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Parchi regionali: rivoluzione in vista

Parchi regionali: rivoluzione in vista
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Beatrice Minozzi
Fare rete, razionalizzare le spese e realizzare una più efficace promozione territoriale: sono solo alcuni dei principi alla base del progetto di legge sulla «Riorganizzazione del sistema regionale delle aree protette e dei siti della rete Natura 2000», approvato il 14 novembre scorso dalla giunta regionale. Una riorganizzazione che riguarda i parchi regionali, ma anche le riserve naturali, le zone Sic e Zps e le aree di riequilibrio ecologico e che si è resa necessaria anche per rispondere alle disposizioni del decreto «Milleproroghe», che fissa nel 31 dicembre 2011 la data del pensionamento dei consorzi di gestione dei parchi regionali. Perché l’iter approvativo della legge sia completo, mancano ancora il passaggio alla Commissione Ambiente e la definitiva approvazione dell’assemblea legislativa regionale.
C’è ancora spazio per alcune modifiche, e tutti i soggetti interessati da questa riforma sono al lavoro per stilare alcuni emendamenti, che verranno discussi oggi, quando è prevista la prima udienza conoscitiva della Commissione Ambiente. Ma cosa potrebbe cambiare se il progetto di legge fosse confermato così com’è? Dal primo gennaio 2012 potrebbe cambiare la forma istituzionale di gestione dei Parchi. La Regione ha suddiviso il proprio territorio in cinque «macroaree per i parchi e la biodiversità», e la provincia di Parma rientrerà nella macroarea dell’Emilia Occidentale insieme alla provincia di Piacenza e ad alcune aree rivierasche del Po della provincia di Reggio Emilia. A questa macroarea faranno capo quattro parchi della provincia di Parma: Cento laghi, Taro, Boschi di Carrega e Stirone, ed uno della provincia di Piacenza, il Parco del Trebbia. Ad essi si aggiungeranno, dal 1° gennaio 2013, anche le riserve naturali e gli altri siti della rete Natura 2000.
Per ogni parco verrà istituita una «Comunità del Parco», composta dai sindaci dei comuni il cui territorio rientra nel parco o dai loro assessori delegati, ma anche dai sindaci o dagli assessori dei comuni che partecipano attraverso il conferimento di risorse. Tra le prerogative della Comunità rientrano la determinazione degli introiti derivanti dalle attività riferite al parco stesso, ma soprattutto la nomina di un rappresentante in seno al comitato esecutivo, l’organo di governo sul quale ricade gran parte del potere decisionale e che rappresenta l’intera macroarea. Il comitato esecutivo, composto dai rappresentanti delle diverse Comunità e dai presidenti delle Province, o dai loro assessori delegati, nominerà un presidente, approverà il regolamento della macroarea e il bilancio e nominerà i componenti delle Consulte. Sempre se la legge sarà approvata, dunque, nei singoli parchi non esisteranno più le figure di direttori e presidenti. A promuovere gli accordi tra l’ente di gestione e gli enti locali ci penserà il Comitato per la promozione della macroarea, mentre per quanto riguarda la gestione prettamente tecnica, per ogni macroarea verrà nominato un direttore. La Regione, infine, si riserva funzioni di indirizzo controllo e coordinamento. Nel progetto di legge figurano poi altre quattro macroaree, ovvero Emilia Centrale, Emilia Orientale, Delta del Po e Romagna, ma anche l’istituzione del Parco Regionale dello Stirone e del Piacenziano, che unisce il Parco dello Stirone alla riserva naturale geologica del Piacenziano, che si trova in provincia di Piacenza.

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  • Giampietro Accini

    02 Dicembre @ 23.02

    Sono un agricoltore in pre parco dei Boschi di Carrega ,anticamente i Boschi erano gestiti da privati ed erano un'eccellenza della zona. Ora regione ,provincia, comuni consorziati non hanno soldi. Non sarebbe l'ora che tornino ai privati che rilancino il turismo,enogastronomia.... ,insomma creino lavoro ,prima che i cinghiali invadano Parma ? Chi ama questo territorio mi aiuti a salvarlo!

    Rispondi

  • gian luca ceccherini

    29 Novembre @ 01.28

    egregi sig. dovete sapere che non consco come vengono gestiti i parchi ma consco come è gestito il parco boschi di carrega , qui ci sono cresciuto e vi posso dire che è tenuto da cani in oltre sono state fatte cose non molto regolari posso anche elencarle una fra le piu' eclatanti è il preparco che è piu grosso del parco. senza pero' chiedere ai proprietari terrieri il consenso questo è giusto secondo voi che paghino le tasse e non sono piu' padroni a casa loro e il disastro di giugno-il famoso mesociclone se avessero fatto pulire i canali ai proprietari non succedeva giusto pero no ce la biodiversita con morto.speriamo che questa volta cambi sul serio tutta la gestione.

    Rispondi

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