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Sorbolo, sciopero alla mensa della primaria

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di Cristian Calestani

L’aumento dei buoni pasto non l’hanno proprio digerito. E così alla scuola primaria di Sorbolo è scattato lo «sciopero del pranzo» con circa 250 famiglie che hanno deciso di «incrociare» forchette e coltelli della mensa, facendo consumare in classe, per protesta, il pasto di giovedì scorso ai propri figli. 
L’adesione è stata quasi totale visto che degli alunni che frequentano il tempo pieno della primaria sorbolese solo in due hanno pranzato come da consuetudine in mensa. 
Per tutti gli altri, e le loro famiglie, mangiare in classe portando un panino, una pizzetta e facendo un brindisi con la Coca Cola è stato il modo per opporsi all’aumento di cinquanta centesimi che ha portato, dal primo febbraio, il buono pasto a quota sei euro. 
I rappresentati dei genitori degli alunni del tempo pieno avevano comunicata questa decisione alcuni giorni fa con una lettera inviata al sindaco Angela Zanichelli, all’assessore alla scuola Rita Buzzi, al responsabile dell’Ufficio Scuola e per conoscenza anche alla preside Elena Conforti nonché alla Camst che si occupa della fornitura dei pasti. 
«Esprimiamo disappunto - avevano scritto i genitori - per la decisione del Comune di aumentare il prezzo della mensa scolastica a sei euro, una delle tariffe più elevate della Provincia e della Regione». 
Tra i motivi della protesta, condivisa anche dal consiglio d’istituto, non c'è soltanto l’aumento in sé, che comunque hanno fatto notare in molti è nell’ordine dell’8 per cento, ma anche il fatto che si mette a repentaglio l’importante ruolo della mensa. 
«Il tempo mensa, trascorso con compagni e maestri - hanno precisato ancora i genitori - è una parte integrante del programma educativo delle classi a tempo pieno. Oltre a fornire una sana educazione alimentare, con i bimbi che sono invitati ad assaggiare tutti i cibi imparandone il valore nutritivo, il tempo mensa costituisce un’occasione importante di esercizio dell’autonomia, di rispetto delle regole e un’opportunità per stabilire delle relazioni in condizioni non strutturate. Aumentare il prezzo della mensa può indurre molte famiglie, specie quelle più in difficoltà, a ritirare i bimbi all’ora di pranzo per farli mangiare a casa, magari davanti alla tv, togliendo la possibilità di partecipare ad un’attività scolastica di elevato valore educativo. Per ultimo - avevano poi concluso i genitori - ad un prezzo così elevato non sempre corrisponde un servizio adeguato, sia in termini di qualità che di quantità». 
Alla lettera ha fatto seguito la protesta simbolica di giovedì. «L'adesione è stata quasi totale - ha commentato ieri Alessandro Bianchi rappresentante dei genitori di quarta C - da più parti è giunto l’invito a ripetere l’iniziativa che potremmo riproporre a cadenza periodica. Chiediamo la revoca degli aumenti non tanto per i cinquanta centesimi in più, ma per preservare la qualità della scuola e l’importanza didattica del momento-mensa». 

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