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Scuole di montagna: la protesta continua davanti al prefetto

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Chiara Cacciani
Scenderanno anche in pianura per difendere l'esistenza delle  scuole lassù in montagna. Dove i numeri, è vero, sono risicati, ma - e lo ripetono sempre - sufficienti per continuare a mettere un argine allo spopolamento. «Se se ne vanno le famiglie giovani, l'Appennino muore, capisce?», è la preoccupazione. 
Sull'agenda l'appuntamento con la protesta pacifica - a colpi di voce e di carte -è già fissato: mercoledì prossimo dalle 9.30 sindaci armati di  fascia tricolore, assessori alla Scuola, rappresentanti delle due Comunità montana parmensi, genitori e insegnanti saranno davanti al palazzo della Prefettura a Parma, in via Repubblica.
L'obbiettivo? Lo sintetizza Ulisse Ferrari, assessore alla Scuola della Comunità montana est, che insieme alla Ovest ha organizzato la discesa a valle. «Vogliamo che il Governo si impegni per modificare la legge Gelmini per quanto riguarda le scuole di montagna. Così com'è, con quei numeri-limite,  ci uccide. E non possiamo accontentarci delle deroghe che qualcuno ha ventilato: quelle dovrebbero essere riconfermate ogni anno e ci lascerebbero sempre nell'incertezza». E ad alta quota, invece, si chiedono sicurezze. «Il governo deve dirci se vuol credere o no nella montagna. Se sì, allora non si può penalizzare chi resta. E non si può ragionare solo coi numeri».
     I punti fondamentali, quelli che fanno tremare famiglie, amministratori e insegnanti, sono due. Il primo riguarda la chiusura dei plessi che non raggiungono la soglia dei 50 alunni. «E' vero -spiega Ferrari - nelle zone montane questa norma della legge troverà applicazione solo nell'anno scolastico 2010-2011, ma le ripercussioni saranno immediate». Il secondo dovrebbe invece avere effetto già a partire da settembre, con la potenziale chiusura di parti di plessi in mancanza dei numeri di alunni sufficienti (le medie di Monchio, per esempio, o certe scuole dell'infanzia), la riduzione degli organici e la sparizione di intere classi con la trasformazione in pluriclassi. «Con evidenti conseguenze sulla didattica».
  Mercoledì a Parma le  loro motivazioni le snoccioleranno una ad una. E sarà consegnato al prefetto Scarpis un documento congiunto che sarà firmato in diretta dai presidenti delle due Comunità montane e che ha ottenuto l'approvazione dei sindaci dei comprensori est e ovest in cui si chiede con forza di salvare le scuole di alta quota.

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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  • salvatore pizzo

    13 Aprile @ 01.57

    Il gruppo "Maestre e Maestri, autoconvocati, di Parma e provincia" aderisce all'iniziativa pur non avendo avuto contatti con i promotori, si invitano i cittadini e i colleghi (con le loro famiglie), specialmente coloro che in settembre, rischiano di non verdersi rinnovato il contratto ad essere presenti. Salvatore Pizzo, portavoce 338/8103820 0521/238918

    Rispondi

  • gianfranco ferrari

    12 Aprile @ 12.46

    Concordo con chi non vuole chiudere le scuole di montagna, ma a tutto c'è un limite, siamo in condizioni economiche tali da poter mantenere in funzione scuole con pochissimi studenti ? forse sì, basterebbe eliminare le comunità montane e le provincie, e con gli euri risparmiati sicuramente potremmo permetterci questo ed anche altro. Per chi ha da dissentire, vada a vedersi le puntate di Report sugli argomenti.

    Rispondi

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