadinanza italiana ai bambini nati in Italia da genitori immigrati.
Signor Sindaco, la nostra vigilanza e il nostro sguardo sono rivolti anche sulla città di Parma, ferita nel recente passato da episodi di corruzione e mala gestione della cosa pubblica. La preoccupazione è tangibile, il clima per le incertezze economiche e sociali in cui la nostra città si trova in questo momento non ci lascia sereni.
I tagli esercitati dal governo centrale sugli enti locali, in particolare sui Comuni, colpisce le fasce deboli, i servizi alla persona, con particolare riferimento all’assistenza domiciliare dei molti anziani, ai servizi per i disabili, così come al sostegno economico per l’inserimento lavorativo dei detenuti e di altre persone disagiate; inoltre, il problema della casa, soprattutto per quelle persone che si trovano sotto il giogo di uno sfratto anziché vedersi una mano tesa, un valido aiuto, attraverso il sistema dell’affitto garantito o di altre forme che a lei e ai suoi collaboratori e collaboratrici non sfuggiranno. Effetti della crisi economica da un lato, gestione poco controllata con lo sperpero di denaro pubblico dall’altro, chiari esempi di ingiustizia e disuguaglianza, di una politica non a servizio del cittadino.
Osserviamo che il livello di tassazione a Parma è molto alto, non alla portata di tutti. Un esempio è quello dell’Imu, per la quale è stata definita la percentuale massima consentita dalla legge. Si dice che questo sia dovuto anche al cosiddetto Patto di stabilità, ma non ci rassicura e speriamo in una soluzione che possa consentire a molte famiglie disagiate di respirare e riacquisire quella serenità smarrita per simili situazioni.
L’apostolo Paolo ha scritto di pregare per quelli che sono in autorità ( I Tm 2:2) e noi non dimentichiamo di farlo.
Auspichiamo che l’ascolto della voce comunitaria delle nostre Chiese, così come quella che si leva singolarmente da ciascuna di esse, possano trovare in lei l’attenzione e l’ascolto necessari affinché l’arricchimento reciproco che ne scaturisce sia un punto di comunione, per proseguire nel confronto e lavorare insieme per il bene comune della nostra città.

Il Consiglio delle Chiese Cristiane di Parma


Presidente pro tempore
Rev. Past. Daniele La Mantia (Chiesa Avventista)

I membri e rappresentati chiese del Consiglio:
Don Raffaele Mazzolini (Chiesa Cattolica)
Rev. Past.ra Mirella Manocchio (Chiesa Metodista)
Padre Dimitri Doleanski (Chiesa Ortodossa )
Padre Ciprin Gavril (Chiesa Ortodossa )

Membri Laici del Consiglio:
Bruna Codeluppi
Yolande Kenne Dessi
Franco Ferrari
Onelia Ravasini
Bruno Loraschi
Giuseppe La Pietra
Efi Karabetsou
Rigopoula Ikonomidu
Haja Duru
Rodica Olteanu

Osservatore:
Laura Caffagnini

 

 

 

Egregio signor Sindaco,

le presentiamo queste poche righe quale documento comune del Consiglio delle Chiese Cristiane di Parma per sottoporle una grave situazione sulla quale chiediamo un suo interessamento.

Essendo lei rappresentante di un’istituzione desideriamo avviare il nostro discorso a partire dalla Costituzione, che è garante di democrazia e strumento essenziale per l’agire delle istituzioni dello Stato.

Art. 3 della Costituzione Italiana
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Se già lo statuto Albertino del 4 marzo 1848 riconosce la libertà di culto1, anche se ancora come tolleranza, sicuramente con la Costituzione l’Italia e i suoi governi, sia centrali sia locali, hanno l’obbligo di rimuovere gli ostacoli, di vigilare e garantire che ogni cittadino possa esprimere la propria fede religiosa.

Purtroppo ancora oggi se alcune confessioni cristiane hanno i loro problemi a vedersi garantiti i propri diritti, certamente i nostri fratelli e le nostre sorelle musulmani vengono da tempo ostacolati nel poter esprimere liberamente le loro lecite aspirazioni spirituali, sociali e culturali.

Qui a Parma da troppo tempo si accetta che pochi, per non dire un solo cittadino, attacchino in maniera sistematica la comunità islamica con denunce, esposti e quant’altro sollevando pretesti di logistica, di igiene ed ora di rispetto degli ordinamenti giuridici senza che nessuno compia delle azioni atte a risolvere la questione. È impressionante che chi si definisce paladino, o forse crociato, della croce dimentichi che proprio Gesù Cristo è stato il primo difensore della libertà di fede2. Ma noi che siamo anche figli e figlie dell’Illuminismo non dimentichiamo illustri rappresentanti di quel periodo come Voltaire che, con chiarezza e fermezza, domanda a tutti noi: “chiedo ora se è la tolleranza o l’intolleranza ad essere di diritto divino. Se volete somigliare a Gesù Cristo, siate martiri e non carnefici.”3

Nella convinzione che il Centro di Cultura Islamica di Parma, attualmente sito in via Campanini 6, con la sua azione congiuntamente sociale, culturale e di fede favorisca l’integrazione della componente musulmana (che ha in sé uomini e donne provenienti da diverse nazioni) nel territorio parmigiano,
il Consiglio delle Chiese Cristiane di Parma, nelle persone dei suoi rappresentanti, chiede a lei, primo cittadino della città di Parma, di farsi promotore di un’azione che risolva in maniera netta questa inaccettabile azione d’intolleranza, riaffermando il diritto e la giustizia affinché tutti i credenti musulmani possano sentirsi cittadini a pieno titolo e continuino il loro percorso di integrazione sociale e di dialogo con le altre fedi.

Certi di incontrare la sua sensibilità, il suo senso civico ed istituzionale attendiamo una sua risposta scritta e una sua azione pubblica.

Distinti saluti, i membri del CCCPR

Presidente pro tempore
Rev. Past. Daniele La Mantia (Chiesa Avventista)

I membri e rappresentati chiese del Consiglio:
Don Raffaele Mazzolini (Chiesa Cattolica)
Rev. Past.ra Mirella Manocchio (Chiesa Metodista)
Padre Dimitri Doleanski (Chiesa Ortodossa lingua greca)
Padre Ciprin Gavril (Chiesa Ortodossa lingua Rumena)

Membri Laici del Consiglio:
Bruna Codeluppi
Yolande Kenne Dessi
Franco Ferrari
Onelia Ravasini
Bruno Loraschi
Giuseppe La Pietra
Efi Karabetsou
Rigopoula Ikonomidu
Haja Duru
Rodica Olteanu

Osservatore:
Laura Caffagnini

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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  • Luca

    03 Dicembre @ 16.22

    Il Concilio Vaticano II non è stato un concilio dogmatico ma pastorale, ossia non sono stati enunciati dogmi, quindi posso permettermi tranquillamente di dissentire da alcuni documenti o affermazioni che considero in contrasto e quindi "di rottura" con tutta la precedente tradizione secolare della Chiesa Cattolica. "Extra Ecclesiam nulla salus" diceva il venerabile Pio XII

    Rispondi

  • Paolo

    01 Dicembre @ 13.15

    @ Luca Ferrari: dal 1914 a oggi è passato quasi un secolo. Giusto a metà di questo tempo, 50 anni fa, si è svolto il Concilio Vaticano Secondo. Ne ha sentito parlate, o ascolta solo quello che concorda con i suoi deliri?

    Rispondi

  • Luca

    30 Novembre @ 14.58

    Prima di tutto non le permetto di offendermi caro "YAK" e secondariamente c'è da dire che la dottrina e il magistero della Chiesa non cambiano e non possono cambiare nel corso dei secoli poichè derivano direttamente dal Vangelo. L'insegnamento evangelico e la dottrina che da esso deriva è eterno ed immodificabile. Chi afferma il contrario cade in quello che San Pio X, Pontefice romano dal 1903 al 1914, ha definito come "modernismo". L'enciclica "Pascendi dominici grecis" del 1907 afferma chiaramente che il modernismo è la più perniciosa di tutte le eresie se non addirittura la "sintesi di tutte le eresie". Nostro Signore ha affidato agli Apostoli il compito di diffondere la Sua Parola; non ha detto "andate e pregate insieme ai pagani" ma ha detto "andate ed annunziate a tutti la Buona Novella.

    Rispondi

  • GIANNI CALIGARIS

    29 Novembre @ 16.36

    @ Ferrari Luca. Ehi, Torquemada, sei rimasto indietro di circa mezza dozzina di Pontefici.

    Rispondi

  • Giuio

    29 Novembre @ 16.34

    Ma che braaaavi tutti questi cristiani amichetti di Mozzoni che cercano il freddo per il letto per sè e anche per quegli altri che sono critici verso le influenze negative della religione sulla società ! Ecco perchè siamo in decadenza: perchè c'è chi la vuole anche per chi non la vuole. Perchè questi ignoranti che non sanno cos'è un vero islamico, convinti di addomesticarlo spalancandogli le porte, continuano a calare le braghe senza avere capito che l'islamico ha come inconscio obiettivo l'affermazione della sua religione sopra tutte le altre e sopra tutte le leggi laiche che vincolano il vivere civile. Quando è l'imbecillità dell'occidente a causare il proprio declino non c'è altro da fare; quando è l'occidente che importa miseria e delinquenza con l'immigrazione e mina la sicurezza dei suoi cittadini, quando censura qualsiasi intento di ribellione a questo giogo micidiale tramite informazione manipolata e leggi ad hoc, è la fine di una civiltà.

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