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I ragazzi e il governo

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I giovani non ci stanno, e questa volta chiedono di più. Di più dei soliti slogan pre elettorali sapientemente riposti nel cassetto dopo aver vinto le elezioni, di più delle belle promesse mai mantenute, almeno così la pensano le ultime generazioni.
 A pochi giorni dalla formazione del nuovo Governo, siamo andati in giro per le strade della città a sentire, dalle loro voci, cosa si aspettano da questo nuovo ciclo governativo.
Un’ indagine però apolitica, nonostante le apparenze, perché ai ragazzi interpellati non abbiamo chiesto di schierarsi a favore o contro chi ci governerà nei prossimi anni, ma solo di esprimere i propri desideri a chi potrebbe, e dovrebbe, provare a realizzarli, a prescindere dal colore politico che indossa.
«Cosa potrebbero fare i politici per noi giovani? Sicuramente di più di quello che fanno adesso, anche perché di meno sarebbe impossibile - commenta Luca Bottazzi, che ha 21 anni e frequenta l’ Università qui a Parma -. Continuando di questo passo, non si riuscirà mai ad aiutare i giovani a trovare un posto di lavoro adeguato perché, spesso, dopo gli studi, vengono abbandonati a loro stessi. Inoltre, potrebbero favorire il ricambio generazionale, sia all’ interno dello stesso sistema politico, che in altri settori perché esistono molti ragazzi capaci, che non riescono ad emergere, per mancanza di posti in cui far conoscere le proprie potenzialità».
La domanda del sondaggio era generica ma, tutti i ragazzi interpellati, hanno dato risposte riguardanti il mondo dell’ Università e del lavoro segno che, a dispetto di chi li vuole tutti «bamboccioni» nullafacenti, i giovani, al futuro, pensano eccome.
 «Le Università italiane sono indietro cent’ anni, come strutture, programmi di studi, supporti per gli studenti e collegamenti al mondo del lavoro -  commenta Dario Serventi, universitario di 25 anni -. Credo, quindi, che il primo passo da compiere sia quello di pensare ad un miglioramento, serio, del sistema universitario».
 Della stessa idea, anche Giuseppe Calo, coetaneo di Dario, che ammette:  «C’è davvero molto da fare, a partire dall’ abolizione del sistema universitario del 3+2 che, da quando è in vigore, ha fatto solo danni. Poi proporrei di dare più fondi alla ricerca e di rendere i Master, obbligatori per certe professioni, economicamente accessibili a tutti, altrimenti si rischia di creare mestieri d’ elitè».  Chiede meno test d’ammissione alle facoltà universitarie, anche Martina Rienti che a 18 anni, all’Università, sta pensando di entrarci adesso. La sua mente, tuttavia, è già proiettata al mondo del lavoro. «Per migliorare le cose sarebbe necessario, anche, mandare la gente in pensione prima, per creare un ricambio generazionale che crei un mercato del lavoro più dinamico, che ne favorisca l’ ingresso ai giovani». Pensa al lavoro anche Luca Facchini, di 26 anni, «Dovrebbe essere a tempo indeterminato per tutti, in modo da consentire ai ragazzi di crearsi un futuro». Se si parla di tasse, poi, Luca non ha dubbi. «Andrebbero diminuite, se no come si fa a crearsi una famiglia e a mettere al mondo dei bambini?». Le risposte al quesito, si assomigliano molto tra loro perché, ammettono quasi tutti gli intervistati «Senza un lavoro che faccia dormire sonni tranquilli, non c’è tempo e voglia di pensare ad altro». E così, Emiliano Zapata vorrebbe «Più progetti e finanziamenti pensati per valorizzare le idee dei giovani che, spesso, non riescono a realizzare i propri sogni per mancanza di soldi, o a causa di una burocrazia infinita». Come lui, Silvia Cassiani, di 22 anni, parla della necessità di creare «Centri di aggregazione giovanile in cui vengano proposte idee intelligenti, così che,  i ragazzi, possano passare il loro tempo, non in modo superficiale, ma costruttivo». Nonostante i sogni e le aspirazioni, personali e collettive, quello che emerge da questa piccola indagine, è la sfiducia nei confronti delle istituzioni e l’ idea che si può chiedere, ma difficilmente, qualcuno esaudirà. «Non ho fiducia nei politici ma, se proprio devo sperare in qualcosa, spero che mettano in campo delle risorse per migliorare il livello del sistema scolastico che, in Italia, non è il massimo. Spero, anche, che tutelino maggiormente i ragazzi più deboli, in modo da evitare, il più possibile, l’ insorgere di fenomeni di emarginazione e violenza, come accade con il bullismo». L’amica, Federica Freddi, meglio di tutti, esprime, attraverso una sola parola, il concetto che riesce a contenerne tutti: fiducia. «Dovrebbero solo darci quella, invece, se ci sono da tagliare dei fondi, il primo settore a farne le spese, è l’istruzione. Questo dimostra che, nelle nuove generazioni, si crede poco». Fiducia, solo quella chiedono i giovani d’ oggi. Fiducia nel considerarli ragazzi attenti e preparati a scuola, non solo ignoranti cellulare-dipendenti. Fiducia nel vedere in loro i cittadini di domani, in gradi di migliorare il mondo di oggi. Fiducia nel credere che un giorno, anche loro, potranno farcela, come hanno fatto i loro padri e i loro nonni.

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