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Dalla Moldavia per diventare borghigiani doc

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di Edoardo Malvenuti
«Ho lasciato la Moldavia quando avevo vent’anni. E un figlio di tre». Xenia Moraru oggi di anni ne ha 29, da otto vive a Fidenza.  Suo figlio Iulian l’ha raggiunta nel 2010 ed ora dividono l’appartamento con l’anziano che questa ragazza di Canemir assiste da qualche anno, vicino al Parco delle Rimembranze.
Xenia è una dei 6960 moldavi  - stando agli ultimi dati disponibili  - residenti in provincia di Parma. Sono la comunità straniera più numerosa, cresciuta esponenzialmente negli ultimi cinque anni. Oltre ai residenti nel capoluogo, sono tanti quelli che vivono a Fidenza.

Le donne sono molto più numerose degli uomini poiché per loro è più facile trovare lavoro. Spesso assistono gli anziani nelle attività domestiche: fanno le badanti. Dopo un certo periodo di instancabile assistenza molte diventano «parte della famiglia», racconta Xenia.
 Il rapporto di fiducia professionale s’annoda in modo inestricabile al legame umano tra l’anziano e la signora che lo assiste: «L’uomo che aiutavo a Salsomaggiore lo chiamavo nonno, era normale dopo un po’ di tempo». Xenia racconta la sua storia con quella amalgama di partecipazione e compostezza che contraddistingue queste donne dalla tempra forte. «Grazie a questa famiglia di Fidenza per cui lavoro sono riuscita ad ottenere il ricongiungimento familiare per mio figlio», spiega dal tavolo di un bar del centro. «Ora frequenta la scuola media Zani e parla l’italiano benissimo».
 Il volto le si apre in larghi sorrisi quando parla di suo figlio: «Per anni ho sentito la sua voce in una cornetta e l’ho visto attraverso uno schermo di un computer». Ora vivono assieme, e non hanno intenzione di andare via. «Fidenza è diventata la nostra città. È qui che vogliamo vivere». In più sembra che il ragazzino undicenne sia diventato piuttosto bravo con le carte da briscola. Succede che la sera lui e la madre improvvisino partite con l’anziano che lei assiste.
 Altra storia è quella di Serghei «Sergio» Cornea. Quaranta anni, anche lui originario della Moldavia, durante la settimana è camionista, mentre la domenica veste i paramenti scari per celebrare la messa ortodossa nella chiesa di San Faustino.
 «La nostra è una comunità allargata: non solo moldavi, ma anche rumeni, ucraini ed una signora della Bielorussia», racconta Sergio dopo la funzione.
 Padre della comunità dal 2007, porta i capelli lunghi su un viso allungato, per celebrare veste di viola. La messa è in tre lingue: moldavo, russo e italiano. Così tutti possono seguire la litania accompagnata dalla voce salmodiante e delicata di Anna Maria, la figlia di Sergio, che scandisce i tempi della celebrazione con il suo canto.
«Le persone sempre presenti sono una ventina, ma durante le feste arriviamo anche a sessanta»,  spiega indicando con la mano un tavolo imbandito di cibi e bottiglie lungo la navata. «Quei piatti sono offerte, sacrifici per i nostri morti». Quella mensa apparecchiata dà al rapporto con l’aldilà un sapore casalingo. Questa chiesa, consacrata al culto ortodosso nel 2004, è un punto di riferimento per la comunità di Fidenza, specie per il rapporto speciale tra Sergio ed i fedeli. Alla fine della funzione in diversi scambiano due parole con lui, gli chiedono consiglio o aiuto. Certo, già durante la messa c’è un rito tutto particolare per scacciare le ansie e i turbamenti interiori. Un capannello di uomini e donne, rigorosamente velate, si inginocchiano di fronte all’iconostasi. Sergio copre loro il capo con i paramenti sacri di cui si sveste mano a mano, pronuncia una benedizione e li bagna con l’acqua santa. «Serve a quietare le ansie, i timori». Si congeda così Sergio, con una vigorosa stretta di mano: «Fidati che funziona».

 Anche Marina è moldava, e vive a Fidenza. Ha ventidue anni, le unghie smaltate di verde acqua e un paio d’occhiali di corno. Originaria di Carpineni, villaggio a una cinquantina di chilometri dalla capitale Chisinau, vive in paese da tre anni e mezzo. Oggi lavora come cameriera in un bar del centro ma pensa a Milano.  
«Studiare economia dei beni culturali e dello spettacolo alla Statale sarebbe fantastico», spiega Marina pensando al test d’ammissione di settembre. Nelle sue corde c’è l’arte: dipingere, fare foto, e quel corso le permetterebbe di coniugare questo ad un altro suo interesse: l’economia.
«Anche io sono arrivata qui grazie al ricongiungimento familiare, mio fratello viveva in provincia di Parma», racconta. L’inizio non è stato facile, sempre quelle carte che scadono e non permettono certezze a lungo termine. Ma ciò che colpisce è la determinazione di queste persone, decise a ricominciare una vita lontano dalla loro terra. Spesso donne sole, con persone a casa da mantenere. «La Moldavia è tristezza, un Paese che non ha più nulla da offrire», dice Marina scuotendo la testa. Oggi, anche per lei, il futuro è qui. Fidenza, provincia di Parma o Italia, dove il rovinio di un Paese senza futuro è lasciato alle spalle.

 

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  • mirko

    12 Aprile @ 11.03

    ''....dove il rovinio di un Paese senza futuro è lasciato alle spalle.'' ne siamo sicuri??

    Rispondi

  • Maganuco

    11 Aprile @ 21.49

    che fortuna sfacciata che abbiamo....

    Rispondi

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