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«La movida? Da salvare Per un centro vivo e sicuro»

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Lettera aperta in difesa della movida. A lanciare un appello sono oltre 120 baristi e ristoratori di via Farini e di piazza Garibaldi. Pubblichiamo qui di seguito ampi stralci del loro documento.
«Lasciatecelo dire: per fortuna che c'è la movida. Perché rende il centro più sicuro, tiene lontano lo spaccio e la prostituzione, fa sì che i nostri ragazzi non si spostino da una città all'altra per cercare divertimenti, e, non ultimo in questi tempi di crisi, garantisce posti di lavoro», così inizia il documento sottoscritto dagli esercenti dei locali pubblici. «Abbiamo deciso di far sentire la nostra voce e le  nostre ragioni, in questi giorni in cui si parla tanto di chiudere i locali della movida e si trattano i baristi come complici di chi fa rumore e disturba di notte. Ci rivolgiamo a tutti i cittadini di Parma, all'amministrazione comunale che tanto ha investito in iniziative per migliorare la qualità di vita della città e del centro storico. Invitiamo tutti a una rilflessione seria sulla "questione movida"».
Accuse ingiuste «Troppo spesso ci sentiamo attaccati, sotto accusa, come se chi protesta guardasse solo alla propria nicchia, senza allargare lo sguardo all'interesse generale. Che è quello di avere una città che vive, nel rispetto delle esigenze di chi vuole dormire, ma anche di chi vuole divertirsi».
Movida e sicurezza«Proviamo a immaginare cosa sarebbe il centro storico senza la movida. Sarebbe un centro silenzioso, certo, ma altrettanto deserto, vuoto. O meglio: sarebbe una zona di spaccio, di prostituzione, di malaffare, come del resto succede laddove i locali non ci sono: pensiamo a via Dalmazia, via Corso Corsi, via Palermo, solo per citare alcuni esempi. I bar, troppo spesso ingiustamente accusati, offrono non solo servizi di pubblica utilità, ormai indispensabili - pensate alle toilette, visto che i bagni pubblici praticamente non esistono più  -, ma sono diventati anche presidi per la sicurezza,
garanzia per i cittadini perbene che magari rientrano a tarda ora e si sentono tranquilli, se c'è la luce di un locale  vicino a casa.
La presenza di persone tiene lontano i malviventi, scongiura i furti negli appartamenti (quanti colpi ci sono nella zona della stazione e quanti in via Farini? Tantissimi nel primo caso, quasi nessuno nel secondo), tranquillizza le donne che girano da sole, perché qualsiasi cosa succeda, c'è qualcuno che può dare loro una mano».
Prima della movida «Chi ricorda cos'era via Farini prima della movida? Una strada trascurata e degradata, a due passi dalla Piazza. E cosa succedeva in via Nazario Sauro, in via Maestri? Zone di prostituzione, borghi nei quali c'era paura ad addentrarsi col buio».
Il centro di Reggio «Pensate a quello che è diventato il centro di Reggio: terra di conquista di spacciatori, dove i reggiani hanno timore ad addentrarsi di notte».
Più controlli «Vorremmo invitare quei residenti che protestano a scendere le scale dei loro palazzi e a verificare di persona cosa succede durante la settimana, davanti ai locali di via Farini: dal lunedì al giovedì,  bar e ristoranti aperti e gente che beve e chiacchiera, ma raramente musica e voci fino a notte tarda. E nel fine settimana? Ha ragione forse chi accusa la movida di rendere insopportabili le notti dei residenti? Nei weekend, lo riconosciamo, qualche volta la situazione è sfuggita al controllo, ma, nonostante tutto, crediamo che questo sia il male minore rispetto allo spauracchio di un centro storico degradato e delinquenziale. Anche i mali minori, però, richiedono risposte serie e efficaci. E noi, esercenti di locali pubblici, siamo i primi a chiedere più controlli per coloro che non rispettano le regole: basterebbero due persone in divisa che vanno avanti e indietro lungo le strade della movida per ridurre a miti consigli anche il cliente più rumoroso. Divise che, con la loro presenza, garantirebbero nel contempo baristi, clienti e residenti».
Sanzioni  «Siamo noi stessi i primi a chiedere sanzioni e multe  per coloro che, anche tra noi esercenti, escono dal seminato. La musica è troppo alta? Si serve da bere oltre l'orario di chiusura? Giusto allora punire i responsabili, cioè i baristi che non rispettano le regole e danneggiano tutta la categoria e i cittadini. Ma di certo non si può invocare la fine della movidà e la chiusura dei bar solo per colpa di quei rarissimi casi in cui l'esercente che non si è comportato come avrebbe dovuto! Noi dobbiamo rispettare le leggi e farle rispettare dentro ai nostri locali e nelle loro vicinanze. Ma non dobbiamo garantire l'ordine pubblico delle nostre strade, davvero non è compito nostro, anche se spesso interveniamo, quando vediamo gesti di maleducazione o di degrado. Ma torniamo al punto dei controlli: la vista delle divise basterebbe a ridurre assemblamenti, evitare ubriachi molesti e schiamazzi. Dateci finalmente questi controlli!».
Una città che vive «Infine, le opportunità di lavoro: solo nella zona di via Farini i bar sono circa 20 e offrono un centinaio di posti di lavoro a giovani e non più giovani. Di questi tempi non è roba da poco. Potrebbero, i residenti che protestano, garantire uno stipendio a questo persone? La città che noi vogliamo è un luogo vivo, accogliente, ricco di iniziative, capace non solo di attrarre turisti in occasione di grandi eventi, ma anche di tenere a sè i suoi "figli", ogni giorno dell'anno. Una città che sa interessare e divertire, che non costringe i giovani a cercare altrove quello che non riescono a trovare qui, magare affrontando pericolosi viaggi notturni in autostrada. Parma è una  città universitaria, che vive  dei suoi studenti. E' la città delle grandi mostre, di Settembre italiano, di fiere importanti, in primis quella di Cibus: come si può immaginare che persone, giunte a Parma per cultura o affari, approdino in un centro storico che abbassa le saracinesche alle otto di sera? Che immagine offrirebbe di sè questa città? Come si può pensare di abitare in un centro storico vivo e pretendere il silenzio della campagna?».
Salviamo la movida «Allora, lo ripetiamo, non lasciamo che la movida sia soffocata dalle proteste. E salviamo la vita del centro».


 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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  • gianfranco ferrari

    27 Marzo @ 10.27

    In uno stato l'osservanza delle leggi serve per regolare i comportamenti dei cittadini affinchè siano corretti, giusti e rispettosi nei confronti degli altri e dellostato stesso. Si comprende lo sfogo dell'esercente ma guai anteporre l'interesse economico al rispetto delle leggi che in ogni modo deve essere attuato in tutto il territorio. Compito delle forze dell'ordine è quello di vigilare e sanzionare chi non li rispetta.

    Rispondi

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