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Neviano, nessuna insufficienza Il preside: "Rifate gli scrutini"

Neviano, nessuna insufficienza Il preside: "Rifate gli scrutini"
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Enrico Gotti

C’è una battaglia che dura da tempo nella scuola primaria: è quella dei voti. Da una parte i docenti che vorrebbero abolirli, convinti che la scuola non sia un tribunale, in cui certificare i fallimenti dei bambini, dall’altra i presidi che li considerano necessari. A volte questo scontro diventa concreto, come è successo in una scuola primaria dell’ASppennino parmense. 
A Neviano degli Arduini, il dirigente scolastico, Stefano Bianchi, dopo aver visto che non c’era neanche un alunno con un’insufficienza in nemmeno una materia, ha scritto alle maestre, invitandole a rifare gli scrutini. «Avendo ormai concluso la visione delle proposte di voto, constatando che nessuna votazione insufficiente è stata proposta, non posso concludere, per motivi puramente statistici e senza entrare in alcun caso singolo, che il nostro istituto vive in una condizione edenica, ove nulla di negativo esiste» scrive il preside. 
«Essendo questa una condizione irrealistica, non posso che concludere che irrealistiche sono le proposte di voto. Con ciò si è privato il sottoscritto di qualsiasi elemento realistico di valutazione sull’andamento della didattica, impedendogli di avere elementi di valutazione fondati sui quali approntare l’azione futura». 
«Le proposte di voto devono essere realistiche -  continua il dirigente nella lettera alle maestre - La mancata proposta di valutazioni negative può addirittura costituire mancanza ai propri doveri docimologici. Si invitano pertanto i docenti a rettificare le proposte di voto surrettiziamente elevate alla sufficienza, onde poter procedere a una valutazione benevola ma realistica». 
L’invito ha provocato la reazione dei colleghi delle maestre, contrari al voto numerico, per i quali la scuola deve essere un luogo di promozione personale, non una certificazione dei fallimenti e delle diseguaglianze familiari, sociali, personali. 
Molti docenti considerano i voti numerici una scelta politica e non una scelta pedagogica. Nella scuola primaria sono una novità recente: sono stati introdotti da alcuni anni dal ministro Mariastella Gelmini. 
Ma diversi insegnanti sarebbero pronti ad usarli volentieri, non in classe, ma per dare un sonoro voto negativo all’ex ministro.
 

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  • gianfranco ferrari

    24 Luglio @ 11.44

    I voti dati agli studenti sono un'autovalutazione del lavoro dell'insegnante e quando questi sono negativi l'insegnante faccia un serio esame di coscienzasulla sua capacità di far apprendere i discenti.

    Rispondi

  • Nicoletta

    21 Luglio @ 17.32

    Mia figlia va in una scuola dove non ci sono i voti, dove l'importante è "innamorarsi" di apprendere, dove tutto ciò si fa insieme ad altri bambini e nessuno resta indietro, si aiutano vicendevolmente e l'importante è dare il meglio di sé perché il proprio talento arricchisce tutti. Noi siamo cresciuti con i voti,con la convinzione che la competizione fosse l'unica legge possibile per sopravvivere in questa nostra comunità,e il risultato è sotto i nostri occhi: potere, soldi,sfoggio del superfluo, arroganza, violenza. Ma si potrebbe cominciare a discutere di un'educazione basata su criteri diversi, dove le emozioni e le relazioni affettive, non i voti,possano funzionare come catalizzatore delle capacità individuali. La scuola deve far crescere i sogni,le speranze,le utopie. I bei voti non devono essere solo per se stessi ma, se devi condividere, bisogna togliere il"numero" e l'idea che il mediocre 6 basti per andare avanti. La mediocrità annichilisce, appiattisce, rende tutti uguali.La fantasia e i sogni sottolineano le nostre risorse interne, senza è la nostra intera comunità a perdere l'occasione di rinnovarsi, di ripensarsi, cioè il nostro stesso segreto di vivere. W gli insegnanti che pensano con la loro testa

    Rispondi

  • alberto1948

    21 Luglio @ 12.57

    l'ex ministro gelmini si è recata per ottenere la laurea in quel di reggio calabria . un motivo ci sarà senz'altro ; forse perché di "manica più larga" degli altri atenei o perché meno esigenti, non credo perché meno cari . lei è stata quella che ha reintrodotto la valutazione dei bambini tramite i "voti" . valutazioni contrastanti in quanto si ritiene che siano altri i sistemi di giudizio quando si devono valutare degli studenti in quella fascia di età. secondo il mio parere sarebbe più importante valutare il comportamento globale di educazione e rispetto, nei cofronti degli adulti prima di tutto , poi rispetto verso i compagni ,soprattutto se disabili, infine insegnare loro che la priorità essenziale per poter essere sempre rispettati da tutti è l'onestà . non la furbizia, ma l'onestà. e questo non si ottiene certamente con un "voto" numerico.

    Rispondi

  • salvatore pizzo

    21 Luglio @ 09.26

    In merito alle recenti notizie relative alle perplessità espresse dirigente scolastico dell'Istituto Comprensivo di Neviano e Lesignano riguardanti la stranezza che nella scuola da egli diretta non vi fossero alunni insufficienti, la Gilda Unams pur comprendendo le riserve espresse nella comunicazione del dirigente inviata ai docenti, tiene a precisare che i problemi di valutazione sono facilmente risolvibili dal collegio dei docenti che in ogni singola scuola, su questa materia, ha il dovere di fissare dei criteri. Salvatore Pizzo, coordinatore provinciale della Gilda degli Insegnanti, dice: “Applicando la legge oltre al buon senso, tutto si risolverebbe nella normale dialettica tra professionisti, senza alimentare polveroni - e precisa - non a caso il collegio è il Parlamento della scuola presieduto di diritto dal dirigente scolastico”. Infatti, la Gilda ricorda che l'art. 4 comma 4 del Dpr 275/99, (Regolamento recante norme in materia di autonomia delle istituzioni scolastiche) recita testualmente: “Nell'esercizio dell'autonomia le istituzioni scolastiche (…) individuano inoltre le modalità e i criteri di valutazione degli alunni nel rispetto della normativa nazionale”. Inoltre, più volte il legislatore ha ripetuto che la valutazione finale di ogni singolo alunno è di competenza del consiglio di classe presieduto dal dirigente scolastico o da suo delegato, “con deliberazione assunta, ove necessario, a maggioranza”. Qualora il Dirigente non concordasse con la valutazione di un allievo, in quella sede ha tutti gli strumenti per esprimere le sue riserve, e se fosse messo in minoranza in sede di scrutini ha la facoltà, se non il dovere, di far verbalizzare tutto ciò che ritiene. Semplici modalità che presuppongono votazioni democratiche".

    Rispondi

  • bibi

    21 Luglio @ 08.48

    Sig. Franco, stiamo parlando di bambini della scuola elementare. Ha idea cosa significa per un bambino così piccolo la certificazione di insufficienza? Non crede che ai bambini debba essere dato il tempo per crescere, imparare, maturare? Oltretutto i bambini non hanno tutti lo stesso tempo di maturazione. Le femmine, ad esempio, nella prima infanzia sono più precoci dei maschietti. Lei ha ragione quando si parla di scuola superiore, ma non certo alle elementari. La reintroduzione del voto nella scuola primaria è stata una delle tante decisioni da incompetente del vecchio governo. Non vorrei che questa storia fosse proprio una diatriba politica e non pedagogica.

    Rispondi

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