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Ikea ma non solo Ikea... anzi

Comunicato di Millecolori

Massimo Rutigliano

Massimo Rutigliano

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In queste settimane, su iniziativa dell’assessore Alinovi, sembra si stiano preparando un po’ di novità relativamente al cd. “comparto IKEA”.
Pare infatti che si voglia consentire la realizzazione di un rilevante nuovo polo commerciale in cambio, si dice, di un “nuovo asilo” da finanziarsi da parte della proprietà.
In sostanza i 5S starebbero cercando di portare a compimento l’operazione che nel 2006 (ma anche prima) aveva avviato l’allora Sindaco Ubaldi che poi, per molteplici motivi, aveva fatto una parziale retromarcia.
Torna pertanto attuale quanto nel gennaio 2006 Massimo Rutigliano aveva illustrato sulla stampa locale (intervento che abbiamo riportato in calce al presente intervento e riprodotto nel nostro sito www.millecolori.it ) cercando di informare i cittadini su quella operazione che, da sempre e insieme a tanti altri, ha ritenuto essere, dopo la vicenda SPIP, una delle peggiori pagine della storia urbanistica di Parma, con tanti relativi corollari.
Se il M5S, come sembra, vorrà portare avanti quel disegno speriamo che almeno abbia il buon gusto di risparmiarci la solita ipocrisia.
Nessuno potrà dire di….”non sapere” e che…”è colpa degli altri”!!!
Se l’iniziativa dell’Assessore Alinovi dovesse andare avanti vedremo se e chi voterà gli atti relativi. Quel che è certo è che non potranno esserci “alibi” di sorta ed i parmigiani potranno ben valutare il tutto, al di là dei proclami di facciata (ed il pensiero corre anche al consigliere Savani, di certo uno dei più sensibili – tra i 5S - ai temi della tutela del territorio e dell’ambiente).
Parma, 12 febbraio 2014
Associazione Millecolori

 

GAZZETTA DI PARMA del 15 gennaio 2006

Mi permetto di intervenire sulla questione Ikea anche perché, a mio avviso, nel corso del dibattito di questi due mesi, da un lato sono stati tralasciati alcuni aspetti che ritengo importanti e, da altro lato, sono state affermate delle cose non rispondenti al vero.
Si tratta principalmente di due questioni:
1) l'infondata (per quanto preciserò tra poco) affermazione del sindaco Ubaldi (formulata nel corso della sua intervista prenatalizia) secondo la quale egli avrebbe operato la sua scelta per l'insediamento Ikea in un'area, oggi agricola, in località Ugozzolo, in quanto il Prg del Comune di Parma non prevederebbe aree commerciali idonee. Egli tale scelta non avrebbe operato se vi fossero state tali idonee aree;
2) non è vero che l'intervento di cui si discute riguarda solo l'Ikea poiché, in realtà, si tratta di un intervento ben più vasto, rilevante ed impattante.
Mi spiego.
Sub 1) Lo strumento urbanistico del Comune di Parma prevede due comparti (il C1 in zona S. Pancrazio ed il C5 in zona Spip) ove è prevista l'insediabilità di grandi strutture commerciali non alimentari.
Sarebbe quindi stata sufficiente una modesta variante relativamente ai limiti dimensionali per consentire l'insediamento Ikea, senza scardinare la pianificazione urbanistica e senza introdurre una ulteriore grande lottizzazione in una zona oggi agricola.
Il sindaco quindi, per cercare di giustificare il proprio operato, ha affermato cose quantomeno gravemente imprecise, tanto più che per tutte le aree occorrerà comunque una procedura di variante.
Sub 2) Purtroppo il sindaco non ha in alcun modo spiegato la reale portata urbanistica della nuova previsione.
Gli atti comunali parlano di:
- un'area estesa circa mq 280.000;
- una superficie di vendita di 23.663 mq per l'Ikea;
- una superficie di vendita per altre attività (commerciali, alberghiere, artigianali, terziarie, ecc.) di circa 16.000 mq.
Già da questo dato emerge che si tratta di Ikea ma non solo di Ikea visto che Ikea rappresenta solo circa il 60% della previsione mentre l'altro 40% non ha nulla a che vedere con Ikea.
Qual è la giustificazione di tale ulteriore rilevante quantità? Su questo nessuno ha detto niente.
Ma c'è di più.
I dati forniti parlano solo di superfici di vendita ma anche i bambini sanno che la superficie di vendita è solo una parte di un insediamento commerciale che comprende invece tante altre superfici utili (magazzini, alloggi di servizio, ecc.).
Quali quantità sono previste? In sostanza quanto verrà realmente costruito (si ipotizzano circa 120.000 mq di nuova edificazione)?
Dico questo in quanto la cosa veramente singolare è che nonostante l'esistenza di un Prg ancora in gran parte inattuato, nonostante l'esistenza di rilevanti strutture immobiliari, da riqualificare (ivi incluso lo stabilimento ex Salvarani di cui si è parlato sulla stampa), nonostante le tante (giuste) dichiarazione in ordine alla necessità di riqualificare l'esistente anziché prevedere nuove espansioni (opinione condivisa da quasi tutti gli urbanisti) il Comune di Parma intende dar corso ad una ulteriore grande lottizzazione, solo in parte giustificabile con l'insediamento Ikea.
Perché il resto?
La domanda non è oziosa se si considera che, secondo quanto riportato dalla Gazzetta di Parma del 31/12/05, l'area (ovvero le quote della società proprietaria del terreno) sarebbe stata acquistata nel 2003 per soli euro 5.000.000,00.
L'area, una volta classificata, avrà un valore stratosfericamente superiore.
Sin qui poco male se la previsione urbanistica fosse seria, corretta, razionale e giustificata. Senonché, a mio avviso, tale previsione non risulta seria, corretta e razionale, tant'è che chi l'ha difesa ha cercato di giustificarla solo con i vantaggi che deriverebbero dall'insediamento Ikea, non già con forti motivazioni urbanistiche. Ma, in ogni caso, quali sarebbero i vantaggi derivanti alla collettività da tutta la restante quantità edificatoria? Di ciò non vi è traccia in tutte le dichiarazioni che si sono succedute in questo periodo sull'argomento.
In tale contesto risulta quindi comprensibile la resistenza di Ikea e della Primo Accordo s.r.l. ad ipotesi urbanistiche diverse (è sempre difficile rinunciare a decine di milioni di euro), ma non si comprende il vantaggio della collettività in relazione ad una previsione urbanistica così rilevante ed impattante in una zona che l'attuale strumento urbanistico prevede quale agricola.
Ma c'è di più.
Risulta infatti evidente che chi ha posto in essere l'iniziativa di acquisto di una così rilevante area agricola (circa 280.000 mq) non può non essersi preventivamente confrontato con qualcuno al fine di comprendere gli orientamenti comunali in relazione a tale classificazione (non essendo credibile che una società quale la Primo Accordo s.r.l. avesse intenzione di comprare un terreno di 280.000 mq per coltivare pomodori). Orbene perché di tutto ciò non si è prima parlato in consiglio comunale (l'organo competente in materia di pianificazione) o nelle competenti commissioni?
Perché il Comune non si è preventivamente confrontato con l'altro organo competente in materia di pianificazione per interventi così rilevanti (la Provincia)? Perché, trattandosi di una iniziativa nata da una proposta di privati ( si tratterebbe infatti di un accordo negoziale con soggetti privati previsto dall'art. 18 della L. reg. n. 20/2000) il Comune, prima di manifestare la sua disponibilità, non ha pubblicamente invitato anche altri soggetti privati a formulare eventuali altre ed alternative proposte onde pervenire, mediante il confronto tra le stesse, al miglior perseguimento dell'interesse della collettività locale (in conformità a quanto previsto dall'art 18)?
Chiarito quanto sopra ritengo opportune alcune altre considerazioni sia relativamente all'Ikea che alle Fiere di Parma.
Nel contesto suindicato ritengo che, purtroppo, allo stato delle cose, anche solo per l'affidamento in essa ingenerato, il Comune difficilmente troverà la volontà di indurre Ikea ad insediarsi in altra più idonea zona del territorio comunale, con la conseguenza che le verrà consentito di insediarsi ad Ugozzolo (anche se ritengo tale scelta urbanistica infelice) ma nessuna motivazione sussiste per assentirvi tutte le altre quantità lì ipotizzate.
Ritengo inoltre che sarebbe un gravissimo errore cercare di risolvere la questione prevedendo sia l'intero ( e cioè sia Ikea che le altre superfici) insediamento di Ugozzolo che un nuovo polo funzionale da localizzarsi alla ex Salvarani poiché ciò comprometterebbe tutta la zona nord della città, che verrebbe gravemente compromessa con grave danno per tutti coloro che vi abitano e vi operano. Tali altre (rispetto ad Ikea) quantità oggi ipotizzate ad Ugozzolo potranno al più essere localizzate nei capannoni ex Salvarani, nel rispetto del principio della riqualificazione urbanistica, stando però attenti a «non uccidere» le piccole e medie attività commerciali oggi esistenti che assicurano reddito a tante famiglie di piccoli e medi imprenditori commerciali.
Da ultimo, poiché in questo periodo si è più volte posto l'accento sulle pretese necessità della Fiera di Parma, non posso non ricordare che Ubaldi è sindaco di Parma da oltre sette anni e mezzo e che in tale lungo periodo le Fiere di Parma sono state oggetto per lo più di contrapposizioni politico-amministrative per la collocazione di pacchetti azionari e/o per la nomina di Tizio o di Caio, non già per una seria e collettiva riflessione su quanto necessario per lo sviluppo della Fiera, sulla base di un progetto «industriale» di ampio respiro, non ancorato ad estemporanee iniziative di carattere puramente immobiliare. Ritengo invece che tutti gli Enti locali e tutte le forze politiche ed economiche dovranno avviare un sereno, costruttivo e pubblico confronto sul «che fare» per il futuro delle Fiere di Parma, con l'auspicio che non venga solo riproposta la cd cittadella del cibo che, a mio avviso, celava solo una inutile (per la collettività) operazione immobiliare. 

Massimo Rutigliano

 

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