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Quando gli sfollati sono i fedeli

Quando gli sfollati sono i fedeli
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di Stefano Rotta

I sassi sull'altare sono ancora lì, dall’antivigilia di Natale. A Pasqua, nella chiesa di Mattaleto, appena sopra Langhirano, non è cambiato nulla.
Per terra un letto di macerie, le panche in legno divelte dai crolli, gli squarci nel soffitto. Siamo entrati, a nostro rischio e pericolo, grazie alla gentilezza della custode, la signora Cantarelli. «Noi speriamo che qualcuno si ricordi di Mattaleto. Ma per ora non abbiamo visto niente», dice.
 Guardando il campanile della chiesetta di Barbiano, nelle colline vicino a Felino, si vede il cielo. Perché c'è un buco. E, come ammette il custode Simone Belicchi, rischia di crollare da un momento all’altro. «Non si è presentato ancora nessuno - ripete - Scrivetelo, qui è pericoloso, lo hanno attestato anche i Vigili del Fuoco. Non c'è giorno che non venga giù un pezzo, anche dal fienile». A Barbiano si sono sposati molti parmigiani: per qualche anno questo gioiello sarà inagibile.
La politica, nei giorni scorsi, si è mossa insieme alle istituzioni e alla curia per reperire i fondi necessari al ripristino delle attività di culto. Sarà possibile arrivare dappertutto? I campanili, in Appennino, spuntano all’improvviso: in cima a un poggio, arroccati su una costa, in mezzo a un pianoro o incastonati in una gola. Sono testimoni dei secoli, di fede, di lotte, di rifugi, di preghiera, abitudini, e anche tecniche artistiche e architettoniche. E’ difficile arrivare dappertutto perché, a parte Barbiano, Mamiano e Mattaleto, di fatto le altre chiese sono interessate a infinite e piccolissime crepe.
Le vedi arrampicarsi sulle vecchie pietre come l’edera. Chi può dire se siano il principio di un cedimento, o solo il naturale assestamento di edifici, a volte del primo millennio dopo Cristo? L'immagine che anticipa molte chiese, è il nastro rosso e bianco, una cancellata di alluminio provvisoria e il cartello «Attenzione, pericolo di crollo». Le porte sono chiuse ovunque.
A volte, come ad Antesica, in Val Parma, la chiesa ha retto, ma non il terreno intorno, con i vecchi muri a secco. Altre solo calcinacci, come a Torre, nei pressi di Traversetolo. Ma niente interventi, per ora. In questo abitato, vicino alla casa di alcuni stranieri, è rimasto a vivere solo Opel Hans, viennese.
Racconta: «Quella notte è piovuto materiale dall’alto, in casa. Tremavano i muri, come fosse passato un camion a pieno carico. La chiesetta è stata dichiarata inagibile, poi è tornata aperta. Ha retto. Forse perché qui (vicinissimo all’epicentro, ndr) c'è molta argilla, che assorbe le onde».
 Quando crolla una chiesa o diventa inagibile, in un piccolo borgo, è ben più di un edificio di culto che se ne va, di un luogo impraticabile per trovarsi, pregare, officiare le funzioni. E’ un pezzo di storia, un angolo di anima strappato a chi ci vive. Magari arrocato, e solo. Apparentemente solo.
Don Giuseppe Celestino, 95 anni, in gamba, sarebbe un po' più povero senza quel tempio fuori dal tempo che è la chiesetta di Torre. Ma i fedeli sanno organizzarsi. A Sant'Ilario Baganza, dopo il terremoto, chiesa chiusa, la messa è stata fatta in un praticello poco sotto. A Tordenaso, Badia Cavana, Mozzano, Campora - la lista si farebbe troppo lunga volendo continuare - sono crepe, crepine, e ancora crepe. Piccole, ma subdole.
Girando per la pedemontana o fra le colline parmensi, nella parte più prossima al reggiano, non esiste quasi più una chiesa senza crepe. Antichi oratori incrinati, absidi segnati da leggere ma ben visibili striature. Nessun pericolo di crollo, ma molti, moltissimi segni che la terra ha tremato. 


 

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  • giuliana

    17 Aprile @ 13.34

    Ritratto immediatamente le accuse che Vi ho rivolto pochi minuti fa. RingraziandoVi per la pubblicazione, Vi prego di accettare le mie scuse.

    Rispondi

  • giuliana

    17 Aprile @ 13.13

    E non è neppure troppo strana la censura del mio precedente intervento, non è raro trovare chi si è già inchinato all'islamicamente corretto. E' solo l'ennesima prova che contro i criistiani è ammesso di tutto, ma "chi tocca l'islam muore".

    Rispondi

  • giuliana

    17 Aprile @ 10.27

    "Quando crolla una Chiesa o diventa inagibile, in un piccolo borgo, è ben più di un edificio di culto che se ne va...E' un pezzo di storia, un pezzo di anima strappato a chi ci vive..." Questo è solo uno dei tanti segnali che dimostrano quanto l'amministrazione sia in linea con la politica europea, e purtroppo anche italiana, che va verso l'unificazione dei paesi del bacino del Mediterraneo e la formazione del mostro eurabia con la nostra inevitabile islamizzazione. La nostra storia sta cambiando anche sui libri scolastici per far posto alle dichiarazioni islamiche false e farneticanti pronte per il lavaggio dei cervelli dei nostri bambini e dove tutto ha avuto inizio dall'islam e tutto all'islam debba ritornare (anche Gesù Cristo non è più considerato ebreo, ma islamico). Via le nostre Chiese per far posto alle moschee. E se le Chiese crollano è per volontà di allah, i musulmani festeggiano come hanno festeggiato per il terremoto e i morti dell'Abruzzo. Ecco la traduzione di una loro preghiera:"Oh allah, rendi stabili presso di loro il terremoto e le disgrazie, maledici l'Europa, Israele e gli Stati Uniti." All'aumento del numero delle vittime pregavano dicendo:"Oh allah, fai salire queste cifre, distruggi i nostri nemici e aiuta i musulmani". E l'amministrazione si da da fare per aprire moschee dove possano ritrovarsi per maledirci e programmare la nostra fine. Che schifo!!!!

    Rispondi

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