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In carcere ma col cellulare: Illuminato continuava a ordinare estorsioni e spedizioni punitive

Scoperto nel corso delle indagini sull'incendio di una abitazione a Medesano. Due arresti

Custodia cautelare in carcere per estorsione e tentato incendio
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In carcere a scontare l'ergastolo per l’omicidio del boss Raffaele Guarino, avvenuto a Medesano nel 2010. Ma in possesso di un cellulare con cui continuava a comandare i suoi "scagnozzi" e ad ordinare estorsioni e spedizioni punitive. Ecco come passava il tempo Mario Illuminato, dietro le sbarre a Bologna. 

Lo hanno scoperto i carabinieri del Reparto Operativo di Parma e del Comando di Salsomaggiore, che sono partiti indagando sull'incendio di un’abitazione a Medesano nell'aprile scorso e sono arrivati a dare ieri esecuzione all’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip di Parma a carico di due indagati per estorsione e tentato incendio, aggravate ed in concorso.
Le indagini sono iniziate ad aprile 2017, a seguito della denuncia di incendio di un’abitazione a Medesano. Le fiamme erano state appiccate in occasione delle festività pasquali, quando i proprietari erano via.
Gli approfondimenti investigativi hanno consentito di risalire ad una utenza telefonica mobile in uso, evidentemente a dispetto della legge, a Mario Illuminato nel carcere di Bologna,  dove  sconta l’ergastolo per l'omicidio Guarino.
I carabinieri hanno ricostruito l’attività criminale dell’uomo, che ordinava ai suoi collaboratori all’esterno di compiere attività estorsive, spedizioni punitive che prevedevano il pestaggio di chi era restio ad aderire immediatamente alle richieste di denaro, l’incendio di attività commerciali e di autovetture di persone a cui attribuiva responsabilità per il suo arresto e la  confisca dei suoi beni in provincia di Parma.
L’altro destinatario del provvedimento coercitivo è un condannato che beneficia della misura alternativa alla detenzione della semilibertà. L'uomo nelle ore trascorse fuori dal carcere, provvedeva ad acquisire i telefoni cellulari che poi venivano illecitamente introdotti, aggirando i controlli, nell’istituto di pena, a recapitare le “ambasciate” estorsive ed avrebbe dovuto impartire “lezioni” a suon di sprangate alle persone segnalate dal suo capo: eventi – questi ultimi - scongiurati solo dalla “casuale” presenza dei Carabinieri nelle immediate vicinanze delle abitazioni delle vittime designate.
Nello stesso contesto investigativo la Procura della Repubblica  ha indagato altre tre persone.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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  • jan solo

    12 Gennaio @ 15.05

    ecco come in Italia si combatte la Mafia!!! invece del carcere duro anzi durissimo, concessioni continue a personaggi che, come nel medio evo, dovrebbero stare in cella incatenati.

    Rispondi

  • Uccio

    12 Gennaio @ 13.55

    Non è mancanza di professionalità...nel senso che sono allocchi che si fanno ingannare dai parenti o amici dei detenuti che introducono in carcere i cellulari; la verità, probabilmente, è ben più grave perchè la merce che arriva ai detenuti dall’esterno, è dovuta alla complicità di guardie corrotte e compiacenti. In carcere, non arrivano solo i cellulari...ma armi e droga.

    Rispondi

  • Ferr

    12 Gennaio @ 12.38

    Gravissima negligenza della sorveglianza la cronaca ci racconta di intromissione mele carceri nei tribunali di armi coltelli " vedi Marito Comi " che ha portato al marito ben 3 coltelli senza che nessuno la controllasse serve più severità e professionalità delle guardie carcerarie e applicare il 41 bis agli ergastolani colpevoli di reati di omicidio pedofilia e altro

    Rispondi

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