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di Riccardo Anselmi

PARMA BELL'ARMA

«Dove eravamo»: alla ricerca dei luoghi perduti

Una nuova rubrica per raccontare negozi, discoteche, piscine, bar che suscitano (in chi li ha vissuti) ricordi e storie da tramandare. Un appello rivolto a chi vuol ricordare posti, ora scomparsi, entrati nelle nostre abitudini

Cumuli di neve in piazza Garibaldi nella Parma che fu

Cumuli di neve in piazza Garibaldi nella Parma che fu

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Cos'è la nostalgia? Un vizio assurdo. Una malattia. Una carta moschicida in cui è facile restare intrappolati. Ma anche un rifugio. Di cose che non ci sono più. E che magari non erano neanche un granchè. Però erano nostre. Facevano parte di abitudini comuni. In una città (quella degli anni '70-'80)  dove non è vero che tutti si conoscevano. 
Ma dove certi luoghi erano un appuntamento da non mancare. Per tutti, o quasi.  D'estate, un tuffo nelle gelide acque della piscina dell'Enal. Di sabato sera, a ballare al Bogey. La cioccolata in tazza? Da Cantarelli, in via Garibaldi. La pizza, 200 lire al pezzo? Da Poldi, in borgo Basini.  Il maglione alla moda? Da Martin Guy. Una delle prime palestre per farsi i muscoli? Il «Fisio»  di via Strada Nuova....  E così di seguito. Non è che fossero  posti migliori di altri. Ci si andava forse perchè c'era meno scelta. Perchè lì potevi incontrare  gli amici. O perché il passa parola – in tempi in cui whats up e cellulare non esistevano -   era una cassa di risonanza che riempiva la ''piccola città''. 
Parma bell'arma
Era il nome di una strenna  natalizia uscita per dieci anni con articoli e foto dei maggiori giornalisti italiani, travestiti da parmigiani, oriundi o pentiti che fossero. Era nata durante mille chiacchiere notturne, in cronaca alla «Gazzetta», diretta  da Baldassarre Molossi, tra Corrado Corti, Giorgio Gandolfi e Tiziano Marcheselli. Aldo Curti, il  capocronista, aveva fiutato l'idea e la truppa si era arricchita, con altri giornalisti e  Pierangelo Tronconi come grafico e disegnatore. Un  numero unico natalizio che  amalgamava memoria e leggenda, retorica e poesia, come la Torre del Governatore sotto la neve e  la «bella parmigiana» di turno da piazzare. Le macchiette,  le poesie. Le stagioni e gli umori (veri o finti) della città.  Gli elegantoni e le ragazze, fatali (ma nostrane), di «Parma bell'arma»: luogo forse più immaginato  che reale, ma sintomatico di una parmigianità snob e in fuga dalle fatiche della quotidianità. In origine però c'era un proverbio. Antichissimo: «Parma bell'arma, Reggio gentile, e Modena porcile».  Si riferiva (forse...) alla «parma», lo scudo rotondo della fanteria romana...arma migliore di  tutte le armi perché protegge senza ferire, o forse allude all'arma del comune la croce azzurra in campo  oro. Sarà. Ma i secoli passarono. E Parma bell'arma, (in tempi più vicini ai nostri) venne a indicare la joie du vivre della città ducale.  
Ma - lo sappiamo - i viali dei ricordi sono lastricati di retorica. Su cui è facile scivolare, ruzzolando nel deja vù. O nella melassa insopportabile del parlarsi addosso.   Diciamocelo pure. Oggi la cappa dell'«aura» parmigiana è una corona arrugginita. E poi non ci sono più  re, neppure  signorotti. Nel villaggio globale siamo tutti  un po' più uguali (e sbiaditi).  Eppure  tutti  abbiamo alle spalle un «come eravamo». Basta mettersi lì a pensarci. I flash diventano immagini. Ricordate  la viabilità degli anni '80, quando piste ciclabili e bici elettriche erano robe futuribili. Qualcuno rammenta?  Le macchine in Duomo, il Battistero grigio, il parcheggio in Pilotta, gli autobus sgangherati con la scritta ''non bestemmiare'' e '''non sputare'',  i tir nei viali. E' uno dei giochi ricorrenti  nei salotti virtuali, da Facebook ai blog.   Riesumare fantasmi della memoria, di quella più recente: questa è la scommessa. Ma vogliamo giocarcela con voi lettori. Ci è venuto in mente di ricreare una  mappa. Un elenco di luoghi perduti. Nel senso che non ci sono più, se non nei ricordi di chi li ha vissuti.  Cancellati, demoliti dalle ruspe o semplicemente chiusi. Saracinesche abbassate, sostituite da banche,  negozi, oppure rimaste al buio. Come un cinema dopo l'ultimo spettacolo.   Un «dov'era, com'era»   scandito da tappe, tante quante sono i luoghi della memoria che tornano in mente. 
Appello ai lettori
Sos: foto d'epoca (non remota, però) cercansi. Noi lanciamo l'appello. A voi spetta darci una mano. Una rubrica che nasce (dunque)  con il vostro contributo.   Foto che magari  avete in un cassetto, immagini di luoghi d'incontro tipici degli anni '70-'80. Dal bar Cantarelli (via Garibaldi, di fronte a piazza della Steccata: adesso c'è una banca) al Bogey, la disco di via Lalatta e l'Hash, altro locale da ballo di via Mentana;  dal giocattolaio Castelli di borgo Goldoni al jazz-club, piano bar Garibaldi (di fianco al bar Aragnino); dal Bar Italia di via Cavour  al Panzerotto di via Garibaldi, da Perego sport (via Repubblica). E chi più ne ha più ne metta. 
Cos'è la nostalgia? Un vizio assurdo. Una malattia. Una carta moschicida in cui è facile restare intrappolati. Ma anche un rifugio. Di cose che non ci sono più. E che magari non erano neanche un granchè. Però erano nostre. Facevano parte di abitudini comuni. In una città (quella degli anni '70-'80)  dove non è vero che tutti si conoscevano. Ma dove certi luoghi erano un appuntamento da non mancare. Per tutti, o quasi.  D'estate, un tuffo nelle gelide acque della piscina dell'Enal. Di sabato sera, a ballare al Bogey. La cioccolata in tazza? Da Cantarelli, in via Garibaldi. La pizza, 200 lire al pezzo? Da Poldi, in borgo Basini.  Il maglione alla moda? Da Martin Guy. Una delle prime palestre per farsi i muscoli? Il «Fisio»  di via Strada Nuova....  E così di seguito. Non è che fossero  posti migliori di altri. Ci si andava forse perchè c'era meno scelta. Perchè lì potevi incontrare  gli amici. O perché il passa parola – in tempi in cui whats up e cellulare non esistevano -   era una cassa di risonanza che riempiva la ''piccola città''. 

 

Parma bell'arma

Era il nome di una strenna  natalizia uscita per dieci anni con articoli e foto dei maggiori giornalisti italiani, travestiti da parmigiani, oriundi o pentiti che fossero. Era nata durante mille chiacchiere notturne, in cronaca alla «Gazzetta», diretta  da Baldassarre Molossi, tra Corrado Corti, Giorgio Gandolfi e Tiziano Marcheselli. Aldo Curti, il capocronista, aveva fiutato l'idea e la truppa si era arricchita, con altri giornalisti e  Pierangelo Tronconi come grafico e disegnatore. Un  numero unico natalizio che amalgamava memoria e leggenda, retorica e poesia, come la Torre del Governatore sotto la neve e  la «bella parmigiana» di turno da piazzare. Le macchiette,  le poesie. Le stagioni e gli umori (veri o finti) della città.  Gli elegantoni e le ragazze, fatali (ma nostrane), di «Parma bell'arma»: luogo forse più immaginato  che reale, ma sintomatico di una parmigianità snob e in fuga dalle fatiche della quotidianità. In origine però c'era un proverbio. Antichissimo: «Parma bell'arma, Reggio gentile, e Modena porcile».  Si riferiva (forse...) alla «parma», lo scudo rotondo della fanteria romana...arma migliore di  tutte le armi perché protegge senza ferire, o forse allude all'arma del comune la croce azzurra in campo  oro. Sarà. Ma i secoli passarono. E Parma bell'arma, (in tempi più vicini ai nostri) venne a indicare la joie du vivre della città ducale. Ma - lo sappiamo - i viali dei ricordi sono lastricati di retorica. Su cui è facile scivolare, ruzzolando nel deja vù. O nella melassa insopportabile del parlarsi addosso.   Diciamocelo pure. Oggi la cappa dell'«aura» parmigiana è una corona arrugginita. E poi non ci sono più  re, neppure  signorotti. Nel villaggio globale siamo tutti  un po' più uguali (e sbiaditi).  Eppure  tutti  abbiamo alle spalle un «come eravamo». Basta mettersi lì a pensarci. I flash diventano immagini. Ricordate  la viabilità degli anni '80, quando piste ciclabili e bici elettriche erano robe futuribili. Qualcuno rammenta?  Le macchine in Duomo, il Battistero grigio, il parcheggio in Pilotta, gli autobus sgangherati con la scritta ''non bestemmiare'' e '''non sputare'',  i tir nei viali. E' uno dei giochi ricorrenti  nei salotti virtuali, da Facebook ai blog.   Riesumare fantasmi della memoria, di quella più recente: questa è la scommessa. Ma vogliamo giocarcela con voi lettori. Ci è venuto in mente di ricreare una  mappa. Un elenco di luoghi perduti. Nel senso che non ci sono più, se non nei ricordi di chi li ha vissuti.  Cancellati, demoliti dalle ruspe o semplicemente chiusi. Saracinesche abbassate, sostituite da banche,  negozi, oppure rimaste al buio. Come un cinema dopo l'ultimo spettacolo.   Un «dov'era, com'era»   scandito da tappe, tante quante sono i luoghi della memoria che tornano in mente. 

Appello ai lettori

Sos: foto d'epoca (non remota, però) cercansi. Noi lanciamo l'appello. A voi spetta darci una mano. Una rubrica che nasce (dunque)  con il vostro contributo.   Foto che magari  avete in un cassetto, immagini di luoghi d'incontro tipici degli anni '70-'80. Dal bar Cantarelli (via Garibaldi, di fronte a piazza della Steccata: adesso c'è una banca) al Bogey, la disco di via Lalatta e l'Hash, altro locale da ballo di via Mentana;  dal giocattolaio Castelli di borgo Goldoni al jazz-club, piano bar Garibaldi (di fianco al bar Aragnino); dal Bar Italia di via Cavour  al Panzerotto di via Garibaldi, da Perego sport (via Repubblica). E chi più ne ha più ne metta. 

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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  • Biffo

    29 Novembre @ 04.32

    Mettiamoci dentro anche Bizzi, dove mi scioglievo in bocca le violette di Parma candite, Pepen, la protopaninoteca Grotta Mafalda, il Bar a colombo, ora Le Malve, il negozio d'abbigliamento di Castaldini, in via Repubblica, Roccon, Lombardini, in Via Cavour. Al bar Le Malve, dove raccontai del fu Bar Colombo, primi anni '60, al proprietario, costui voleva sapere dove era ubicato il caminetto, in fondo al locale. Non me ne rammentavo, qualcuno se lo ricorda?

    Rispondi

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