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La prima radio libera d'Italia rivive alla Fiera del Borgo

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Gianluigi Negri
Nell’ambito di «A riva la machina» verrà allestito lo stand «A riva la radio» con foto e pezzi storici, in collaborazione con Radio Parma. Proprio con Radio Parma,  domenica, si terranno diversi collegamenti, in diretta, tra gli studi centrali e la postazione «anni ‘70» allestita nel quartiere «La Bionda».
Era il 1° gennaio 1975. Un piccolo gruppo di «temerari», proprio in quel giorno di Capodanno, dopo le ore piccole e i festeggiamenti della sera precedente, si apprestava a scrivere la storia senza saperlo. Una storia ininterrotta, che prosegue da 37 anni: quella della prima radio «libera» italiana. In due parole: Radio Parma. Erano gli anni «ruggenti», quelli dei pionieri della radiofonia privata e quelli nei quali i palinsesti si riempivano di contenuti, lontani dall’omologazione o dalla standardizzazione di oggi.
Fondata dall’imprenditore Virginio Menozzi e diretta dal compianto Carlo Drapkind, fin dall’inizio Radio Parma si distinse per un termine che sarebbe diventato di uso comune soltanto nel millennio successivo: quote rosa. La prima voce a dare il via ufficiale alle trasmissioni fu quella di Anna Maria Bianchi: «Qui Radio Parma», esordì con il cuore in gola. E, da allora, la formula magica «in modulazione di frequenza» fu da lei pronunciata mille altre volte.
In quegli studi (che all’epoca si trovavano in via Felice Cavallotti) mossero i primi passi, tra dischi e notizie, giornalisti e speaker che avrebbero fatto strada. Tra loro, il direttore della «Gazzetta» Giuliano Molossi, che, dallo scorso 1° febbraio, è anche alla guida di Radio e Tv Parma. «Nel 1975 ero un ragazzo di vent’anni – ricorda – che studiava Giurisprudenza. Mi sono affacciato alla radio attraverso Drapkind. Già allora ero più interessato alle notizie che alla musica: mi ero inventato un programma nel quale, tra un disco e l’altro, sceglievo alcune notizie che mi avevano colpito e le commentavo in maniera scherzosa. Si chiamava ''Zoom'': un programma leggero e di intrattenimento».
 Con Anna Maria Bianchi, Claudia Magnani ed Elisabetta Zanlari, Molossi si alternava alla conduzione di «Mattutino musicale» e, la sera, dalle 22 in poi, di «Free Music 102». «Anche se mettevo i dischi – prosegue – non ero comunque un dj, ma ho mosso lì i miei primi passi da giornalista. Scrivevo le notizie per il giornale radio e le leggevo. Ogni giornale radio mi veniva pagato 2 mila lire. Ho anche assistito ai primi passi di Tv Parma. Anche lì facevo di tutto: leggevamo il tg, ma non avevamo le immagini; erano prove di telegiornale senza servizi filmati. Ho fatto persino l’operatore».
Tornando alla radio, Molossi ricorda con affetto il cronista sportivo Pino Colombi, da poco scomparso, e rievoca altri personaggi e situazioni: «Una mattina mi fece da regista Roby Bonardi (uno dei primissimi speaker, insieme a Luigi Stocchi e Luigi Furlotti, ndr): mi sentii molto onorato nell’averlo come tecnico. Poi c’era un giovane con una marcia in più: Mauro Coruzzi (che in seguito sarebbe diventato Platinette, ndr) era l’anima della radio. Noi facevamo da contorno. Ricordo quegli anni eroici con simpatia: la radio per me è stata una palestra».  Molossi collaborò con Radio Parma dal 1976 fino alla metà del 1979. Il 15 giugno 1979 si trasferì a Milano e iniziò la sua carriera a «Il Giornale» di Montanelli. Dodici anni, invece, è durato il rapporto di Coruzzi con Radio Parma: «Aprivo i programmi della giornata. Il mio maestro è stato Drapkind: mi ha insegnato il mestiere, spiegandomi come si raccoglievano le notizie».
 La sua «prima volta» in studio fu, però, da ospite: «La radio aveva appena aperto e Bonardi chiedeva ai giovani della città di presentarsi con le loro canzoni: andai, con la mia chitarra, e feci un’esibizione un po’ patetica, ma alla fine mi chiese di curare un programma di musica italiana». Chi non ha mai lasciato Radio Parma (nonostante una breve parentesi in Rai) è Claudia Magnani: «Ho debuttato nell’agosto 1976 con un giornale radio. Io e Betty Zanlari, inoltre, a quell’epoca curavamo il programma pomeridiano ''Giocate con noi'', che coinvolgeva i bambini delle elementari e delle medie ed andava in onda anche al sabato con Corrado Abbati».
Anche Francesco Monaco, caposervizio degli Spettacoli alla «Gazzetta», si «formò» in quegli studi. Oggi conduce «Stazione di Monaco», allora aveva un programma di musica rock: «Lo vivevo come un hobby più che un lavoro. E facevo anche il tecnico. Non posso non ricordare due amici scomparsi prematuramente come Felice da Parma e Pino Colombi». E galeotta fu, per lui, la radio: «Attraverso un programma di dediche conobbi quella che sarebbe diventata mia moglie».
Il più giovane di tutti a debuttare fu comunque il giornalista sportivo Gabriele Majo: «Avevo 11 anni. Andai in onda, ed ho ancora la cassetta, il 14 giugno 1975. Radio Parma si era già trasferita da via Cavallotti a via dei Farnese: ne scoprii l’esistenza leggendo la Gazzetta. Con un amico piombammo lì: c’era Drapkind che vide arrivare due bambini che lo volevano intervistare (all’epoca curavo il giornalino del mio quartiere) ed invece fu lui ad intervistare noi». 

 


 

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