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Cresima negata, è pace fatta: il bimbo la farà presto

Cresima negata, è pace fatta: il bimbo la farà presto
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Mara Varoli

Tutto è bene quel che finisce bene e presto Luca, chiamiamolo così con un nome di fantasia, farà la cresima.
Don Ugo Zaccaria, il parroco ferrarese che sabato scorso ha «bocciato» il piccolo parmigiano, non ammettendolo al sacramento, ha sciolto il nodo della matassa. E ieri sera ha trovato la soluzione, promettendo che «a richiesta dei genitori e previa la necessaria preparazione, che in questo caso sarà personale, il piccolo riceverà il sacramento il prima possibile».
Una storia dai mille equivoci. A cominciare dal numero delle assenze del bambino a catechismo: questo il motivo della sua «bocciatura».  «Ma adesso - confessa il nonno del bambino Gian Valter Panziroli - siamo tutti molto contenti».
In un primo momento, don Ugo Zaccaria, parroco della chiesa di Tamara, in provincia di Ferrara, dove si è trasferita da pochi mesi la famiglia di Luca, sembrava irremovibile sulla sua decisione, ma poi il sole è tornato a splendere e «pace» è stata fatta, così come doveva essere.  «Non è vero, come sostiene la famiglia, che il bambino è mancato solo due volte dal catechismo - aveva dichiarato a caldo don Ugo -. E' dalla fine di aprile che non vedo né lui e nemmeno i genitori. Per cui sabato non mi aspettavo di incontrarli  alla cerimonia. E gli ho detto: Cosa intendete fare?».
«Non è vero - aveva risposto Panziroli -. Mio nipote è mancato poche volte. Basta chiederlo alla catechista».
E così sabato alle cinque del pomeriggio la festa è stata rimandata e i Panziroli sono tornati a casa, con gli occhi abbassati e l'umore a terra: «Ci sono rimasto molto male. E il bambino era molto triste», ammette il nonno.
Da un momento atteso e gioioso, quello della cresima era diventato il sacramento della discordia: e la mela si era improvvisamente spaccata a metà. Da una parte la famiglia del piccolo «sbalordita dalle affermazioni» del parroco, dall'altra lo stesso sacerdote che ribadiva l'importanza, peraltro lecita, della partecipazione al catechismo: «Nelle riunioni che la parrocchia organizza con i genitori - proseguiva don Ugo Zaccaria - spieghiamo a tutti che per i bambini la frequenza al catechismo è obbligatoria per capire il senso del sacramento. Lo stesso Codice di diritto canonico sottolinea che la partecipazione è indispensabile per qualsiasi sacramento. Così come avviene a scuola: il ragazzo che non frequenta, non viene promosso. E sabato non potevo ammetterlo, proprio perchè non aveva ricevuto la preparazione specifica».
Il piccolo parmigiano si è trasferito con mamma e papà da pochi mesi. Una famiglia che ha sempre partecipato alla vita della chiesa a Parma, nella parrocchia di don Mauro Pongolini a San Leonardo. «Il bambino aspettava un po' di carità cristiana - ricorda il nonno Panziroli - e di entrare in una comunità nuova. Si è trasferito da pochi mesi: ha 11 anni e i cuginetti sono a Parma, gli amici nella parrocchia di San Leonardo, che lui ha sempre frequentato. E il parroco gli ha fatto una lettera quando è partito per dimostrare che il bambino ha sempre partecipato al catechismo e alla vita della chiesa. Ora più che mai il bambino ha bisogno di essere accolto. E quindi la lieta notizia ci rende molto felici».
Sta di fatto che il caso di Tamara non è isolato. E' capitato altre volte che il parroco rimandi il sacramento per motivi di frequenza. E la cresima o la comunione saltano di un anno. C'è chi scrolla le spalle e chi invece ci rimane davvero male, proprio come la famiglia Panziroli, che a maggior ragione non aveva digerito la «bocciatura» per sole «due assenze». Anche se per il parroco ferrarese erano di più. Ma la storia ha avuto un giro di boa improvviso e il piccolo parmigiano presto avrà la possibilità di ricevere la pacca sulle spalle dal suo padrino.
«Non ci sono norme che indicano quanti incontri bisogna fare - spiega don Raffaele Mazzolini, vicario episcopale che tra le tante cose si occupa anche dell'ufficio catechistico di Parma -. Normalmente tutto dovrebbe nascere dal dialogo tra i genitori e coloro che accompagnano il cammino di fede del ragazzo. In pratica, il discorso si gioca su questa capacità. E' vero che la frequenza è importante, ma una valutazione numerica è parziale. La vera misura bisogna ritrovarla nel percorso di scoperta della fede». Eh sì, i tempi sono cambiati. Prima bastava un'ora di dottrina alla settimana e nessuno veniva rimandato. Oggi il problema è più complesso, in quanto non tutti i genitori partecipano insieme ai figli alla vita della comunità cristiana e quindi la diffidenza da parte di chi sta dietro l'altare ci sta tutta, anche se questa volta la «vittima» è un bambino che è cresciuto in una famiglia di praticanti e in una parrocchia molto attiva, come quella di San Leonardo. E quindi con tutte le carte in regola per essere «ammesso» alla cresima.
 «E adesso - chiude don Ugo - lo aiuteremo».

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