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Tagli alle Province, continua la discussione in Emilia. C'è chi propone una "Provincia del Gusto"

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I tagli alle Province in Italia continuano a far discutere. Ieri il governo ha stabilito i requisiti minimi per mantenere in vita una Provincia. La riorganizzazione riguarda anche Parma, che non viene abolita e potrebbe accorparsi ad aree vicine. Lo stesso potrebbe avvenire con Ravenna, Rimini e Forlì-Cesena: potrebbero dare vita a una Provincia romagnola unica. 
Le province vicine a Parma cosa dovrebbero fare? Dal mondo della politica sono arrivati oggi diversi commenti: Sonia Masini (presidente della Provincia di Reggio Emilia, Pd) propone un ente locale grande da Piacenza a Modena. Il modenese Andrea Leoni (Pdl) ribatte che Modena-Reggio è uno "sbocco naturale" ma non bisogna creare "nuove regioni in miniatura". La parlamentare piacentina Paola De Micheli (Pd) propone una maxi-provincia a tre - Piacenza, Parma e Reggio - che sarebbe una "Provincia del Gusto".

IDEE DA REGGIO EMILIA: "NO AI DUCATI, SI FACCIA UNA PROVINCIA PIU' GRANDE". Sì all’accorpamento delle Province, purché non lasci un’Italia «frammentata». Lo dice la presidente della Provincia di Reggio Emilia, Sonia Masini, che chiede al governo di tornare sui suoi passi per dare vita - in Emilia - ad un’unica provincia che comprenda Modena, Reggio Emilia, Parma e Piacenza. «Sopprimendo la Provincia di Reggio Emilia - osserva la Masini - è evidente che si può pensare ad una unificazione con la sola Modena, visto che Parma rimarrebbe e potrebbe unificarsi a sua volta con Piacenza. In questo modo si guarderebbe indietro, ai ducati. Invece si deve guardare avanti, all’Europa e al mondo intero. Per questo spero che ci sarà una modifica del provvedimento».

IDEE DA PIACENZA: TRE CITTA' PER LA "PROVINCIA DEL GUSTO", NO AL CAMBIO DI REGIONE. «Pur ribadendo la contrarietà agli accorpamenti, non possiamo ignorare le scelte del Governo. Per questo se sposassimo l’idea di istituire una grande "Provincia del Gusto" con Parma e Reggio Emilia, fondata sulle rispettive eccellenze nella filiera agoalimentare, potremmo lanciare una sfida alla Regione Emilia- Romagna perchè Piacenza abbia un ruolo di primo piano». E' questa la proposta della parlamentare piacentina Paola De Micheli (Pd) dopo le resistenze all’accorpamento espresse dalla Provincia di Piacenza. «Le nuove Province sono destinate - fa notare la De Micheli -, sulla base dell’articolo 23 del Decreto SalvaItalia, a diventare enti di secondo grado (con assemblee elette dai Consigli comunali) e tre deleghe assegnate (Ambiente, Viabilità e strade ed Edilizia scolastica). Anche alla luce di questo scenario e della pesante sforbiciata di Province subita dalla Lombardia - osserva - la proposta di referendum per il cambio di Regione appare assolutamente stucchevole e sbagliata».
«Piuttosto da Piacenza - propone la parlamentare - si porti una richiesta unitaria al presidente Vasco Errani, chiamato entro il 2012 a ridisegnare i confini amministrativi, perchè al nostro territorio sia affidata una delega forte tra quelle destinate ai nuovi enti: ritengo che si potrebbe aprire un ragionamento sulla gestione delle politiche ambientali, dei rifiuti e di tutto ciò che ne consegue, che potrebbe generare importanti opportunità di sviluppo imprenditoriale e potrebbe spettarci più di altre, in virtù dell’ottimo lavoro svolto dai nostri amministratori».

IDEE DA MODENA: "L'UNIONE CON REGGIO EMILIA E' UNO SBOCCO NATURALE". «La provincia di Modena si è salvata dal sacrosanto piano di razionalizzazione» e si potrebbe «tirare un sospiro di sollievo, ma guardiamo avanti con lungimiranza e cogliamo la palla al balzo per fare un’unica provincia insieme a Reggio Emilia». Il consigliere regionale Andrea Leoni (Pdl) ricorda che i "cugini reggiani" dovrebbero invece vedersi accorpata la Provincia, secondo il decreto della Spending Review approvato dal Governo. «La Provincia di Modena e Reggio Emilia sarebbe uno sbocco naturale - sottolinea - che potrebbe favorire entrambi territori che hanno contiguità storiche, culturali ed economiche».
Per Leoni, invece, «non bisogna creare delle nuove regioni in miniatura» come avverrebbe se si fondessero quattro province emiliane (anche Parma, che pure si è salvata, e Piacenza che è da accorpare). «La fusione tra Modena e Reggio Emilia sposa perfettamente il disegno di razionalizzazione con le competenze assegnate a questi enti», ribadisce, ricordando di aver già lanciato la proposta, "assolutamente accompagnata" a «una ridefinizione e snellimento della macchina amministrativa e burocratica dello Stato. Un risultato che porterebbe benefici in termini di funzionalità e soprattutto alle tasche dei cittadini. Le sfide del futuro ci dicono che dobbiamo mettere da parte anacronistiche rivalità territoriali se vogliamo mantenere un livello adeguato di competitività. Nel Paese del campanili per eccellenza la nuova Provincia di Modena e Reggio Emilia sarebbe già un bel passo in avanti».

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  • cristina

    22 Luglio @ 17.35

    La sig. ra De Micheli ,secondo me, dovrebbe cambiare lavoro con tutti i problemi di debito questa vuole fare la PROVINCIA DA OPERETTA. SIGNORA QUI SI FANNO SOLO LE COSE NECESSARIE E' FINITO IL TEMPO DEGLI SPRECHI (forse è sprecato anche il suo stipendio..... ) VISTO CHE IO SONO DISOCCUPATA!!!!! INTIENDE??????

    Rispondi

  • marco

    22 Luglio @ 15.02

    secondo me le province andavano tenute ed eliminate piuttosto le regioni, che sono molto più costose, complicanti, distanzi dai cittadini quanto la capitale, e antistoriche. Più o meno si finirà con la ricostituzione degli assetti ante Unità d'Italia, tipo Bologna nello Stato Pontifico, poi il Ducato di Modena, Carpi, Reggio e Mirandola, quello di Parma, Fidenza, Piacenza ecc. ecc. E passi anche questo, ma allora cosa si tengono le regioni a fare, che cadauna hanno un personale pari a una Divisione dell'Esercito?

    Rispondi

  • Franco

    22 Luglio @ 14.27

    Sopprimere tutte le Province era una soluzione troppo semplice???

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  • ettore

    22 Luglio @ 13.17

    Giuseppe Micheli, uno dei padri della nostra Costituzione, aveva visto giusto già oltre mezzo secolo fa, l'Emilia-Romagna è stata una forzatura politica dunque la Romagna giustamente seguirà la sua strada mentre la regione Emilia Lunense (o se preferite, l'unione delle Provincie emiliano-lunensi) è una regione naturale che potrebbe comprendere le province di Parma, Reggio , Piacenza, La Spezia e Massa-Carrara. Un unione di province di un territorio cerniera tra nord e sud, est e ovest.

    Rispondi

  • Marco

    22 Luglio @ 13.14

    Premesso che non ho letto il provvedimento, ma mi aveva interessato un certo dibattito che l'ha preceduto: le provincie vedevano ridotto sì il numero, ma soprattutto le competenze. E in effetti credo che gli sprechi vengano dai troppi organisimi politico-amministrativi che si occupano delle stesse cose (scuole, servizi sociali, pari opportunità, lavoro e politiche occupazionali, turismo). Ci sono un bel po'di competenze dove il livello regioni-comuni è più che sufficiente e ci sarebbe da tagliare un bel po'di dirigenti che ingrassano senza essere utili alla collettività. E ci sarebbero tanti piccoli comuni da accorpare. I comuni sotto i 4000 abitanti dovrebbero essere vietati.

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